Svolta storica in Germania: stop al nucleare
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Oggi Rolf Disch stapperà spumante biologico. Quasi mezzo secolo fa partecipò agli scontri feroci tra polizia e manifestanti nella centrale nucleare di Wyhl: la Germania aveva deciso dopo la crisi petrolifera del ’73 di imitare la Francia e riempire le campagne di reattori nucleari. E in tutto il Paese si diffuse come un fuoco un movimento di protesta che assunse un simbolo allegro, un sole rosso che ride su uno sfondo giallo, e che spesso finiva innaffiato dagli idranti degli sgomberi forzati. “Atomkraft? Nein danke”, “Energia nucleare? No grazie”, fu il simbolo di una generazione di ambientalisti che contribuirono a creare il primo partito dei verdi in Europa. Oggi i nipotini di Rolf Disch, che poi divenne architetto e creò lo stupefacente Eliotropo di Friburgo, una casa che si gira sempre verso il sole, come un gigantesco fiore di vetro e cemento, festeggiano con lui un’utopia realizzata: l’uscita della Ge…
BERLINO - Oggi Rolf Disch stapperà spumante biologico. Quasi mezzo secolo fa partecipò agli scontri feroci tra polizia e manifestanti nella centrale nucleare di Wyhl: la Germania aveva deciso dopo la crisi petrolifera del ’73 di imitare la Francia e riempire le campagne di reattori nucleari. E in tutto il Paese si diffuse come un fuoco un movimento di protesta che assunse un simbolo allegro, un sole rosso che ride su uno sfondo giallo, e che spesso finiva innaffiato dagli idranti degli sgomberi forzati. “Atomkraft? Nein danke”, “Energia nucleare? No grazie”, fu il simbolo di una generazione di ambientalisti che contribuirono a creare il primo partito dei verdi in Europa. Oggi i nipotini di Rolf Disch, che poi divenne architetto e creò lo stupefacente Eliotropo di Friburgo, una casa che si gira sempre verso il sole, come un gigantesco fiore di vetro e cemento, festeggiano con lui un’utopia realizzata: l’uscita della Germania dall’energia nucleare. Gli ultimi tre impianti ancora attivi verranno spenti domani.
L'eredità di Merkel e le proteste del centrodestra
È la fine di un’era. E forse qualcun altro stapperà, probabilmente una bottiglia di buon vino italiano, il suo preferito. Fu Angela Merkel, dodici anni fa, a decretare la fine dell’atomica in Germania. Per la fisica di formazione Fukushima fu uno shock: non era Cernobyl, non era un incidente avvenuto in un impero in bancarotta. Era una catastrofe nell’ipertecnologico Giappone, e la cancelliera decise che era meglio non rischiare. Da settimane i suoi eredi della Cdu protestano contro la fine dell'atomo, da tempo sono riconvertiti al nucleare: troppo tardi.
La sfida si annunciava colossale, nel 2011. La Germania si avviò a rinunciare contemporaneamente al nucleare e a un’altra delle sue principali fonti energetiche: il carbone. Le rinnovabili non tennero il passo con la mostruosa riconversione. E Berlino, che punta entro il 2030 a ricavare l’80% della sua energia da fonti rinnovabili, dovette ricorrere a cosiddette fonti “transitorie”. Energie “sporche” ma irrinunciabili in vista del futuro a emissioni zero. La principale: il gas di Vladimir Putin. E negli anni di Merkel la dipendenza dalla Russia aumentò. Il progetto ereditato dal predecessore Schroeder di raddoppiare il gasdotto più odiato dell’Occidente, Nordstream, fu portato a termine. Quando arrivò l’invasione russa dell’Ucraina, Berlino dipendeva al 55% delle sue forniture dai giacimenti siberiani.
Le conseguenze della guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina ha costretto il primo ministro verde dell’Economia, Habeck a un compito titanico e ingrato. Ridurre quasi a zero la dipendenza da Mosca, e prendere decisioni estremamente impopolari per il suo elettorato. Habeck ha progettato cinque nuovi rigassificatori che garantiranno tonnellate di gas liquido dagli Stati Uniti, dal Qatar, da altri, a volte estratti con la inquinantissima tecnologia del fracking, bestia nera degli ecologisti. E il leader dei Verdi ha dovuto anche riaprire alcune centrali a carbone per non rischiare un inverno al freddo. Uno degli episodi più dolorosi per i verdi è stato indubbiamente l’annientamento del villaggio renano di Luetzerath, spazzato via dopo mesi di resistenza degli ambientalisti e un’apparizione di Greta Thunberg nei giorni delle ruspe. Obiettivo: allargare una miniera di lignite.
Habeck ha ceduto su tutto, con lodevole pragmatismo. Mai sulla fine delle centrali nucleari, utopia originaria dei verdi. Da oggi quel sogno è diventato realtà.