Marinka, la Cartagine ucraina che non esiste più
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraKURACHOVE - Arriva un gran puzzo di bruciato, di fumo vecchio e nuovo, ondate mescolate alla nebbia. È questo l’odore di Marinka, che era una città, ed è solo polvere. Si respira quindi un’aria cattiva, come quando ci si affaccia su una tomba riaperta, persino i soldati che presidiano Gheorghivka ne parlano poco e se chiedi smettono di scherzare e sospirano un po’. “Abitanti: zero”. Spiegano pazienti che lì non si entra per due motivi. Il primo è che si sta combattendo, il secondo è che non c’è più niente da vedere.
Si combatte tra alcuni pezzi di muro ancora in piedi, da una parte i paracadutisti ucraini della 72esima, contro la fanteria motorizzata russa. Marinka è (era) una città satellite di Donetsk, fortezza orgogliosa dei separatisti filorussi, ed è tuttora campo di battaglia tra rovine di un grigio/nero uniforme, ogni altro colore cancellato dai tiri …
KURACHOVE - Arriva un gran puzzo di bruciato, di fumo vecchio e nuovo, ondate mescolate alla nebbia. È questo l’odore di Marinka, che era una città, ed è solo polvere. Si respira quindi un’aria cattiva, come quando ci si affaccia su una tomba riaperta, persino i soldati che presidiano Gheorghivka ne parlano poco e se chiedi smettono di scherzare e sospirano un po’. “Abitanti: zero”. Spiegano pazienti che lì non si entra per due motivi. Il primo è che si sta combattendo, il secondo è che non c’è più niente da vedere.
Si combatte tra alcuni pezzi di muro ancora in piedi, da una parte i paracadutisti ucraini della 72esima, contro la fanteria motorizzata russa. Marinka è (era) una città satellite di Donetsk, fortezza orgogliosa dei separatisti filorussi, ed è tuttora campo di battaglia tra rovine di un grigio/nero uniforme, ogni altro colore cancellato dai tiri russi, i carri armati che hanno sparato ad alzo zero, dopo i bombardamenti coventrizzanti, i razzi incendiari che ne hanno eraso le strutture, i condomini, la chiesa dedicata alla Signora di Kazan, chi si è appellato a questa madonna non ha avuto soddisfazione.
La distruzione di Marinka
È stato un lavoro metodico di distruzione, quasi da manuale di guerra, qualcosa del genere si sta facendo a Bakhmut e si è fatto a Mariupol, ad Avdiivka e in città meno famose, ugualmente devastate. I russi distruggono con indifferenza, forse anche piacere, e qui hanno cominciato nel 2014. Buttando giù le prime file di case, poi le seconde, negli anni i 9mila abitanti si sono ritirati verso la periferia ovest, pur di non andarsene, e gli altri via, un colpo dopo l’altro. Adesso l’opera è compiuta. Con grande tempestività, come succede nel caso dei morti famosi, Wikipedia ha aggiornato la sua pagina: “Marinka era un centro abitato dell’Ucraina, situato nel’oblast di Donetsk…”.
La sua importanza strategica
Ora, qualcuno la paragona a Hiroshima, anche se allora fu una sola Bomba. A Varsavia, a Cartagine, Stalingrado, Grozny, che è venuta in mente ai Medici senza Frontiere, forse gli ultimi audaci ad entrarci, alla fine dell’estate scorsa. Ma naturalmente non è solo per piacere che si fanno certe cose, c’è anche una importante ragione strategica. Spianata Marinka, si potrebbe spianare anche Kurachove, e lì si spalancherebbe ai russi la direttrice che porta verso Zaporizhzhia e Melitopol, che certo farebbe un gran comodo.
Ora non c’è più ostacolo, eppure il soldato Sokolenko, incontrato davanti allo spaccio di Kurachove, spiega che c’è ancora traccia della strada principale, “e da una parte ci siamo noi, dall’altra loro”. La strada era intitolata all’Amicizia tra i popoli, russo e ucraino, su quella ci si sta tuttora scannando. Sokolenko è un giovane dronista che forse beve troppa Red Bull, ma di sicuro è sveglio ed entusiasta del suo compito, “sai, io ho questi droni con su delle piccole bombe…”. A febbraio i russi hanno sfondato, a inizio marzo sono stati respinti verso Donetsk, quindi dalla fortezza è ripreso il tiro al bersaglio, ma adesso non c’è più il bersaglio.
Sbriciolati i punti di riferimento di una città di provincia, che ha sì le strade asfaltate, ma una su tre. Il monumento ai caduti della guerra 1941-1945. Quello all’Ucraina, il grande tridente dorato. Lo studio del dentista, la caserma dei vigili del fuoco, l’ufficio delle licenze matrimoniali. L’autofficina, il campetto da beach volley. Il negozio di dolci Luciano, che piaceva tanto ai ragazzi. Gli abeti sono tizzoni, i palazzi sono e saranno per sempre inabitabili, talvolta resiste qualche putrella di acciaio, ma il resto è polvere, polvere.
I ricordi di Larissa
C’è qualcuno di Marinka? Risponde una signora bionda con le mani crepate dal freddo: “Io sono di Marinka. Cosa vuoi sapere da me?”. Com’era la tua casa, ad esempio. Al mercato clandestino di Kurachove resistono pochi banchi, la polizia ogni tanto manda via tutti ma poi quelli tornano, “la vita è dura, come facciamo a campare?”. La polizia insiste: “I russi sono vicini, sparano con i mortai e voi dovete andarvene”. Si sentono i mortai, i colpi cadono però a Soncivka e tutto torna normale. Larissa vende pesce, in salamoia, secco, affumicato, e il finto caviale. “Avevo una bella casa, ogni anno io e mio marito ne aggiungevamo un pezzo. Una ‘dom’ grande, fatta per una famiglia come noi, con due figli ci siamo allargati, avevamo bisogno di più camere”.
Bisogna spiegare il concetto di “dom”: casa quasi sempre povera e disgraziata perché in zona in guerra da quasi 10 anni, ma pur sempre “dom”. “La mia però non era povera, avevo un frigorifero nuovo che ho portato via a fine settembre, perché sentivo che le cose non andavano bene. Ci siamo spostati a Kurachove, forse siamo stati gli ultimi”. Aveva anche un giardino, con la panchina per prendere il fresco, “l’ho vista ancora a ottobre, la mia panchina. Poi mi hanno detto che una bomba aveva colpito la casa”. Mostra le foto sul cellulare, era una delle ultime rimaste intere della città. Larissa c’è andata ancora una volta, ma “non c’era più niente. Era tutto distrutto, e grigio. Ho pianto tanto, poi sono venuta via, e a Marinka non è rimasto nessuno”, neanche i cani randagi ci entrano più, i disgraziati cani ucraini, pazzi di fame.