Esteri

L'intervista

Il presidente dell’Armenia: "Noi vittime collaterali del conflitto in Ucraina. Nel Nagorno-Karabakh l'Azerbaijan vuole la pulizia etnica”

Vahagn Khachaturyan
Vahagn Khachaturyan 
Parla il presidente Vahagn Khachaturyan: "I peacekeepers russi dovrebbero proteggerci, ma Baku approfitta delle difficoltà russe". E rompe il tabù dei rapporti con la Turchia, che pure non ha ancora riconosciuto il genocidio armeno: "Dobbiamo costruire un equilibrio di pace nella regione, per i nostri figli". Sulla Cina: "Sull'Ucraina può mediare, il suo è un documento da cui partire"
7 minuti di lettura

L’Azerbaijan controlla gran parte del Nagorno-Karabakh e alcuni territori dell’Armenia, che ha conquistato militarmente negli ultimi due anni e mezzo. Oggi il governo azero sta alzando i toni, rivendicando addirittura parte dell’Armenia, tra cui la capitale Erevan, come propria. Quanto siamo vicino ad una guerra di aggressione contro di voi?
"La guerra può scoppiare in ogni momento e i toni che l’Azerbaijan sta utilizzando sono molto preoccupanti. Già il 12 e 13 settembre 2022 i loro soldati hanno attaccato l’Armenia, prendendo il controllo di diversi nostri territori che ora controllano. Se osserviamo la situazione vediamo che siamo già in guerra. Ci siamo sempre stati negli ultimi 30 anni, quando iniziò il primo conflitto del Nagorno-Karabakh. Trent’anni fa la situazione era la stessa di oggi, ieri come ora era in gioco la sopravvivenza degli armeni. Non ci sarebbe stata la guerra se non ci fossero stati i massacri di Sumgait nel 1988 e di Baku nel 1990, che non erano spontanei ma organizzati dalle autorità azere. Il risultato è stato che né a Sumgait né a Baku vive oggi più alcun armeno. Oggi la politica dell’Azerbaijan è la stessa. Vuole svuotare il Nagorno-Karabakh degli armeni. Il loro governo ha detto chiaramente che per loro la questione del Nagorno-Karabakh non esiste più perché è stata risolta nella guerra dei 44 giorni del 2020, nonostante in quella regione vivano oggi ancora 120mila nostri connazionali. Baku sostiene che loro devono vivere sotto la legge azera oppure se ne devono andare. Sanno benissimo che nessun armeno vorrebbe mai vivere sotto le sue leggi, senza diritti umani, democrazia e in costante pericolo. Nonostante la nostra disponibilità a stipulare un trattato di pace e a riconoscere la sua sovranità territoriale l’Azerbaijan continua ad avere un atteggiamento aggressivo. Il 12 dicembre 2022 ha inviato un manipolo di finti attivisti per il clima a bloccare il corridoio di Lachin, che è l’unico collegamento tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh. 120mila nostri compatrioti sono rimasti bloccati al suo interno in una situazione umanitaria disastrosa, con scarsità di cibo, medicinali, elettricità e gas. Lo sta facendo apposta per metterli in una situazione insostenibile e porli di fronte ad una scelta: vivere come ora o vivere sotto le leggi azere? Entrambe queste possibilità sono insostenibili e ai nostri connazionali non resterebbe che andarsene. Così gli azeri stanno realizzando il loro sogno di svuotare Nagorno-Karabakh della presenza armena. È una pulizia etnica". 

Come reagireste in caso l’Azerbaijan vi attaccasse?
"I peacekeepers russi che pattugliano le zone di confine tra l’Armenia e l’Azerbaijan hanno il compito di prevenire l’attacco. Si sono presi questo impegno nel 2020 e sono i garanti della viabilità lungo il corridoio di Lachin e della sicurezza dei nostri compatrioti del Nagorno-Karabakh".

I peacekeepers russi non sgomberano un manipolo di finti attivisti climatici nel corridoio di Lachin. Pensa davvero che con la guerra ucraina in corso Putin manderebbe i suoi soldati a combattere in Armenia contro un suo alleato strategico quale è l’Azerbaijan?
"I peacekeepers provano a risolvere la situazione, ma la Russia vive oggi una situazione difficile per via del conflitto in Ucraina. L’Azerbaijan se ne rende conto e per questo se ne approfitta. Non è un caso che abbia deciso di bloccare il corridoio di Lachin proprio in questo periodo. Dal 24 febbraio 2022 il ruolo di Baku è cresciuto di importanza, soprattutto in relazione all’Europa che per compensare la mancanza di idrocarburi che non compra più dalla Russia sta aumentando notevolmente le proprie importazioni dall’Azerbaijan. In questa posizione Baku pensa di potere fare ciò che vuole e che tutto gli venga perdonato. Noi abbiamo una domanda per l’Unione Europea: volete proteggere una democrazia come l’Armenia o sostenere un Paese non democratico come l’Azerbaijan? Mi rendo conto che il pragmatismo viene a volte considerato più importante dei valori ma è possibile che venga perdonato tutto all’Azerbaijan, incluse le violazioni della legge internazionale e dei diritti umani?".

Diversi report indicano che nel 2022 la Russia ha aumentato notevolmente le proprie esportazioni di gas verso l’Azerbaijan. Non le sembra che per Mosca l’alleanza con l’Azerbaijan sia diventata strategicamente ben più importante di quella con l’Armenia?
"Se guardiamo all’esportazione della mole di gas azero ci rendiamo conto che la quantità di ciò che esporta è maggiore di quella che produce e che serve per il suo fabbisogno interno. Da dove viene dunque il resto del gas? Dalla Russia? L’Armenia è legata alla Russia da un accordo di mutua sicurezza. Tuttavia, quando il 12 settembre 2022 siamo stati aggrediti dall’Azerbaijan e Mosca sarebbe dovuta intervenire in nostra difesa non lo ha fatto. Non ha nemmeno condannato l’Azerabijan né gli ha chiesto di lasciare i nostri territori che aveva conquistato. Questo permette all’Azerbaijan di alzare i toni e di rivendicare il controllo non solo del Nagorno-Karabakh ma anche dell’Armenia, addirittura rivendicando che Erevan sia una città azera. Ma allora cosa serve avere un’alleanza militare con la Russia?".

Alla luce della posizione di forza dell’Azerbaijan sareste pronti a fare delle concessioni territoriali per evitare un’escalation bellica?
"Innanzitutto, va chiarito che non stiamo aspettando l’aggressione con le mani in mano. Abbiamo aumentato le spese militari e l’acquisto di armamenti per difenderci. Non accetteremo privazioni del nostro territorio nazionale, ma anzi vogliamo indietro quelle parti che sono occupate dall’Azerbaijan. Gli accordi di pace del 2020 prevedevano che l’Armenia concedesse all’Azerbaijan di fare circolare le proprie merci e i proprie uomini lungo una strada che parte da Baku, attraversa il nostro Paese e arriva fino alla Turchia, passando per la regione del Nakhchivan. Oggi però Baku ha alzato il tiro e rivendica non solo una strada, ma addirittura un intero corridoio che tagli in due l’Armenia e nel quale vigano le sue leggi. Non è ammissibile che in territorio armeno non venga applicata la giurisdizione armena e che la circolazione su di esso non sia soggetta ai nostri controlli doganali. Sul territorio armeno devono essere rispettate le leggi armene. Sarebbe meglio arrivare ad una soluzione di lungo periodo che in futuro preveda l’apertura dei confini tra i Paesi di questa regione e permetta ai cittadini di muoversi senza ostacoli. È anche in quest’ottica che stiamo prendendo in considerazione di fare passi verso la normalizzazione dei nostri rapporti con la Turchia. La nostra proposta è di arrivare a una apertura dei confini così da permettere i movimenti tra i due Paesi". 

Siete disposti a normalizzare le vostre relazioni con la Turchia anche se Ankara continua e non riconoscere il genocidio degli armeni?
"Si tratta di due questioni separate, noi non abbiamo messo delle precondizioni. Vogliamo avere rapporti di buon vicinato con i nostri vicini, per questo il nostro governo ha preso la strada della normalizzazione dei rapporti con la Turchia. Sono lieto che, dopo tanti anni, abbiamo ripreso i negoziati con Ankara. Dobbiamo ambire ad un equilibrio regionale che sia di pace, non di guerra. Dobbiamo guardare al mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli". 

Putin e Xi Jinping si sono incontrati per provare a disegnare un nuovo ordine internazionale che risponda ai loro interessi condivisi dopo il disastro della guerra in Ucraina. Cosa può cambiare per l’Armenia?
"Noi armeni siamo i primi a volere la fine al conflitto in Ucraina che sta permettendo al nostro vicino di utilizzare questa situazione ai danni del nostro Paese e dei nostri cittadini. Oggi purtroppo sembra essere entrato in un vicolo cieco in cui non si vedono soluzioni. In questo contesto dobbiamo trovare dei mediatori che abbiano la fiducia di tutte le parti. Un mediatore potrebbe essere la Cina. Ciò che propone non è accettato da tutti, ma almeno è documento da cui partire per provare ad arrivare a un negoziato. L’Italia potrebbe avere un ruolo importante sullo scacchiere internazionale, anche per fermare l’aggressività dell’Azerbaijan perché ha legami economici molto stretti con Baku. L’Armenia non ha gas, ma ha delle persone che vivono sul suo territorio che vogliono vivere e sopravvivere. Durante tutta la nostra storia abbiamo combattuto per la libertà, per la sovranità e per avere uno Stato che tante volte abbiamo perso. Vogliamo realizzare tutto questo attraverso la democrazia, che è espressione del nostro credo, il cristianesimo, che significa libertà e democrazia".

 

La risposta dell'Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaijan nella Repubblica Italiana Rashad Aslanov

 

 

Spett.le Direttore, 

scrivo la presente, di cui chiedo gentile pubblicazione, in risposta all'intervista del presidente dell'Armenia, in cui si muovono accuse infondate contro l'Azerbaijan.

Prima di tutto, vorrei sottolineare ancora una volta che nel territorio sovrano dell'Azerbaijan esiste la zona economica del Karabakh, secondo la legislazione dell'Azerbaijan.

Nel 1988, l’Armenia ha avviato nuove rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaijan, questa volta per la regione del Karabakh. Dopo la dissoluzione dell’Urss, l’Armenia, che pretende oggi l’appellativo di “stato democratico“,  ha avviato un’aggressione militare e ha occupato il 20% dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaijan.

Importante anche sottolineare che ci sono numerosi documenti internazionali, incluse quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che riconoscono la regione del Karabakh come parte integrante dell’Azerbaijan, confermano la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaijan e richiedono all’Armenia di ritirare le sue forze armate dai territori occupati e il ritorno di tutti i rifugiati e profughi azerbaigiani nelle proprie terre, tutti ignorati da parte dell’Armenia. 

L’Azerbaijan, nonostante l’occupazione dei suoi territori, ha cercato di risolvere pacificamente il conflitto, impegnandosi nei negoziati, nel quadro dell’Osce. I negoziati, svolti per circa 30 anni, non hanno portato nessun risultato, poiché l’Armenia, in questi anni, ha sempre cercato di sabotarli, al fine di prolungare il processo e perpetuare lo status quo. A partire dal 27 settembre 2020, le forze armate dell’Armenia hanno preso di mira obiettivi umani e infrastrutturali civili dell’Azerbaijan, causando la morte di 101 civili azerbaigiani, inclusi 12 bambini, e il ferimento in totale di 423. L'Azerbaijan ha attuato misure di controffensiva, nel quadro del diritto all'autodifesa, sulla base dell’articolo 51 della Carta dell’Onu, nel suo territorio sovrano, per porre fine all’occupazione, implementando le citate risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

L’Armenia, mossa dall’odio anti-Azerbaijan profondamente radicato e nel tentativo di rimuovere qualsiasi traccia di etnia azerbaigiana e presenza storica nei territori occupati, ha commesso un genocidio culturale senza precedenti, rivolto a tutto il patrimonio culturale e religioso dell’Azerbaijan.

Per quanto riguarda l'opinione xenofoba del presidente dell'Armenia, secondo cui nessun armeno vuole vivere sotto le leggi dell'Azerbaijan, vorrei dire che l'Azerbaijan è un paese multiconfessionale e multietnico. La nostra Costituzione protegge i diritti delle minoranze in Azerbaijan. Chiunque conosca la situazione attuale in Azerbaijan può confermare che l'Azerbaijan è un paese con un alto livello di tolleranza religiosa ed etnica, dove i rappresentanti di diversi gruppi etnici e confessionali vivono in pace e dignità. Siamo certi che la vita degli armeni che vivono nella regione del Karabakh in Azerbaijan sarà di molto migliore che durante l'occupazione. 

Sì, l'Azerbaijan esporta petrolio, gas naturale ed elettricità verso i mercati internazionali, compresi i mercati europei. Tra l'altro l'Azerbaijan esporta solo la metà della sua produzione di gas naturale e ha risorse di gas sufficienti da esportare per più di 100 anni. E non è un caso che la Commissione Europea definisca l'Azerbaijan un partner affidabile. Perché l’Azerbaijan lo è sempre stato. Cosa esporta l'Armenia nel mondo, Europa compresa? - False notizie. Oggi con una nuova narrazione: la strada Lachin è “bloccata” e l’Azerbaijan si sta preparando a commettere una “pulizia etnica” degli armeni che vivono in Karabakh. 

Fino ad oggi, nella realtà, sulla strada Lachin, che è una parte del territorio sovrano dell'Azerbaijan, si registra il passaggio senza nessun impedimento, a partire da dicembre, di più di 6.000 veicoli di diverso tipo, mentre neanche un’automobile ha transitato sul corridoio di Zangazur, dai distretti occidentali dell’Azerbaijan fino alla regione di Nakhchivan, parte integrante del paese.

La stessa strada Lachin, è stata utilizzata per scopi militari, compreso il trasporto di munizioni, mine e rotazione del personale militare dall’Armenia. L’Armenia non adempie ai propri obblighi: 10 mila militari dell’esercito armeno non sono ancora stati ritirati dal territorio dell’Azerbaijan, continua l’inquinamento dei nostri territori con mine prodotte in Armenia nel 2021 e inoltre otto villaggi dell’Azerbaijan sono ancora sotto occupazione. 

L’Armenia stessa durante l’occupazione ha realizzato una pulizia etnica contro tutti gli azerbaigiani - più di 750 mila - nei territori occupati e invece più di 250 mila dall’Armenia attuale, ed ha compiuto crimini di guerra e un genocidio contro i civili azerbaigiani nella città di Khojali. Di conseguenza, l’Azerbaijan ha più di un milione di rifugiati e profughi, che sono stati privati fino ad oggi di tutti i diritti fondamentali, incluso quello di tornare nelle loro terre natali. Inoltre, durante la prima guerra del Karabakh, 3900 cittadini azerbaigiani sono scomparsi e l’Armenia rifiuta di dare qualsiasi informazione sul loro destino. 

Per stabilire la pace nella regione, la leadership armena dovrebbe astenersi dalla retorica bellicosa, rispettare l'integrità territoriale dell'Azerbaijan e non interferire nei suoi affari interni.

Colgo questa opportunità per ribadire che il mio paese rimane sempre impegnato per la pace, la stabilità e lo sviluppo regionale.

Ringraziando per l’attenzione, invio i miei più cordiali saluti. 

Rashad Aslanov

Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaijan nella Repubblica Italiana