Coloro che criticano l’incriminazione di Trump hanno qualche ragione?
di Nicholas Kristof , di Nicholas KristofAlla notizia dell'incriminazione di Donald Trump, i leader repubblicani e i volti noti di Fox News hanno dato in escandescenze. Vediamo alcuni dei motivi che li animano.
"Credo che nel formulare i capi d'accusa il procuratore di New York si sia spinto troppo oltre, pur di soddisfare un'agenda politica". (Mitt Romney, senatore).
Da un punto di vista legale l'incriminazione di Trump rappresenta una forzatura? Forse. Persino alcuni suoi convinti detrattori ritengono che il caso sia piuttosto debole. Noi liberal dovremmo ammettere la nostra faziosità e muoverci con cautela.
Pagare il silenzio di una pornoattrice non rappresenta, in sé, un reato. Per arrivare a una condanna il procuratore Alvin Bragg dovrà dimostrare che alcuni documenti aziendali sono stati falsificati al fine di nascondere un secondo reato - per il quale ancora non sono state mosse accuse. Potrebbe trattarsi di una violazione della legge elettorale federale o di leggi fis…
Alla notizia dell'incriminazione di Donald Trump, i leader repubblicani e i volti noti di Fox News hanno dato in escandescenze. Vediamo alcuni dei motivi che li animano.
"Credo che nel formulare i capi d'accusa il procuratore di New York si sia spinto troppo oltre, pur di soddisfare un'agenda politica". (Mitt Romney, senatore).
Da un punto di vista legale l'incriminazione di Trump rappresenta una forzatura? Forse. Persino alcuni suoi convinti detrattori ritengono che il caso sia piuttosto debole. Noi liberal dovremmo ammettere la nostra faziosità e muoverci con cautela.
Pagare il silenzio di una pornoattrice non rappresenta, in sé, un reato. Per arrivare a una condanna il procuratore Alvin Bragg dovrà dimostrare che alcuni documenti aziendali sono stati falsificati al fine di nascondere un secondo reato - per il quale ancora non sono state mosse accuse. Potrebbe trattarsi di una violazione della legge elettorale federale o di leggi fiscali statali (e questa è una delle poche sorprese della settimana).
A New York erano già state eseguite delle azioni penali parallele, ma a quanto pare non ve n'era mai stata una che riguardasse un'elezione federale. Benché sia troppo presto per valutare il caso nella sua interezza, ho l'impressione che la tesi di Bragg possa essere plausibile, ma non schiacciante.
A favore di Bragg vi è il fatto che Michael Cohen, il "faccendiere" di Trump, è già stato condannato al carcere per questi stessi fatti, e secondo un principio base della giustizia, se un intermediario viene punito anche il suo mandante merita di esserlo.
Quest'anno potremmo assistere a una sfilza di incriminazioni nei confronti di Trump (oltre che a un processo civile fondato su delle accuse di stupro, che dovrebbe iniziare il venticinque aprile, e un altro, previsto per ottobre, per frode finanziaria). Non è detto che l'incriminazione di Manhattan sarà necessariamente la prima a giungere a processo. Spero che il primo caso a essere dibattuto in aula sia il più convincente, perché è quello che passerà alla storia.
"Sarà difficile convincere qualcuno, al di fuori della cerchia dei progressisti, che è valsa la pena sovvertire duecentotrenta anni di norme e consuetudini americane per accusare per la prima volta un ex presidente". (Eli Lake, The Free Press).
No! Non esistono norme e consuetudini che proteggono gli ex presidenti dai procedimenti legali. Durante la sua presidenza Ulysses S. Grant fu arrestato perché la sua carrozza, trainata da cavalli, procedeva troppo velocemente. L'episodio non fu motivo di imbarazzo per il Paese, bensì una dimostrazione di democrazia.
Probabilmente anche Richard Nixon sarebbe finito a processo se non fosse stato previdentemente graziato, mentre i vice presidenti Aaron Burr e Spiro Agnew furono entrambi perseguiti.
Trump e alcuni dei suoi alleati soffrono di manie di persecuzione. Marjorie Taylor Greene ha persino paragonato Trump a Nelson Mandela e a Gesù Cristo. Non alimentiamole, però: in America vige la norma che i presidenti debbano obbedire alle leggi, non essere esentati dal seguirle. Assicurarsi che tutti siano tenuti a rispondere delle proprie azioni è complicato, ma si tratta di una caratteristica - e non un'aberrazione - del nostro sistema.
"I procuratori dei distretti elettorali profondamente repubblicani potrebbero dimostrarsi creativi quanto i loro colleghi di New York. E gli elettori repubblicani potrebbero esigere con maggiore insistenza che lo siano". (Ramesh Ponnuru, The Washington Post).
Vero. Posso immaginare che i procuratori repubblicani prendano di mira Hunter Biden o il segretario alla Sicurezza Nazionale Alejandro Mayorkas. Ma le accuse dovrebbero essere mosse nel merito, non basarsi sul rischio di ritorsioni.
Simili argomentazioni furono usate contro l'impeachment di Trump. "Più lo si usa come un'arma e più lo si trasforma in un randello di faziosità: quel che va bene per l'oca va bene anche per il papero", ammoniva il senatore del Texas Ted Cruz, riferendosi al fatto che i repubblicani avrebbero potuto chiedere l'impeachment del presidente Biden.
In fin dei conti, i repubblicani avevano presentato nove risoluzioni a favore dell'impeachment di Biden, più altre per quello di Mayorkas, della vice presidente Kamala Harris, del ministro della Giustizia Merrick Garland e del segretario di Stato Tony Blinken. Presentare delle risoluzioni di impeachment al fine di rendere pan per focaccia non è nel bene del Paese. Tuttavia, non credo che il rischio che ciò accada rappresenti un buon motivo per astenersi dal mettere Trump in stato di accusa.
La mia paura più grande è forse quella che un'incriminazione nei confronti di Trump aumenti il rischio che i repubblicani al Congresso si rifiutino di aumentare il tetto del debito, facendo schiantare l'economia statunitense. Cosa che danneggerebbe milioni di americani. Malgrado ciò, continuo a credere che i procuratori non debbano temere di perseguire i casi che ritengono fondati.
"Esclusiva: il giudice Napolitano dichiara che l'attacco a Trump è parte di un inciucio per portare Hillary Clinton alla presidenza". (Infowars).
"Non riusciamo a ottenere la lista di coloro che frequentavano l'isola di Epstein e di quante volte vi sono stati, ma se ti chiami Donald Trump" vieni accusato. (Alina Habba, avvocato di Trump).
Quanta acredine e quanti vaneggiamenti. A quanto pare Habba non si rende conto del fatto che le liste dei passeggeri che hanno volato sull'aereo di Jeffrey Epstein esistono. E che Donald Trump, che di Epstein era amico, ha viaggiato a bordo di quel velivolo sette volte.
Nemmeno una condanna al carcere potrebbe necessariamente impedire a Trump di correre per la presidenza. Nel 1920 Eugene Debs, che si era candidato alla Casa Bianca come socialista, ricevette quasi un milione di voti mentre scontava una condanna in carcere.
Secondo un sondaggio della Cnn, il sessanta percento del pubblico approva l'incriminazione di Manhattan, ma circa tre quarti degli interpellati ritengono che l'accusa nasca almeno in parte da motivazioni politiche.
Alla luce di ciò, è ancora più importante che i democratici si comportino responsabilmente nei confronti di un uomo che detestano. Vorrei che il primo caso ad essere dibattuto in tribunale sia quello che più di ogni altro lascerà il segno. Però sono prudente, e non voglio dare giudizi affrettati. Ma teniamoci stretti per i disordini a cui assisteremo.
Trump ci provoca. È un ipocrita che, stando al Washington Post, ogni anno, a partire dal 2004, ha invocato dei procedimenti penali a carico di tutti i candidati democratici alla presidenza e che ha esortato le forze di polizia a maltrattare gli individui posti sotto arresto dicendo loro: "Non siate troppo carini". È anche un ciarlatano che si è circondato di furfanti: chi ha lavorato per lui come presidente della campagna elettorale, vice presidente della campagna elettorale, direttore della strategia, consigliere alla sicurezza nazionale, avvocato e direttore finanziario si è dichiarato colpevole o è stato incriminato.
Malgrado ciò, dobbiamo presumere la sua innocenza. Le incriminazioni e i processi che verranno rappresentano per noi tutti e per il nostro Paese un banco di prova. Non dobbiamo gioire o lanciarci in giudizi affrettati, né da una parte né dall'altra. Ciò di cui abbiamo bisogno è che, anche nel caso di uno sprezzante demagogo, si proceda con moderazione e misura.
(Traduzione di Marzia Porta)
@TheNewYorkTimes