Ucraina, l'arsenale di Kiev è pronto a sfondare: “Putin non ha più tempo”
dal nostro inviato Paolo Brera(reuters)
KIEV - In tutti i piani di scenario elaborati dai partner occidentali di Kiev per valutare l'esito della controffensiva, anche nei più prudenti, il risultato è sempre lo stesso: secondo quanto riferiscono a Repubblica fonti Nato, il presidente russo Vladimir Putin "ha pochi giorni per convincersi a trattare" risparmiando a se stesso e al suo Paese una grave sconfitta, ed evitando una carneficina di russi e ucraini.
I tentativi diplomatici in corso - l'iniziativa di papa Francesco e la mediazione cinese - sono l'ennesima chance offerta al presidente russo. Ma il tempo è agli sgoccioli, per la Nato la controffensiva "è già cominciata". A est, nel Donbass, le operazioni sono in corso con "la sistematica distruzione con i droni dei carri armati, e con il depotenziamento della forza militare russa", ha confermato ieri al Guardian il colonnello Roman Kostenko.
Ci si è chiesti quali direzioni avrebbe pr…
KIEV - In tutti i piani di scenario elaborati dai partner occidentali di Kiev per valutare l'esito della controffensiva, anche nei più prudenti, il risultato è sempre lo stesso: secondo quanto riferiscono a Repubblica fonti Nato, il presidente russo Vladimir Putin "ha pochi giorni per convincersi a trattare" risparmiando a se stesso e al suo Paese una grave sconfitta, ed evitando una carneficina di russi e ucraini.
I tentativi diplomatici in corso - l'iniziativa di papa Francesco e la mediazione cinese - sono l'ennesima chance offerta al presidente russo. Ma il tempo è agli sgoccioli, per la Nato la controffensiva "è già cominciata". A est, nel Donbass, le operazioni sono in corso con "la sistematica distruzione con i droni dei carri armati, e con il depotenziamento della forza militare russa", ha confermato ieri al Guardian il colonnello Roman Kostenko.
Ci si è chiesti quali direzioni avrebbe preso: ora abbiamo una risposta, ed emerge anche quale sia l'obiettivo e soprattutto - secondo i calcoli elaborati a Washington e Bruxelles - l'esito di una battaglia convenzionale: entro fine anno - se Putin non sorprenderà il mondo accettando di liberare i territori che ha occupato - la Russia "sarebbe comunque costretta a accettare una trattativa", e lo farebbe avendo perso "molti uomini e terreno".
La controffensiva poggia su una dotazione militare tecnologicamente avanzata che "corrisponde al 99% delle richieste" fatte dal governo ucraino. La settimana scorsa il Consigliere Usa per la sicurezza, John Kirby, di fronte alle richieste di missili a lungo raggio Atacms e degli "indispensabili" F-16 aveva messo i puntini sulle 'i': "Gli Stati Uniti hanno già fornito all'Ucraina praticamente tutto il necessario".
Il contingente militare reclutato e destinato da Kiev alla controffensiva è stato interamente addestrato dalla Nato, e se nella prima fase della guerra gli ucraini sono riusciti a resistere utilizzando le vecchie armi sovietiche, adesso avranno solo moderne armi occidentali. Con queste premesse, tutte le elaborazioni hanno dato lo stesso esito.
Esiste la concreta possibilità che il successo vada anche oltre, e il crollo delle difese russe consenta "l'ingresso in forze nel nord della penisola" occupata. Sarebbero i partner occidentali, spiegano fonti Nato, a intervenire per lasciare alla Russia una via d'uscita.
Il successo teorico in battaglia non vuol dire che sia semplice né che non si traduca in un massacro. La Nato valuta come "molto valida" la qualità delle fortificazioni russe nelle province di Kherson e Zaporizhzhia. Sarebbero bastioni insuperabili con le vecchie armi sovietiche, non lo sono con quelle precise ed efficaci che l'Occidente ha fornito a Kiev.
Kiev ne è consapevole: "Dobbiamo liberare i nostri territori, vogliamo porre definitivamente fine alla guerra entro l'inverno", ha detto ieri il consigliere per la Sicurezza ucraino, Oleksiy Danilov. Nulla è per sempre: sarà il momento per mettersi concretamente a un tavolo a discutere.
Quanto a Zelensky e al suo governo, che oggi rifiutano un cessate il fuoco senza la liberazione dei territori occupati, avranno avuto tutto l'appoggio occidentale richiesto per metterla in atto, e non potranno che accettare di sedersi al tavolo.