Ucraina, nell'ippodromo di Kiev tornano a correre i cavalli: “È la vita che rifiorisce”
dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Non è questa la controffensiva ucraina che tutti aspettano, ma sono in tremila a godersela sugli spalti. E "dai", e "forza!", e "è bellissimo, la vita rifiorisce", sorride Alexandra Voronina, commessa 39enne della gioielleria di Bulgari, spronando un binomio che pareva perduto, all'ultima curva, e invece toh, non puoi mai dire come andrà a finire. All'ippodromo di Kiev, da ieri, si torna a correre.
La stagione ricomincia, c'è la folla e all'arrivo applaudono tutti come matti. Avete scommesso? Siete tifosi?. "Ma no, c'era la notizia della riapertura sui notiziari e siamo venuti a vedere. Che spettacolo meraviglioso, i cavalli sono bellissimi", dice Nikita Kravchenko, negoziante 26enne. Anche loro sono reduci da un incubo come gli uomini. Chiusi nella stalla per due mesi, all'inizio dell'invasione. "Durante la prima fase della guerra è stato molto difficile - raccont…
ODESSA - Non è questa la controffensiva ucraina che tutti aspettano, ma sono in tremila a godersela sugli spalti. E "dai", e "forza!", e "è bellissimo, la vita rifiorisce", sorride Alexandra Voronina, commessa 39enne della gioielleria di Bulgari, spronando un binomio che pareva perduto, all'ultima curva, e invece toh, non puoi mai dire come andrà a finire. All'ippodromo di Kiev, da ieri, si torna a correre.
La stagione ricomincia, c'è la folla e all'arrivo applaudono tutti come matti. Avete scommesso? Siete tifosi?. "Ma no, c'era la notizia della riapertura sui notiziari e siamo venuti a vedere. Che spettacolo meraviglioso, i cavalli sono bellissimi", dice Nikita Kravchenko, negoziante 26enne. Anche loro sono reduci da un incubo come gli uomini. Chiusi nella stalla per due mesi, all'inizio dell'invasione. "Durante la prima fase della guerra è stato molto difficile - racconta la 33enne Ekaterina Shapoval che gestisce all'ingresso il negozio Happy Horse - i cavalli sono rimasti qui e una ventina di persone vivevano con loro, nelle stalle o negli annessi. Se ne prendevano cura ma non c'era abbastanza cibo né medicine e ci hanno dato un'enorme mano i volontari".
Il 24 febbraio dell'anno scorso l'ippodromo di Kiev è diventato una comune, un esercizio di sopravvivenza multi specie. E lo è ancora oggi. Ecco Spiridon Kirillovich Ksenofontov, 81 primavere e una gran voglia di serenità e di cavalli. È un master rider, lan fantino anziano, e la settimana scorsa ha vinto il bronzo al "Premio di primavera per Oryol Trotters of Older Age" con una trottatrice francese di due anni, Lexica. Ci lavora da una vita, coi cavalli. Cinquantanni all'ippodromo di Kharkiv, ma il 25 aprile dell'anno scorso il suo appartamento è stato bombardato e lui e sua moglie sono fuggiti, "salvi per miracolo". Sono saliti sul treno e sono arrivati a Kiev: non avevano più nulla. Il suo amico Viktor Bukreev, un fantino professionista 55enne, li ha sistemati in una minuscola stanza della stalla. La loro casa, anche oggi, è questa.
Elena Sergeevna, 75 anni, e Spiridon sono pensionati, ma lui allena 6 cavalli. Victor invece ne addestra sette per tre proprietari diversi: "Durante la guerra se ne andarono al sicuro con le famiglie e io mi trasferii dal mio appartamento di Kiev in una stanza nella stalla. Ci ho vissuto fino allo scorso maggio. Abbiamo 15 stalle nell'ippodromo e in ognuna hanno soggiornato una o due persone. Venivano qui a loro rischio e pericolo per non lasciare gli animali, nutriti a proprie spese. Mancava tutto, ma i tedeschi degli ippodromi di Amburgo e Berlino ci hanno aiutato molto, ci hanno inviato quattro camion di mangime".
Nella casa comune dell'ippodromo ancora oggi vivono alcune famiglie, condividono gli spazi con gli animali. Camere o stalle ai lati e fienile al centro; cani e gatti dappertutto. Nell'edifico centrale c'era una postazione della difesa territoriale. Le piste dove oggi si sono sfidati i binomi in sei corse erano sventrate da lunghe trincee. "C'erano rigide restrizioni - raccontano - non potevi uscire né portare fuori i cavalli, né accendere la luce. Per fortuna dietro le stalle c'è un piccolo recinto con una giostra meccanica dove gli animali venivano condotti, a turno, per una sgambata".
Ora è un altro mondo: sono tornati 50 dipendenti e hanno rimesso tutto a posto. Resta qualche segno qua e là, come i fori dei proiettili su qualche finestra e una cassa vuota di legno dove c'erano le munizioni, ma la guerra pare lontana anche se non lo è: "Mi raccomando, correte nella stazione della metropolitana "Ippodromo" in caso di allarme aereo". Evgeny Dryapachenko, giudice capo delle gare che lavora qui dal 1969, dice che "l'anno scorso è stato il peggiore nella lunga storia di questo glorioso impianto". Ma ora si riparte, si guarda avanti con fiducia nella vita. La gara ieri era in formato "allenamento", ma presto si farà sul serio. "Spero aprano caffè e ristoranti, sarebbe magnifico qui", dice Ekaterina Ivanova, designer 33enne. Come sembra lontana, Bakhmut.
(Ha collaborato da Kiev Marianna Komissarova)