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Dopo le accuse del ministro Darmanin Roma e Parigi al lavoro: contatti per superare la crisi

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A sancire la distensione potrebbe però essere Mattarella, atteso in Francia l’8 giugno
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PARIGI — Abbassare i toni, evitare nuove dichiarazioni polemiche e intanto guadagnare tempo per concordare una via d’uscita alla nuova crisi diplomatica tra Roma e Parigi. Quasi una settimana dopo l’attacco del ministro Gérald Darmanin alla premier Giorgia Meloni non è stata ancora individuata una soluzione condivisa per archiviare il caso. Ma la svolta potrebbe venire da un contatto bilaterale tra Meloni ed Emmanuel Macron.

Tra le due capitali si valuta una possibile telefonata tra i due leader, magari cogliendo l’opportunità della fitta attualità internazionale. Le occasioni per vedersi e parlarsi nelle prossime settimane non mancheranno, a cominciare dal G7 in Giappone tra meno di dieci giorni, fino al Consiglio europeo di fine giugno. In mezzo ci sono diversi appuntamenti a Parigi come il summit organizzato dall’Eliseo per un Nuovo patto finanziario mondiale e il Salone dell’aeronautica del Bourget, snodo importante …

PARIGI — Abbassare i toni, evitare nuove dichiarazioni polemiche e intanto guadagnare tempo per concordare una via d’uscita alla nuova crisi diplomatica tra Roma e Parigi. Quasi una settimana dopo l’attacco del ministro Gérald Darmanin alla premier Giorgia Meloni non è stata ancora individuata una soluzione condivisa per archiviare il caso. Ma la svolta potrebbe venire da un contatto bilaterale tra Meloni ed Emmanuel Macron.

Tra le due capitali si valuta una possibile telefonata tra i due leader, magari cogliendo l’opportunità della fitta attualità internazionale. Le occasioni per vedersi e parlarsi nelle prossime settimane non mancheranno, a cominciare dal G7 in Giappone tra meno di dieci giorni, fino al Consiglio europeo di fine giugno. In mezzo ci sono diversi appuntamenti a Parigi come il summit organizzato dall’Eliseo per un Nuovo patto finanziario mondiale e il Salone dell’aeronautica del Bourget, snodo importante per l’industria europea della Difesa.

Finora l’Eliseo ha evitato di commentare direttamente lo scontro. E così la premier fino a lunedì sera, quando ha risposto a una domanda. «Io avevo parlato con Macron il giorno prima», ha spiegato, riferendosi al giovedì in cui Darmanin ha fatto la sua incauta sortita, e sottolineando così una «discrasia tra interlocuzioni pubbliche e private» nella relazione bilaterale. «A me pare che sia più un tema di politica interna dei francesi – ha proseguito Meloni – però consiglio prudenza sul fatto di utilizzare altri governi per regolare i conti di politica interna, è una cosa che normalmente non si fa».

Le dichiarazioni della premier – che contestualizzano la polemica nel gioco interno tra macronisti e Marine Le Pen – sono state interpretate positivamente nell’entourage del capo di Stato. Darmanin non è stato sconfessato pubblicamente, ma ha ricevuto pochi sostegni. E non ha raccolto neanche applausi dalla destra dei Républicains a cui la maggioranza guarda per stabilizzarsi in parlamento. «Una strumentalizzazione per deviare l’attenzione», ha commentato Eric Ciotti, segretario dei Républicains.

I segnali arrivati dal governo francese sono stati quasi tutti di distensione, dal comunicato del ministero degli Esteri pubblicato a tempo di record all’intervento della premier Elisabeth Borne che ha auspicato un «dialogo pacificato».

Ancora una volta potrebbe essere Sergio Mattarella a suggellare la riconciliazione. Il capo di Stato è invitato a Parigi l’8 giugno – senza che ci sia ancora conferma ufficiale dal Quirinale – per l’inaugurazione della mostra “Naples à Paris”, uno degli eventi culturali dell’anno con il prestito eccezionale delle opere del museo Capodimonte. Ma anche se le relazioni istituzionali ripartiranno, i rapporti politici continueranno a essere tesi. In vista delle europee della prossima primavera, Macron sogna infatti di compattare un fronte progressista contro quello dei conservatori.