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Il guru dei sondaggi, i finanziamenti a pioggia e i media sotto controllo: ecco le carte di Erdogan

Ha pochi consiglieri di cui si fida, ma è stato lui a scegliere da solo la strategia elettorale intransigente su Lgbtq, curdi e religione
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ANKARA - Il viale che costeggia il quartier generale dell'Akp, un palazzone di vetro e cemento alla periferia occidentale di Ankara, è gremito di persone. Sono le 2 del mattino di lunedì, le tv di Stato hanno appena diffuso gli ultimi dati del primo turno delle presidenziali: sarà ballottaggio, ma la folla di sostenitori dell'Akp è già corsa a celebrare il suo leader. Recep Tayyip Erdogan non si sottrae: dal terrazzo all'ultimo piano, il "balcony speech" dei discorsi della vittoria, afferra il microfono e intona una "canzone d'amore" per il suo popolo.

L'uomo che da 20 anni guida la Turchia sa di essere a un bivio decisivo. Per la prima volta non ha stravinto un'elezione al primo colpo, nonostante il controllo sui media e sulle istituzioni, ma ha di nuovo dimostrato di essere un fuoriclasse delle campagne elettorali con una strategia fondata su tre assi - la patria, i soldi, l'identità - e un ma…

ANKARA - Il viale che costeggia il quartier generale dell'Akp, un palazzone di vetro e cemento alla periferia occidentale di Ankara, è gremito di persone. Sono le 2 del mattino di lunedì, le tv di Stato hanno appena diffuso gli ultimi dati del primo turno delle presidenziali: sarà ballottaggio, ma la folla di sostenitori dell'Akp è già corsa a celebrare il suo leader. Recep Tayyip Erdogan non si sottrae: dal terrazzo all'ultimo piano, il "balcony speech" dei discorsi della vittoria, afferra il microfono e intona una "canzone d'amore" per il suo popolo.

L'uomo che da 20 anni guida la Turchia sa di essere a un bivio decisivo. Per la prima volta non ha stravinto un'elezione al primo colpo, nonostante il controllo sui media e sulle istituzioni, ma ha di nuovo dimostrato di essere un fuoriclasse delle campagne elettorali con una strategia fondata su tre assi - la patria, i soldi, l'identità - e un manipolo di uomini fedeli.

Quando nel 2019 gli predisse che avrebbe perso per la prima volta le elezioni a Istanbul e Ankara, Ertan Aydin fu messo da parte nell'Akp. Il presidente era contrariato dalle analisi di questo brillante e irriverente ex parlamentare, sondaggista e politologo. A gennaio, con i sondaggi in picchiata, l'ha chiamato a guidare la sua campagna elettorale.

Aydin è l'uomo che si è inventato l'idea del "nuovo secolo turco", sfruttando la coincidenza delle elezioni con l'anno in cui la Repubblica festeggia il centenario dalla fondazione e ha impostato la campagna tutta sui successi di 20 anni di governo Erdogan: la costruzione di infrastrutture come autostrade e dighe, la moltiplicazione delle fabbriche, la crescita dell'industria della difesa. E la promessa di una nuova grandeur, basata sulla ricerca e le tecnologie. Così si spiegano per esempio le immagini di Erdogan alla guida dell'auto elettrica made in Turkey durante la campagna elettorale, o l'inaugurazione della nuova portaerei Anadolu ormeggiata sul Bosforo dieci giorni prima del voto.

Aydin è un tassello importante di quello che nei circoli dell'Akp chiamano l'"A team" del presidente, ma non l'unico. Nel cerchio fedele di consiglieri e strateghi ci sono Hasan Dogan, il capo di gabinetto; Ali Ihsan "Mucahit" Aslan, 55 anni, il più giovane dei fondatori dell'Akp e ora vicepresidente del partito responsabile degli affari elettorali; Fahrettin Altun, il potente direttore delle Comunicazioni della presidenza, e Numan Kurtulmus, il presidente di un ristretto comitato strategico del partito di cui fa parte anche ?brahim Kal?n, il portavoce di Erdogan.

"Hanno tutti un peso nelle scelte di campagna elettorale, ma alla fine chi decide è Erdogan. E il presidente ha deciso, nella seconda parte della campagna elettorale, di non ascoltare i consigli dei suoi che gli suggerivano un approccio super partes, moderato, ma si è lanciato in quello in cui eccelle, una campagna molto polarizzante", dice Ragip Soylu, giornalista turco che segue da tempo l'Akp. Erdogan ha accusato lo sfidante Kemal Kilicdaroglu di essere colluso con i "terroristi", per via dell'alleanza con l'Hdp, facendo leva sulla paura del terrorismo diffusa nella società turca. Ma anche accusato l'opposizione di minacciare la famiglia tradizionale con ideologie "perverse Lgbt": una politica dell'identità, in cui rientra anche l'alleanza con un partito islamista radicale, e una demonizzazione dell'avversario che si sono ancora una volta rivelati efficaci.

"Erdogan ha ancora una base devota di elettori religiosi che lo vedono come il tanto atteso salvatore che sta finalmente facendo di nuovo grande e musulmana la Turchia", scrive Mustafa Aykol, intellettuale turco e analista del Cato Institute. "La 'destra religiosa' costituisce più della metà della società turca". A loro parla Erdogan quando sceglie per esempio di trascorrere la sera prima del voto in preghiera a Santa Sofia, che lui ha voluto fosse riconvertita in moschea, trasmesso da tutte le tv. Il controllo dei media è un pezzo importante della sua macchina del consenso. La sera del venerdì pre-elettorale, per dire, la sua intervista è stata mandata in onda da oltre 20 canali, un accesso impensabile per lo sfidante Kilicdaroglu: sebbene l'opposizione possieda una sua tv, Halk, e sia sostenuta da alcuni altri media più indipendenti, la sproporzione è evidente.

Ma il presidente ha coltivato i consensi anche grazie a cospicue risorse statali. Ha promesso aumenti di salari e pensioni, ha sovvenzionato le bollette dell'elettricità e del gas, si è fatto fotografare mentre distribuiva denaro in contanti agli elettori e ai bambini, come un padre premuroso. "L'Akp, con i suoi 21 anni di esperienza al potere, ha utilizzato i mezzi dello Stato per realizzare trasferimenti sociali e ha creato una massa fedele di persone che si sono precipitate alle urne con il timore che, se Erdogan se ne fosse andato, avrebbero perso aiuti e sovvenzioni", dice Nevzat Çiçek, direttore dell'Indipendent Turchia.

Di fronte alla minaccia di essere travolta dagli sviluppi della tecnologia e della scienza, la parte più fragile e conservatrice della società ha cercato riparo, nell'identità e nella benevolenza di "un padre premuroso".