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La Casa Bianca incolpa Trump per il "caotico" ritiro degli Usa dall'Afghanistan

Forze di sicurezza talebane a Kabul dopo il ritiro della truppe Usa (ansa)
L'accusa arriva nel giorno in cui l'amministrazione Biden ha annunciato la pubblicazione dei documenti riservati relativi alle operazioni di ritiro, concluse il 30 agosto del 2021
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NEW YORK - Per mesi Donald Trump ha accusato il suo successore di aver organizzato una "fuga caotica e umiliante" dall'Afghanistan, culminata nell'attacco dinamitardo all'aeroporto di Kabul, che aveva provocato la morte di tredici soldati americani e centosettanta civili afghani, in attesa di lasciare il Paese. A ogni comizio, tutte le volte che il tycoon comincia a parlare di quel ritiro, definendolo il "più umiliante della storia", i suoi sostenitori cominciano a rispondere con un "buu" di disapprovazione e l'ex presidente fa di sì sconsolato con la testa, come a ricordare che con lui non sarebbe mai successo, e i soldati americani sarebbero tornati a casa dalle loro famiglie. Allora i sostenitori cominciano a urlare "iu-e-ssei, Iu-e-ssei",  "Usa Usa Usa", nel tripudio patriottico.

Ma a un anno e mezzo di distanza è emerso che dietro quel "caos" ci sarebbe stato un responsabile: Tr…

NEW YORK - Per mesi Donald Trump ha accusato il suo successore di aver organizzato una "fuga caotica e umiliante" dall'Afghanistan, culminata nell'attacco dinamitardo all'aeroporto di Kabul, che aveva provocato la morte di tredici soldati americani e centosettanta civili afghani, in attesa di lasciare il Paese. A ogni comizio, tutte le volte che il tycoon comincia a parlare di quel ritiro, definendolo il "più umiliante della storia", i suoi sostenitori cominciano a rispondere con un "buu" di disapprovazione e l'ex presidente fa di sì sconsolato con la testa, come a ricordare che con lui non sarebbe mai successo, e i soldati americani sarebbero tornati a casa dalle loro famiglie. Allora i sostenitori cominciano a urlare "iu-e-ssei, Iu-e-ssei",  "Usa Usa Usa", nel tripudio patriottico.

Ma a un anno e mezzo di distanza è emerso che dietro quel "caos" ci sarebbe stato un responsabile: Trump. La Casa Bianca ha informato gli americani che l'ex presidente aveva consegnato al suo successore una data entro la quale completare il ritiro, ma "non un piano per metterlo in pratica", "lasciando una situazione caotica". Con pochi mesi a disposizione, Joe Biden e il Pentagono si sarebbero trovati a fare una corsa contro il tempo, finendo per trasformare un ritiro atteso da anni in una fuga tumultuosa e confusa.

I "talebani - sostiene il documento - erano nella posizione più forte dal 2001, controllando quasi la metà del Paese". Trump ha sempre sostenuto che con lui i talebani erano stati ridotti all'impotenza. Nelle dodici pagine di report rese pubbliche dall'amministrazione americana, e che fanno parte di una serie di documenti che verranno desecretati e consegnati al Congresso dal Pentagono e dal dipartimento di Stato, si riscrive la storia di quei momenti, ma tornano alla mente anche le dichiarazioni dello stesso Biden.

All'epoca il presidente aveva difeso la sua decisione di ritirare i soldati americani, definendo l'operazione uno "straordinario successo". In realtà anche i sondaggi dicevano il contrario: meno del 40 per cento degli americani aveva approvato il modo in cui il ritiro era stato portato a termine. Quelle erano state settimane di gente in fuga, mgiliaia di persone in coda per entrare all'aeroporto, personale del'ambasciata costretto alla fuga in elicottero, passando dai tetti degli edifici, mentre i talebani, in appena nove giorni, avevano ripreso il controllo del governo di Kabul sostenuto dall'Occidente. L'attentato suicida all'Hamid Karzai International Airport della capitale, alle 17.50 locali del 26 agosto 2021, aveva messo gli Stati Uniti in grande imbarazzo e Biden era finito sott'accusa.

Un anno e mezzo dopo, il portavoce di Biden ribadisce che il ritiro "fu la scelta più giusta", ma la storia indica un colpevole principale: lo stesso Trump, quello considerato dai suoi sostenitori l'unico vero Commander in Chief, il Gladiatore, il Leone rossiccio, l'unico a cui stava a cuore la vita dei soldati americani. Stando alle dodici pagine di sintesi, l'immagine stride con i fatti: la Casa Bianca accusa il tycoon di aver stretto un accordo con i talebani per il ritiro entro la primavera, ma non aveva presentato un piano. Nel documento si legge che l'amministrazione Biden aveva chiesto al Pentagono di non dire pubblicamente che sarebbero andati incontro allo scenario peggiore, per non aumentare il caos e scoraggiare il già fragile governo afghano. Il report non sostiene che quello del silenzio fu un errore strategico, ma ricorda che mesi dopo l'amministrazione scelse di cambiare strategia. Intanto cominciò ad ammettere che la situazione sicurezza stava franando velocemente. Quando Trump era entrato alla Casa Bianca, c'erano più di diecimila soldati americani in Afghanistan. Il numero era stato ridotto fino a 2500, quando il Commander in Chief era diventato Biden.

L'amministrazione Trump, riporta il documento, "non aveva fornito alcun piano su come portare a termine il ritiro finale o evacuare americani e alleati afghani". "Il presidente Biden - continua - si era impegnato a mettere fine alla guerra in Afghanistan, ma quando assunse l'incarico si trovò a dover affrontare le difficoltà lasciate dall'amministrazione Trump". La mancanza di comunicazione tra ex presidente e successore ha finito per aggravare la situazione. E quando c'è stata, si è rivelata peggiore del silenzio. "Biden - ha spiegato uno dei suoi portavoce, John Kirby - ha fatto molte domande ai consiglieri di Trump per la sicurezza nazionale e alcune delle risposte si sono rivelate errate". "Nessuna agenzia di intelligence Usa - ha aggiunto - aveva previsto che il talebani avrebbero conquistato l'Afghanistan in nove giorni".

Alla fine, però, il disastroso ritiro sarebbe servito per il futuro. Secondo Kirby, ora gli Stati Uniti sanno come muoversi, a cominciare dall'Ucraina. "Adesso - ha spiegato - diamo priorità alle evacuazioni anticipate quando si ha di fronte una situazione di sicurezza in via di deterioramento".