Aibolit, il comandante ucraino alla riconquista di Bakhmut: "La controffensiva è iniziata il 6 maggio, uccisi 170 russi ogni km quadrato"
di Fabio TonacciGeometria della controffensiva ucraina. Il comandante Aibolit nella vita di prima faceva l'ingegnere edile, è uomo di poca arte e molti numeri, abituato a tracciare linee, usare la squadra, misurare. Dev'essere per questo che, dopo aver guidato un manipolo di soldati dentro le linee russe, si è appuntato su un foglio di quaderno la formula della riconquista di Bakhmut. "Siamo avanzati per due chilometri e mezzo e la Wagner in questa stessa area ha perso 500 combattenti, in media fanno 170 uccisi per chilometro quadrato. L'area l'abbiamo ripresa in due giorni, con una controffensiva divisa in due fasi. Secondo i miei calcoli, ci sono buone possibilità che entro la fine dell'estate la città sarà di nuovo nostra". La città, o, per meglio dire, il poco che ne resta.
Aibolit ha 46 anni, è il comandante della 2° compagnia d'assalto che fa parte di quella 3° Brigata che sta recuperando terreno, dopo u…
Geometria della controffensiva ucraina. Il comandante Aibolit nella vita di prima faceva l'ingegnere edile, è uomo di poca arte e molti numeri, abituato a tracciare linee, usare la squadra, misurare. Dev'essere per questo che, dopo aver guidato un manipolo di soldati dentro le linee russe, si è appuntato su un foglio di quaderno la formula della riconquista di Bakhmut. "Siamo avanzati per due chilometri e mezzo e la Wagner in questa stessa area ha perso 500 combattenti, in media fanno 170 uccisi per chilometro quadrato. L'area l'abbiamo ripresa in due giorni, con una controffensiva divisa in due fasi. Secondo i miei calcoli, ci sono buone possibilità che entro la fine dell'estate la città sarà di nuovo nostra". La città, o, per meglio dire, il poco che ne resta.
Aibolit ha 46 anni, è il comandante della 2° compagnia d'assalto che fa parte di quella 3° Brigata che sta recuperando terreno, dopo un inverno di modesti ma continui arretramenti che hanno portato i russi a controllare l'80 per cento di Bakhmut. Si fa chiamare come il protagonista di una celebre favola per bambini sovietica, il dottor Aibolit. Mentre a Kiev nicchiano, e volutamente farfugliano, quando si chiedono informazioni sulla controffensiva, il comandante, in quest'intervista via Signal e accompagnata da un tappeto sonoro di esplosioni neanche troppo lontane, ha il merito di fissare un punto nel tempo. "La mattina del 6 maggio i miei superiori ci hanno ordinato di partecipare alla controffensiva generale, seguendo il piano preparato da settimane".
Come sta conducendo l'operazione?
"Abbiamo attaccato da sud, sotto Bakhmut, e li abbiamo spinti indietro. Per mesi ci hanno lanciato addosso la loro carne (intende i detenuti russi arruolati dalla Wagner, ndr), costringendoci a rinculare di 20-30 metri al giorno e a resistere in un fazzoletto urbano. Nelle quarantotto ore dell'offensiva, ne abbiamo eliminati almeno ottanta".
L'obiettivo è circondarli?
"Senta, a me viene assegnato un compito e lo eseguo. Tutto qua. Non so quale sia la strategia del comando e anche se la sapessi non gliela direi. Certo, circondarli ha senso: sempre meglio accerchiarli che attaccarli frontalmente".
Sono mesi che si parla della controffensiva. Perché è partita adesso?
"Abbiamo accumulato sufficienti forze e risorse. E il meteo ora ci aiuta, è arrivato il caldo. La mia compagnia è qui dall'8 gennaio scorso. D'inverno combattere è un incubo, fa un freddo del diavolo, non senti neanche il dito sul grilletto del fucile e la terra è ghiacciata. Ora è il momento ideale per gli assalti".
Non può essere solo una questione di meteo.
"Sole e M113... Sono i mezzi corazzati che ci hanno donato i Paesi baltici e l'Australia, montano una mitragliatrice da 12,7 millimetri e resistono ai colpi molto meglio dei Bmp-1 sovietici che avevamo in dotazione. L'opzione migliore sarebbe un carro armato leggero o un veicolo da combattimento di fanteria tipo Bradley, con un cannone automatico da 30 mm, ma non ce li hanno forniti".
Sono già in funzione i missili britannici a lunga distanza?
"Non li ho visti da queste parti. Avevamo gli Himars, ci hanno dato una gran mano".
La controffensiva è solo a Bakhmut o su tutta la linea del fronte?
"Dubito che sia solo qui. Da quel che so, attacchiamo lungo tutta la linea di contatto anche in punti dove il nemico non se l'aspetta".
È vero che la 3° Brigata d'assalto è composta da soldati del reggimento Azov?
"Più precisamente, dai veterani dell'Azov. Come me. Il reggimento è ancora attivo, la 3° Brigata ha 5 mila combattenti ed è composta per la maggior parte da volontari dell'Azov congedati prima della guerra, dal 2017 al 2020".
Prigozhin, il fondatore della Wagner, si lamenta col Cremlino perché i suoi uomini sono a corto di munizioni. Le risulta?
"Non ho visto alcuna diminuzione nel numero dei colpi della loro artiglieria".
Sostiene che se lui si ritirasse, i russi perderebbeo Bakhmut in poche ore.
"L'unica loro vera forza è la quantità di carne. Hanno un numero enorme di combattenti senza capacità militare, con le granate che hanno preso in qualche galera. I soldati professionisti non si vedono al fronte, rimangono nelle retrovie. Qui mandano gli zombie".
È vero che alcune unità regolari russe sono scappate da Bakhmut contravvenendo agli ordini?
"Durante i due chilometri e mezzo di controffensiva ci siamo scontrati con i soldati della 72° Brigata, della 3° unità d'assalto Wagner e della 54° brigata. I wagneriani non si sono arresi, anche perché se lo fanno Prigozhin gli spacca la testa con la mazza. Ho visto invece quelli della 72° gettare a terra le armi, togliersi i giubbotti antiproiettile e correre via. E non recuperano i loro morti sul campo di battaglia. Mai. Li lasciano qui, giacciono ovunque attorno a noi. Adesso, con il caldo, i cadaveri cominciano a puzzare".