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Il Brasile contro la Spagna per gli insulti a Vinicius. I cori razzisti allo stadio sono ormai un tema politico

L'attaccante del Real Madrid era stato preso di mira dagli spalti del Valencia e si era indignato contro l'indifferenza degli organismi del calcio. Le parole dure di Lula dal G7, la rabbia sui social, convocato l'ambasciatore. Il premier Sanchez difende il suo pase, telefonate incrociate tra i ministri. Gilberto Gil: "Non è un episodio singolo"
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I cori razzisti contro Vinicius Junior, l’attaccante del Real Madrid, sono diventati in affare di Stato in Brasile. Bersagliato da offese sempre più violente nel corso di tutta la stagione, il calciatore alla fine è sbottato domenica scorsa mentre dagli spalti del Valencia gli gridavano: “Scimmia, scimmia!”. Vini, come lo chiamano, non ha retto la tensione. Si è ribellato e ha chiesto all’arbitro di intervenire. Lo prevede il regolamento Fifa. La partita è stata interrotta, ma poi subito è ripresa e l’ondata di insulti è passata sotto silenzio a livello federale. A pagare è stato l’attaccante: è stato espulso per proteste. 

Real Madrid, Vinicius furioso con il pubblico del Valencia che gli urla "scimmia"

Ma ci ha pensato il presidente della Liga, Javier Tebas, a versare altra benzina su un incendio che stava divampando per le strade di gran p…

I cori razzisti contro Vinicius Junior, l’attaccante del Real Madrid, sono diventati in affare di Stato in Brasile. Bersagliato da offese sempre più violente nel corso di tutta la stagione, il calciatore alla fine è sbottato domenica scorsa mentre dagli spalti del Valencia gli gridavano: “Scimmia, scimmia!”. Vini, come lo chiamano, non ha retto la tensione. Si è ribellato e ha chiesto all’arbitro di intervenire. Lo prevede il regolamento Fifa. La partita è stata interrotta, ma poi subito è ripresa e l’ondata di insulti è passata sotto silenzio a livello federale. A pagare è stato l’attaccante: è stato espulso per proteste. 

Real Madrid, Vinicius furioso con il pubblico del Valencia che gli urla "scimmia"

Ma ci ha pensato il presidente della Liga, Javier Tebas, a versare altra benzina su un incendio che stava divampando per le strade di gran parte della Spagna, sui muri, sui giornali sportivi, fino al culmine di un manichino appeso dai tifosi dell’Atlético Madrid da un ponte vicino allo stadio del Real con indosso la maglia di Vinicius. Tebas si è schierato con gli organismi del calcio e ha difeso l’operato dell’arbitro. Ha rimproverato il calciatore per le sue reazioni: “Non possiamo permettere che venga lesa l’immagine di una competizione che è soprattutto simbolo di unione tra i popoli, dove ogni giorni più di 200 giocatori di 42 diversi club ricevono la stima e l’affetto dei tifosi”. 

La frase è stata accolta con un vero boato virtuale sulla rete in Brasile. Il sindaco di Rio, Eduardo Paes, si è scagliato contro il capo della Lega calcio spagnola: “Vaffanculo figlio di puttana”, ha scritto su twitter. “Vuoi dare la colpa alla vittima, idiota?”. L’incendio si è esteso ai massimi dirigenti del calcio mondiale. In un crescendo di reazioni, commenti, prese di posizione, è sceso in campo anche Gianni Infantino, presidente della Fifa. “Condanniamo fermamente quando è accaduto”, ha scritto. “Abbiamo bisogno di un’istruzione specifica nelle scuole e dobbiamo implementare il processo in tre fasi durante le partite in caso di razzismo….”. 

Ma era tardi, troppo tardi. Il presidente Lula ne aveva parlato addirittura al G7 di Hiroshima: “Penso che sia importante che la Fifa, il campionato spagnolo e le leghe degli altri Paesi prendano misure serie. Non possiamo permettere che il fascismo e il razzismo finiscano per dominare negli stadi di calcio”. La Spagna e il calcio spagnolo hanno fatto muro. Il premier Pedro Sánchez ha respinto le accuse e ribadito che il suo paese “non è razzista”. Il Brasile ha replicato mettendo in moto tutto il suo apparato diplomatico e governativo. La ministra dell’uguaglianza razziale, Anielle Franco, ha telefonato alla vicepresidente spagnola Yolanda Díaz subito dopo la partita di domenica. Le ha chiesto una “presa di posizione diretta” del governo. E’ stato convocato l’ambasciatore spagnolo in Brasile a cui sono stati consegnati messaggi di durissima protesta. La vice ministra degli Esteri, Maria Laura da Rocha, ha ribadito: “Più che la cattiveria dei tifosi che si sono scagliati con gli insulti, quello che fa paura è la persistenza dei crimini commessi contro l’atleta brasiliano”. 

La condanna accomuna ogni responsabile sportivo e politico del paese. Si critica soprattutto l’inerzia dei funzionari sportivi spagnoli a cui si è sommata la reazione un po’ piccata di Sánchez. “La loro posizione - ha tuonato il ministro dei Diritti Umani Silvio Almeida - è criminale. Rileva un’innegabile collusione con il razzismo. Lascio a Vinicius il mio abbraccio e la certezza che sarò al suo fianco”. Con una mossa inedita i ministeri Esteri, Diritti Umani, Sport e Uguaglianza razziale hanno pubblicato un comunicato nel quale si stigmatizzano la lunga serie di episodi accaduti nel più recente passato culminati in quello grave di domenica scorsa. “Purtroppo - si legge nella nota - non sono state prese finora misure efficaci per prevenire ed evitare il ripetersi di questi atti di razzismo”. Una vera levata di scudi. 

L’immagine della Spagna è offuscata in Brasile. Ed è un sentimento molto diffuso. Gilberto Gil ha ricordato che i cori che hanno preso di mira Vinicius Jr sono avvenuti in tutti gli stadi. “Non è un singolo episodio”, dice il popolare musicista. “C’è una tendenza preoccupante che vorrei la storia contradicesse”. Ma la tendenza si accentua. La stampa spagnola difende il suo calcio, i tifosi e condanna il calciatore. Sui social lo accusano di esagerare. L’effetto è contagioso: gli attacchi razzisti dominano i notiziari e liti sulle radio. Persino per strada Vincius Jr viene raggiunto da insulti e offese. Era già accaduto, adesso sono una valanga. 

Il problema resta e il calcio spagnolo non è riuscito mai ad affrontarlo in modo efficace. Tutte le misure adottate dalle società, i regolamenti sanzionatori della Federazione, le denunce presentate in Procura si sono dimostrate armi spuntate. Il Real Madrid è il solo club a reagire. Ha criticato le dichiarazioni di Luis Rubiales: “Come capo del calcio spagnolo e dell’establishment arbitrale ha permesso che non fosse intrapresa un’azione di forza, secondo i protocolli Fifa. Proprio domenica l’arbitro e i responsabili del VAR si sono sottratti alle loro responsabilità e hanno preso decisioni scorrette sulla base di immagini incomplete”. Inutili anche le denunce. Finora ce ne sono state nove; solo due le condanne. Con quella di domenica sono salite a dieci. Il tema è ormai politico.