Il Venerdì

Greta e la miniera mangiavillaggi

Greta Thunberg portata via dalla polizia nei dintorni di Lützerath il 17 gennaio (Federico Gambarini/dpa/AFP)
Greta Thunberg portata via dalla polizia nei dintorni di Lützerath il 17 gennaio (Federico Gambarini/dpa/AFP) (afp)
VIAGGI DA FERMO A Lützerath, in Germania, il carbone ha vinto ancora una volta sugli attivisti per il clima
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Il villaggio di Lützerath, in Germania, è stato definitivamente sgombrato, ma su Google Maps restano le foto postate dagli attivisti che l'hanno occupato per settimane: gli accampamenti allestiti dai manifestanti, le postazioni di giornalisti e tv, la polizia in tenuta antisommossa e gli scontri, come nell'immagine qui sopra. La protesta di Lützerath ha avuto risalto internazionale soprattutto per la partecipazione (e il fermo) di Greta Thunberg, ma è un esempio fin troppo lampante della partita che si gioca intorno ai temi dell'indipendenza energetica e dei cambiamenti climatici. Come raccontava Tonia Mastrobuoni nel suo servizio per Repubblica, il suolo della zona è ricco di lignite, una delle varietà meno efficienti e quindi più inquinanti del carbone, che a sua volta è tra i combustibili fossili più dannosi per l'atmosfera. Eppure, anche in deroga agli impegni della Germania sulla riduzione delle emissioni, la miniera ha avuto l'autorizzazione a espandersi distruggendo il villaggio vicino (l'ultimo abitante se n'è andato a ottobre) dopo averne inghiottiti già una ventina in sessant'anni. Nell'immagine satellitare qui sotto, il piccolo villaggio di Lützerath scompare sotto il puntatore; la miniera è quell'immensa spianata al centro, che sta per raggiungerlo e divorarlo.

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