Twitter, spunta blu a pagamento. E Musk la toglie a Cr7 e Bill Gates
di Pier Luigi Pisa , di Pier Luigi PisaPer anni, su Twitter, personaggi famosi e aziende hanno goduto gratuitamente della spunta blu che attesta l'autenticità di un profilo. Poi è arrivato Elon Musk. E ha cambiato le regole. "Pagate oppure ve la toglierò", ha ripetuto più volte il nuovo proprietario di Twitter. Il suo ultimatum è scaduto lo scorso 1° aprile. Ma gli effetti si sono manifestati soltanto ieri: numerose celebrità - tra cui Bill Gates, Donald Trump, Cristiano Ronaldo, Lady GaGa e Beyoncé - hanno perso il loro status symbol. La stessa sorte è toccata, in Italia, a Fiorello, che accanto al suo nome ha piazzato un irriverente icona a forma di dito medio. E per alcune ore anche il Papa sembrava aver perso il suo privilegio. Ma poi la sua spunta è riapparsa, in giornata, di un colore diverso: grigia, come tutte quelle che ora contraddistinguono gli account istituzionali.
Altri personaggi pubblici sono stati deliberatamente graziati. Lo…
Per anni, su Twitter, personaggi famosi e aziende hanno goduto gratuitamente della spunta blu che attesta l'autenticità di un profilo. Poi è arrivato Elon Musk. E ha cambiato le regole. "Pagate oppure ve la toglierò", ha ripetuto più volte il nuovo proprietario di Twitter. Il suo ultimatum è scaduto lo scorso 1° aprile. Ma gli effetti si sono manifestati soltanto ieri: numerose celebrità - tra cui Bill Gates, Donald Trump, Cristiano Ronaldo, Lady GaGa e Beyoncé - hanno perso il loro status symbol. La stessa sorte è toccata, in Italia, a Fiorello, che accanto al suo nome ha piazzato un irriverente icona a forma di dito medio. E per alcune ore anche il Papa sembrava aver perso il suo privilegio. Ma poi la sua spunta è riapparsa, in giornata, di un colore diverso: grigia, come tutte quelle che ora contraddistinguono gli account istituzionali.
Altri personaggi pubblici sono stati deliberatamente graziati. Lo scrittore Stephen King, uno dei primi a criticare la spunta blu a pagamento, l'ha mantenuta contro la sua volontà. "Twitter mi comunica che ho attivato un abbonamento - ha scritto King sul social - ma io non non l'ho fatto". Al suo tweet, poco dopo, ha risposto Elon Musk: "Non c'è di che". E ai suoi 136 milioni di follower l'imprenditore ha spiegato: "Sto pagando personalmente per alcuni di loro".
Il paradosso non deve sorprendere. Twitter è l'azienda che Musk ha acquistato lo scorso ottobre per 44 miliardi di dollari. Ma è anche il suo parco giochi preferito. Il luogo virtuale a cui affidare i suoi umori e i suoi pensieri, spesso digitati - per sua stessa ammissione - in bagno. Su Twitter, il Ceo di Tesla e SpaceX crede di avere potere di vita e di morte. È un novello Cesare che dispone del destino di ogni account. Un'autorità che esercita senza freni. Il New York Times si rifiuta di pagare per la sua spunta? "Oh, ok, gliela togliamo allora", scrive Musk, aggiungendo che i contenuti del quotidiano americano sono "illeggibili" e simili alla "diarrea". LeBron James scrive che non darà mai 8 dollari al mese? E allora Musk paga anche per la superstar della Nba, uno dei cestisti più famosi al mondo nonché uno degli sportivi più seguiti su Twitter con i suoi 53 milioni di follower.
L'imprenditore si è mostrato magnanimo anche con William Shatner, il famoso capitano Kirk di Star Trek, che un mese fa si era detto contrario a qualsiasi forma di abbonamento: "Ehi Elon - aveva scritto Shatner sul social - cos'è questa storia? Sono stato qui per 15 anni offrendo il mio tempo e i miei pensieri in cambio di nulla". Anche lui, insomma, non pagherà nulla per conservare la spunta blu. Ma sarebbe sbagliato pensare a un atto di profonda stima da parte di Musk. A una generosità improvvisa. King, James, Shatner: i ribelli in qualche modo sono sul suo libro paga. È una mossa a sorpresa che riafferma il suo dominio assoluto. Come a dire: "Dovete tenerla anche se non la volete".
In questo caos di eccezioni, simboli e colori, vale la pena fare un breve riassunto. Chiunque, ora, può ottenere una spunta blu. Non bisogna essere famosi o autorevoli. È sufficiente sborsare 8 dollari al mese. Le aziende e le organizzazioni, invece, ne devono pagare 1.000. Le istituzioni, i capi di governo e i politici, infine, non sono tenuti a versare nulla: ottengono gratis una spunta grigia vicino al loro nome. "Potere alle persone comuni", ha scritto Musk un mese dopo l'acquisto di Twitter, motivando così la sua decisione di offrire la spunta blu a pagamento. Nell'annunciare la nuova sottoscrizione, l'imprenditore ha anche criticato il vecchio sistema che - a suo avviso - prevedeva "signori e contadini". Ma Musk non è Robin Hood, anzi. L'imprenditore vuole solo fare cassa. "Twitter non può vivere di sola pubblicità", ha scritto in passato. Aveva ragione. In un documento sfuggito recentemente all'azienda, si legge che il valore del social oggi sarebbe appena la metà rispetto a quando è stato comprato da Musk, vale a dire 20 miliardi di dollari. Togliendo la spunta gratuita alle celebrità, Elon Musk potrebbe perdere nomi influenti. E ritrovarsi solo. Ma è un rischio che deve necessariamente correre. O il suo parco giochi rischia di chiudere.