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Nel Nagorno-Karabakh assediato dall’Azerbaijan: “Invaderanno l’Armenia e Mosca non si oppone"

Mezzi e trincee armene a Shurnukh
Foto Anna-Theresa Bachmann 
Viaggio nella regione contesa tra Baku e Erevan, già teatro di conflitto nel 2020. Ora si rischia una nuova guerra, conseguenza diretta di quella in Ucraina
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EREVAN - L'ufficiale russo che chiede i documenti al check point all'ingresso del villaggio ha un kalashnikov appeso alla spalla e il volto celato da un passamontagna. Intorno a lui tutto è avvolto da una fitta nebbia, che lascia a malapena intravedere ciò che lo circonda: qualche metro più indietro si scorgono i movimenti di altri soldati, sempre russi, e un mezzo militare corazzato; sul lato destro della strada inizia una discesa che termina in una radura con una decina di case diroccate. Su di esse sventola una bandiera dell'Azerbaijan azzurra, rossa e verde, con sopra la mezzaluna.

Un tempo abitate da cittadini armeni, queste case sono state occupate nel 2021 dai soldati azeri che dopo avere cacciato gli abitanti le hanno trasformate in posizioni militari. Oggi una ventina di soldati di Baku è ancora lì. Gli armeni cacciati hanno risalito la discesa, e, superato il check point russo, hanno trovato rifugio nella parte alta del vi…

EREVAN - L'ufficiale russo che chiede i documenti al check point all'ingresso del villaggio ha un kalashnikov appeso alla spalla e il volto celato da un passamontagna. Intorno a lui tutto è avvolto da una fitta nebbia, che lascia a malapena intravedere ciò che lo circonda: qualche metro più indietro si scorgono i movimenti di altri soldati, sempre russi, e un mezzo militare corazzato; sul lato destro della strada inizia una discesa che termina in una radura con una decina di case diroccate. Su di esse sventola una bandiera dell'Azerbaijan azzurra, rossa e verde, con sopra la mezzaluna.

Un tempo abitate da cittadini armeni, queste case sono state occupate nel 2021 dai soldati azeri che dopo avere cacciato gli abitanti le hanno trasformate in posizioni militari. Oggi una ventina di soldati di Baku è ancora lì. Gli armeni cacciati hanno risalito la discesa, e, superato il check point russo, hanno trovato rifugio nella parte alta del villaggio sull'altro lato della strada, rimasta sotto il controllo dell'esercito di Yerevan. Qui i soldati armeni hanno scavato delle fortificazioni nella roccia sulle quali campeggia una grossa croce che guarda in basso, verso il nemico. Nel mezzo i soldati russi dividono le sue parti. Tutt'intorno le alte vette delle montagne sono avvolte nella nebbia.

Siamo a Shurnukh, villaggio di poche anime non lontano dallo stretto di Lachin, lungo il confine tra Armenia e Azerbaijan rivendicato da entrambe le parti. Qui, come lungo tutta la linea di contatto tra i due Paesi, siamo a un passo dalla guerra. Quasi ogni giorno ci sono scontri armati, con morti e feriti. "La tensione non è mai stata così alta", racconta un'alta fonte governativa armena, "ci aspettiamo che l'Azerbaijan ci attacchi da un momento all'altro".

La crisi tra i due Paesi va avanti da più di trent'anni ma è degenerata nel 2020 quando l'esercito azero ha aggredito il Nagorno-Karabakh, regione contesa che secondo la legge internazionale appartiene all'Azerbaijan ma che allora era abitata esclusivamente da armeni e controllata da Erevan. Avanzando senza sosta l'esercito di Baku, con il sostegno militare della Turchia, ha costretto l'Armenia a firmare una pace punitiva che ha sancito il passaggio di gran parte del Karabakh sotto il controllo azero e la fuga di massa della popolazione. Le uniche parti rimasta in mano armena sono la città di Stepanakert e i suoi dintorni, ormai un'enclave dove sono restati a vivere 120mila armeni in una situazione umanitaria molto difficile. Circondati dal nemico, possono raggiungere gli altri territori armeni da una sola via circondata dalle forze azere: il corridoio di Lachin che, secondo quanto stabilito dagli accordi di pace, è controllato da 2000 soldati russi chiamati a garantire la circolazione di uomini e merci e la protezione degli armeni rimasti in Karabakh.

Negli ultimi due anni e mezzo, però, la situazione è peggiorata drasticamente: forte della fragilità di Erevan - distrutta militarmente dalla guerra e vittima di lotte politiche interne - e della debolezza della Russia impantanata nella guerra in Ucraina, l'Azerbaijan ha iniziato a rivendicare il controllo non solo di tutto il Karabakh ma anche di gran parte dell'Armenia, inclusa la capitale. Pur non avanzando nel Karabakh a maggio 2021 e a settembre 2022 ha attaccato l'Armenia, conquistando territori in tre sue altre regioni di confine.

Mosca non è intervenuta né ha condannato gli attacchi, nonostante fosse chiamata a farlo dagli accordi. Isolata da mezzo mondo, non si può permettere di perdere l'alleanza con l'Azerbaijan verso il quale, secondo molti report, sta massicciamente incrementando l'esportazione di idrocarburi per provare ad aggirare le sanzioni. L'apice della tensione è stato raggiunto a dicembre 2022, quando un gruppo di finti attivisti per il clima azeri controllati dal governo ha occupato lo stretto di Lachin, bloccando la circolazione e isolando completamente gli armeni del Karabakh. Anche in questo caso i russi non stanno intervenendo. 120mila persone sono quindi bloccate a Stepanakert con scarsità di cibo, medicinali, gas e benzina.

Marut Vanyan è un giornalista quarantenne di Stepanakert. Ci telefona di notte, in un momento in cui ha elettricità. "Ogni tre ore viene staccata perché non ce ne è abbastanza - racconta - dall'Armenia non arrivano più i generatori: qui tutto è buio e deserto, le uniche luci provengono dai territori controllati dagli azeri". Nel suo quartiere, racconta, c'erano sette alimentari. Oggi hanno chiuso e i pochi altri rimasti aperti sono semivuoti, come lo sono le farmacie. Gli unici prodotti disponibili vengono occasionalmente portati dai russi e dalla Croce Rossa Internazionale ma terminano subito, i prezzi sono schizzati alle stelle e la disoccupazione è dilagante.
"Siamo psicologicamente distrutti", conclude Vanyan. "Ci sentiamo animali in un laboratorio a cui gli azeri stanno testando il tempo che possono resistere. Ci sentiamo umiliati. Pensiamo al nostro futuro e ci chiediamo: per quanto tempo andrà avanti? Vivere così è impossibile".

Qualora l'Azerbaijan attaccasse e conquistasse anche Stepanakert tutta la sua attuale popolazione fuggirebbe, svuotando così definitivamente il Karabakh di ogni presenza armena. Molti temono che sia ormai solo questione di tempo.

Baku è infatti in una posizione di forza straordinaria. Troppo importante per Mosca perché difenda realmente gli armeni, l'Azerbaijan sta anche diventando uno dei principali rifornitori di idrocarburi dell'Unione europea e dell'Italia che dal 24 febbraio 2022 non possono più comprare dalla Russia. Da questa posizione di forza il governo azero sogna di conquistare impunemente gran parte dell'Armenia per aprirsi un corridoio che la colleghi verso Sud, fino alla Turchia, suo alleato. I toni che usa sono sempre più bellicisti e nelle ultime ore è stato registrato un ammassamento di mezzi militari azeri lungo le linee di contatto. L'invasione potrebbe partire in ogni istante. Dal villaggio di Jermuk, non lontano dal confine, si vedono chiaramente le posizioni militari azere sui monti armeni circostanti che hanno occupato. Da lì, lo scorso settembre, hanno bombardato un villaggio costringendo gran parte della popolazione alla fuga. Lo stesso è successo a diversi altri centri urbani lungo la linea di contatto, in parte ormai ridotti in macerie.

Shurnukh non è stata bombardata ma anche qui per le strade non si incontra quasi nessuno. Gli azeri sono troppo vicini, molti abitanti hanno deciso di andarsene. Nonostante Lachin sia a pochi chilometri per arrivarci ci vogliono ore. La strada più breve, che costeggia il confine, è stata occupata dagli azeri. Anche su quella più lunga, che passa attraverso le montagne, si vedono sventolare le bandiere azere sulla destra. Sulla sinistra pattugliano i soldati armeni. In mezzo sfreccia ogni tanto qualche mezzo militare dei russi, chiamati a garantire una tregua sempre più fragile.