"Gli ebrei? Discriminati come le persone dai capelli rossi". Il Labour sospende una deputata per antisemitismo
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – L’antisemitismo torna a tormentare il Labour, facendo finire sotto accusa, ancora una volta, la sua ala più radicale e più di sinistra. Diane Abbott, una deputata di primo piano, a lungo strettissima alleata dell’ex leader Jeremy Corbyn, in passato ministra degli Interni nel governo ombra dell’opposizione, è stata sospesa dal partito per avere messo in dubbio che gli ebrei siano da annoverare tra le vittime del razzismo e avere paragonato le loro sofferenze a quelle di “chi ha i capelli rossi”. Davanti alle proteste di organizzazioni ebraiche britanniche e alle critiche di esponenti dell’ebraismo del suo e di altri partiti, la parlamentare si è pubblicamente scusata su Twitter. Ma la dirigenza del partito l’ha immediatamente sospesa, il che significa che d’ora in poi dovrà sedere alla camera dei Comuni nei banchi degli indipendenti, accanto a Corbyn, di cui Abbott è stata amica fed…
LONDRA – L’antisemitismo torna a tormentare il Labour, facendo finire sotto accusa, ancora una volta, la sua ala più radicale e più di sinistra. Diane Abbott, una deputata di primo piano, a lungo strettissima alleata dell’ex leader Jeremy Corbyn, in passato ministra degli Interni nel governo ombra dell’opposizione, è stata sospesa dal partito per avere messo in dubbio che gli ebrei siano da annoverare tra le vittime del razzismo e avere paragonato le loro sofferenze a quelle di “chi ha i capelli rossi”. Davanti alle proteste di organizzazioni ebraiche britanniche e alle critiche di esponenti dell’ebraismo del suo e di altri partiti, la parlamentare si è pubblicamente scusata su Twitter. Ma la dirigenza del partito l’ha immediatamente sospesa, il che significa che d’ora in poi dovrà sedere alla camera dei Comuni nei banchi degli indipendenti, accanto a Corbyn, di cui Abbott è stata amica fedele e strenua sostenitrice, a sua volta sospeso e infine espulso dal Labour proprio per questioni legate all’antisemitismo.
La "classifica" delle sofferenze secondo Abbott
La vicenda nasce da una lettera scritta dalla deputata e pubblicata dall’Observer, l’edizione domenicale del Guardian, in risposta a un articolo apparso sul medesimo giornale che riportava uno studio accademico dell’Equality National Survey secondo cui ebrei, zingari e irlandesi, dunque non soltanto i neri, hanno sofferto abusi razzisti in Gran Bretagna. Abbott, che è di origine giamaicana, ha commentato nella sua lettera che questo non è esatto, affermando che ebrei e altre minoranze hanno indubbiamente sofferto “discriminazioni”, ma non vero e proprio razzismo, perché non sono stati costretti a sedere nei bus in posti differenti nell’America della segregazione razziale o non sono stati privati di tutti i loro diritti come accaduto ai neri in Sudafrica. Ha anche osservato che le discriminazioni subite da minoranze come gli ebrei, gli zingari o gli irlandesi sono analoghe a quelle sofferte dalle “persone con i capelli rossi”.
Nel tweet con cui ha successivamente risposto alle critiche scatenate dalle sue parole, la deputata ha affermato che una bozza non definitiva della lettera è stata pubblicata per sbaglio dall’Observer, ma ha egualmente presentato le sue scuse a chi si sia sentito offeso da quando ha detto. “Voglio ritirare le mie osservazioni”, ha proseguito. “Il razzismo ha molte forme, è innegabile che anche gli ebrei e altri ne abbiano sofferto i mostruosi effetti”.
Le critiche
Ma il passo indietro non ha risolto il problema. Il Board of Deputies of British Jews, una delle maggiori organizzazioni ebraiche del Regno Unito, ha definito “vergognosi” i suoi commenti iniziali e “del tutto non convincenti” le sue scuse. Karen Pollock, direttrice dell’Holocaust Educational Trust, ha affermato che “è sbagliato considerare l’antisemitismo una forma minore di razzismo”. Luciana Berger, una deputata laburista che aveva lasciato il partito durante la leadership di Corbyn dicendo di sentirsi vittima di antisemitismo ed è tornata a farne parte da quando il nuovo leader Keir Starmer si è impegnato a combattere ed espellere ogni traccia di antisemitismo dal partito, ha commentato che l’intervento di Abbott “fa tornare indietro il Labour”.
La battaglia di Starmer
Nel giro di poche ore la polemica ha spinto i vertici del partito a sospendere Abbott, nonostante le scuse, condannando la lettera “senza mezzi termini” e descrivendola come “profondamente offensiva ed errata”. Una decisione finale sulla permanenza o meno della deputata nel Labour verrà presa dagli organi dirigenti dopo un’indagine interna sull’accaduto. Il leader Starmer è particolarmente sensibile all’argomento: sua moglie è ebrea, i suoi figli hanno scelto la religione ebraica. “Se a qualcuno non piacciono i cambiamenti che ho introdotto sull’antisemitismo”, ha ammonito Starmer di recente, “la porta è aperta e può andarsene”.
Corbyn è sato espulso per avere rifiutato di accettare la propria responsabilità nell’antisemitismo di cui una commissione indipendente ha accusato il Labour sotto la sua guida. Ora anche Diane Abbott, da decenni incrollabile sostenitrice di Corbyn, è stata messa fuori dalla porta. Il virus antisemita è evidentemente ancora diffuso, e più duro da debellare del previsto, nella sinistra radicale britannica di cui Corbyn e Abbott sono fra i maggiori esponenti.