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La foto dell’Intelligenza artificiale che confonde la realtà

La foto creata dall'intelligenza artificiale 

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Amnesty International ha utilizzato un'immagine realizzata dall'IA per documentare le sommosse in Colombia del 2019. Alle polemiche il portavoce Riccardo Noury risponde che "non c’era alcuna intenzione di alterare la verità"
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La foto che vedete non è reale. E’ stata costruita dall’Intelligenza artificiale. Immortala l’arresto di una donna durante le sommosse del 2019 in Colombia duramente represse dai corpi speciali della polizia, con abusi, violenze, stupri e torture tutti denunciati dalle associazioni dei Diritti umani. Per settimane decine di migliaia di giovani e meno giovani erano scesi in piazza per protestare contro una legge di riforma fiscale e tributaria trasformando quelle manifestazioni di dissenso in una guerriglia alimentata anche, ma soprattutto, dalla reazione scomposta e brutale degli agenti che si sono accaniti con furia quasi selvaggia nei confronti di questa larga fetta della popolazione colombiana.

Amnesty International ha documentato bene quanto è accaduto. Ha scoperchiato una realtà che l’allora governo conservatore di Iván Duque aveva nascosto. Per farlo si è servita delle tante testimonianze dirette che ha tenuto segrete p…

La foto che vedete non è reale. E’ stata costruita dall’Intelligenza artificiale. Immortala l’arresto di una donna durante le sommosse del 2019 in Colombia duramente represse dai corpi speciali della polizia, con abusi, violenze, stupri e torture tutti denunciati dalle associazioni dei Diritti umani. Per settimane decine di migliaia di giovani e meno giovani erano scesi in piazza per protestare contro una legge di riforma fiscale e tributaria trasformando quelle manifestazioni di dissenso in una guerriglia alimentata anche, ma soprattutto, dalla reazione scomposta e brutale degli agenti che si sono accaniti con furia quasi selvaggia nei confronti di questa larga fetta della popolazione colombiana.

Amnesty International ha documentato bene quanto è accaduto. Ha scoperchiato una realtà che l’allora governo conservatore di Iván Duque aveva nascosto. Per farlo si è servita delle tante testimonianze dirette che ha tenuto segrete per garantire la loro incolumità. Le denunce contenute in decine di rapporti dettagliati e attendibili hanno messo in moto la magistratura che ha provveduto a individuare le singole responsabilità. Tra la polizia e gli arrestati. Ci sono ancora 100 detenuti in carcere ma anche decine di alti ufficiali condannati. 

Ma l’inserimento di questa e altre foto, tratte dall’Intelligenza artificiale, a corredo dell’ultimo rapporto ha sollevato un vespaio di polemiche. I fotografi e gli studiosi dei media hanno criticato con forza questa scelta ponendo un problema di credibilità. “Viviamo in un’era altamente polarizzata e piena di fake news”, ha osservato al Guardian Juancho Torres, fotoreporter che lavora a Bogotà. “Si dubita sempre più spesso della credibilità dei media. E come sappiamo, l’intelligenza artificiale mente. Che tipo di credibilità hai quando inizi a pubblicare immagini artificiose?”.

Il problema esiste e si pone sempre più spesso man mano che la I.A. perfeziona e arricchisce la sua memoria informatica. Si crea un distacco sempre più profondo tra realtà e finzione, si cancellano talenti, estri, successi e limiti. Si alimentano i dubbi e con questi si dà nuova benzina alle tesi complottiste dove ogni cosa, fatto, persona sono messi in discussione. Come principio. La verità non è quella che viene diffusa. Prevale un sospetto di tipo freudiano. Il tutto si annulla nel suo contrario. Le stesse denunce delle associazioni indipendenti rischiano di perdere quella credibilità che è alla base della loro esistenza. 

È così? “Amnesty International”, premette Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana, “sarà sempre riconoscente ai fotografi che anche a rischio della loro vita offrono un contributo fondamentale nella ricostruzione della verità. Ma in questo caso dobbiamo ricordare che si tratta delle manifestazioni avvenute nel 2021 in Colombia. Esisteva un pericolo concreto, enorme, di rappresaglie. Se le vittime di quella durissima repressione fossero state individuate rischiavano di essere anche uccise. Erano testimoni scomodi”.

Il problema tuttavia rimane. “Quando abbiamo deciso di pubblicare quelle foto” ricorda Noury, “sapevamo che si trattava di un caso unico. I profili dei poliziotti e della manifestante sono alterati, quasi goffi. Perfino i colori della bandiera colombiana sono posti in un ordine sbagliato. Non c’era alcuna intenzione di alterare la realtà con qualcosa di artificiale. Era solo un modo di proteggere persone che rischiavano di essere colpite. Pensare che Amnesty abbia usato un falso sarebbe grottesco, se non strumentale. Spesso, nel corso della nostra lunga attività, siamo ricorsi a disegni e fumetti per svelare le violazioni commesse per esempio in Eritrea e in altre realtà difficili. Per non parlare dei nomi inventati o solo indicati con una lettera proprio per rispettare la protezione che gli stessi testimoni ci chiedevano. Eppure, in quei casi nessuno ha protestato parlando di falsi”.

C’è un rischio concreto in futuro? “Il rischio esiste”, ragiona ancora Riccardo Noury. “Fino a quando Amnesty International non fisserà una sua policy sull’Intelligenza artificiale non ricorrerà più a queste soluzioni. Ma quando verrà stabilita sarà così restrittiva da essere usata solo in casi estremi”.