Stati Uniti: dall'amministrazione Biden nuove regole per gli atleti transgender nelle gare a scuola
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - Le scuole americane non potranno più imporre agli atleti transgender il divieto assoluto di gareggiare in squadre coerenti con l'identità cui si sentono più affini. Ma allo stesso tempo potranno decidere di escluderli nel caso ci si trovi di fronte a uno sbilanciamento delle competizioni. È la salomonica proposta avanzata dell'amministrazione Biden che si propone di modificare in tal senso il cosiddetto "Title IX", la legge federale del 1972 che vieta ogni discriminazione sulla base del sesso (e che tanto ha contribuito all'avanzamento delle donne nello sport) che comprende pure orientamento sessuale e identità di genere.
L'emendamento, che cerca di affrontare una questione qui in America spinosissima cercando di non scontentare nessuno (e va da sé, scontentando tutti), arriva nel giorno in cui la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha preso l'inattesa decisione di lasciar gareggiare atlete trans…
NEW YORK - Le scuole americane non potranno più imporre agli atleti transgender il divieto assoluto di gareggiare in squadre coerenti con l'identità cui si sentono più affini. Ma allo stesso tempo potranno decidere di escluderli nel caso ci si trovi di fronte a uno sbilanciamento delle competizioni. È la salomonica proposta avanzata dell'amministrazione Biden che si propone di modificare in tal senso il cosiddetto "Title IX", la legge federale del 1972 che vieta ogni discriminazione sulla base del sesso (e che tanto ha contribuito all'avanzamento delle donne nello sport) che comprende pure orientamento sessuale e identità di genere.
L'emendamento, che cerca di affrontare una questione qui in America spinosissima cercando di non scontentare nessuno (e va da sé, scontentando tutti), arriva nel giorno in cui la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha preso l'inattesa decisione di lasciar gareggiare atlete trans nelle squadre femminili delle scuole pubbliche della West Virginia: rigettando la legge statale che inaspriva i divieti.
Una scelta, in realtà, fatta per ora soprattutto nell'interesse di una ragazzina di 12 anni, Becky Pepper-Jackson, velocista appassionata e, a quanto racconta la mamma Heather che l'ha sostenuta nella sua battaglia "da sempre certa della sua identità trans a dispetto del sesso di nascita". Becky, i capelli biondi con una frezza rosa, potrà competere nelle gare femminili di atletica della sua scuola.
Il divieto in 20 Stati
Una risoluzione, quella della più alta Corte americana, presa a maggioranza: ma due dei sei giudici conservatori - Samuel Alito e quel Clarence Thomas che proprio ieri il sito (premio Pulitzer) di giornalismo investigativo ProPublica ha messo alla gogna per aver accettato regali e viaggi da un donatore repubblicano - hanno firmato un commento di dissenso: "Siamo preoccupati, la questione andrà nuovamente affrontata in un prossimo futuro". Nel 2021 il West Virginia era diventato il settimo Stato a proibire a donne e ragazze trans di gareggiare in competizioni femminili: ora sono già 20. Una misura, chiamata "Save Women's Sports Act" secondo cui le trans sono più forti delle coetanee per via della loro conformazione fisica d'origine.
Di sicuro, è la prima volta che l'amministrazione interviene in modo così sostanziale in un dibattito ormai acceso da anni. Col Dipartimento dell'Istruzione a difendere caldamente la proposta: "Promuove l'obiettivo di lunga data del Title IX di garantire pari opportunità nell'atletica" e offre "la necessaria chiarezza" su come scuole pubbliche, college e università, devono affrontare la controversa questione. In pratica, sintetizza il New York Times, gli studenti delle scuole elementari saranno generalmente in grado di partecipare agli sport scolastici in base all'identità di genere che sentono affine. Ma a livelli più competitivi, nelle scuole superiori e college, le questioni di fisicità e correttezza potrebbero portare a restrizioni. Si valuterà caso per caso: in base all'età degli studenti, il livello di competizione e la natura dello sport. Col governo federale che s'impegna ad indagare e far rispettare la legge, pensa la sospensione dei finanziamenti.
Le reazioni dei repubblicani
Ma nemmeno questo tentativo di mediazione da parte dell'amministrazione piace ai agli ultras del no-gender. La governatrice del Sud Dakota Kristi Noem, per dire, ha già annunciato la sua opposizione: "Difenderemo le nostre leggi. Solo le ragazze devono praticare sport femminili. Ci vediamo in tribunale", ha twittato, aggressiva. Mentre la deputata complottista Marjorie Taylor Greene al suo solito l'ha sparata grossa: "I dem sostengono la sessualizzazione dei bambini, la possibilità che abbiano interventi per cambiare sesso. Sessualizzare i bambini è ciò che fanno i pedofili", ha detto.
Certo, fin dalla misura sui bagni transgender presa da Barack Obama nel 2016, la questione dell'identità di genere, in America come altrove, divide parecchio. E perfino il politologo Mark Lilla nel suo "L'identità non è di sinistra" scrisse che il troppo focalizzato sostegno alle minoranze su questioni come l'opposizione al razzismo e il sostegno ai diritti di gay e transgender aveva eroso la base elettorale democratica permettendo l'elezione di Donald Trump.
Di sicuro, in un Paese dove secondo i sondaggi del Pew Research Center e Gallup gli adulti americani che si identificano come trans sono appena lo 0,6 per cento (ma si sale al 2 tra i giovani) ben il 55 per cento degli americani si oppone alla presenza di trans nelle squadre femminili (sondaggio del Washington Post-University of Maryland datato 2022) e il 58 è contrario alla loro presenza negli sport professionistici. La questione resta però delicatissima: soprattutto a fronte di un alto numero di suicidi di giovani trans. Secondo un sondaggio del Trevor Project, associazione che si occupa della salute mentale dei giovani LGBTQ+ ben l'86 per cento dei transgender o non binari in erba afferma di essere molto depresso dall'altalena legislativa in atto.