Esteri

Attentato Tel Aviv, Gli italiani coinvolti tornano oggi: "Il rombo dell'auto, gli spari, e Alessandro era morto". Il fratello del guidatore: "Non è stato un attentato"

Un testimone racconta gli attimi dell'attacco che ha ucciso il nostro connazionale Parini. Tajani: "Le condizioni dei due feriti non destano preoccupazioni". Uno dei due si chiama Roberto Nicoli. Raduno spontaneo sul luogo della morte. Le condoglianze del governo israeliano. La polizia intanto non esclude la possibilità che non si sia trattato di terrorismo
3 minuti di lettura

Il gruppo di italiani coinvolto nell'attentato di ieri sera a Tel Aviv, in cui ha perso la vita l'avvocato romano Alessandro Parini, rientrerà oggi in Italia. Secondo quanto si apprende i connazionali saranno accompagnati nel primo pomeriggio dal personale dell'ambasciata italiana all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, da dove prenderanno un volo diretto a Roma. Uno dei feriti si chiama Roberto Nicoli, riferiscono all'AdnKronos fonti diplomatiche.

Questa mattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo stamattina al Gr1, avevano annunciato che i due feriti non destavano preoccupazione. "Purtroppo la vittima è questo povero professionista romano. Ho parlato a lungo ieri sera con il padre e la famiglia, naturalmente era profondamente colpita, perché il professionista era appena arrivato a Tel Aviv per una vacanza con degli amici", ha detto il ministro. "Gli altri due italiani feriti, che non facevano parte dello stesso gruppo di Parini, non sono feriti in maniera grave, sono assistiti dalla nostra ambasciata a Tel Aviv. Non ci sono preoccupazioni per le sorti di questi altri due cittadini vittime di questo attentato terroristico, che poi Hamas ha esaltato", aveva detto ancora Tajani, precisando poi a SkyTg24 che la salma di Parini "dovrebbe rientrare nei prossimi giorni".


"Ieri in mattinata ero stato in Contatto con il ministro degli Esteri israeliano per esprimere la solidarietà per gli attentati subiti anche ieri mattina. Sono state uccise due giovani donne israeliane. Questa scia di terrore continua va assolutamente fermata", ha proseguito il capo della diplomazia italiana.

Il governo, ha detto ancora Tajani, "segue con grande attenzione gli sviluppi della situazione, il terrorismo che colpisce ancora Israele: sono stati colpiti turisti italiani che non hanno nulla a che vedere con le vicende israelo-palestinesi, si tratta di un attentato criminale che colpisce persone che nulla hanno a che vedere, turisti inermi che stavano passeggiando sul lungomare di Tel Aviv". Tajani ha sottolineato come "la violenza inaudita di questi assassini non risparmi nessuno" e ha espresso la "condanna fermissima del governo nei confronti di questi attentati, insistiamo perché si trovi sempre una soluzione positiva".

Il raccontro di un testimone

"Abbiamo sentito il rumore dell'auto che ci passava accanto, poi gli spari e ci siamo dispersi. Quando siamo tornati indietro abbiamo visto Alessandro steso in terra nel sangue", dopo essere stato investito dalla macchina. Questo il racconto di uno dei giovani italiani che faceva parte del gruppo dei turisti coinvolti nell'attentato di ieri sera a Tel Aviv - perpetrato da un arabo israeliano - che ha ucciso Alessandro Parini. "Eravamo appena arrivati in città e - ha continuato - stavamo andando a raggiungere l'altra metà della comitiva in un ristorante di Giaffa".

Il ricordo dei genitori e di una collega

"La semplicità, la riservatezza, e la modestia" erano i segni distintivi di Alessandro Parini. Lo dicono i genitori del ragazzo ucciso in un attentato a Tel Aviv lasciando la casa del figlio a Monteverde, a Roma. "Dove è arrivato e i traguardi da lui ottenuti - aggiungono - non li conosceva nessuno, solo lo studio per cui lavorava. Alessandro era fatto così".

Margherita Scalise, avvocato amministrativista e collega di Parini, lo ricorda invece così all'AdnKronos:  "Fra noi giovani avvocati amministrativisti ci conosciamo tutti e siamo sconcertati. Ieri sera si sapeva solo il nome e ci chiedevamo se potesse essere lui, poi questa mattina purtroppo abbiamo visto la foto. Quando senti di questi attentati sembrano così distanti e invece poi ti rendi conto che può succedere a chiunque. Alessandro lo sconoscevo da quasi dieci anni, aveva tanti amici e sempre tanto da raccontare, a livello professionale e umano - aggiunge - L'ultima volta che l'ho visto mi aveva parlato del viaggio che aveva fatto a New York. È una tragedia assurda, inspiegabile. Lo ricorderemo come un ragazzo buono a cui era impossibile non volere bene".

Il raduno spontaneo

Intanto a Tel Aviv si è formato un raduno spontaneo nel luogo in cui è stato ucciso Alessandro Parini. Cittadini hanno lasciato fiori e candele vicino a una sua foto.

Le condoglianze di Israele

"A nome del governo e del popolo di Israele invio le nostre condoglianze alla famiglia e agli amici di Alessandro Parini, il cittadino italiano assassinato nell'attentato di ieri a Tel Aviv, così come al governo e a tutto il popolo italiano". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri Eli Cohen. "Il terrorismo omicida - ha continuato - è nemico di tuti noi. Auguro ai feriti una pronta guarigione".


I dubbi sul presunto attentatore

Intanto la polizia, secondo il quotidiano Haaretz, indaga e non esclude che non si tratti di terrorismo. Non è stato un "attentato" ma va semmai ritenuto un "incidente" quanto avvenuto ieri sul lungomare di Tel Aviv, secondo Omar, il fratello dell'arabo-israeliano Yusef Abu Jaber, il 45enne che ha travolto e ucciso il cittadino italiano Alessandro Parini e ha ferito altri turisti che erano sul posto. Yusef Abu Jaber è stato poi colpito a morte sul posto da un agente della sicurezza israeliana.
Omar Abu Jaber ha detto al sito israeliano Ynet che la famiglia è a lutto per la morte di uno stretto congiunto. "Per quattro giorni e per quattro notti Yusef non aveva dormito. Può darsi si sia addormentato - ha aggiunto - ed abbia perso il controllo dell'automobile". Dalle immagini diffuse sul web ha avuto poi l'impressione che suo fratello abbia cercato di scansare i passanti. Yusef Abu Jaber aveva sei figlie ed era nonno. In passato aveva gestito un negozio di giocattoli nella città araba di Kfar Kassem (a nord-est di Tel Aviv) e da due anni era addetto assieme alla moglie alle pulizie in un liceo vicino a Tel Aviv.

 

Un falso allarme a Gerusalemme

Stamattina intanto è risultato un falso allarme, ha chiarito la polizia, l'episodio di un'auto che si pensava avesse tentato di travolgere alcune persone a Jaffa Street, a Gerusalemme.