Medici con l’Africa: "'Aiutiamoli a casa loro' non deve essere uno slogan, al continente servono medici e infermieri"
di Iacopo Scaramuzzi“Quando sento dire “aiutiamoli a casa loro” mi viene da commentare: “Magari! Ma aiutiamoli davvero, non con le briciole”. Don Dante Carraro è direttore del Cuamm, Medici con l’Africa, che da oltre 70 anni si spende per la salute delle popolazioni africane.
In occasione dell’Africa day che si celebra il 25 maggio la ong, nata nel 1950 a Padova come “Collegio universitario aspiranti medici missionari”, punta a triplicare il numero di medici e infermieri che ogni anno forma nel continente africano.
“Quando sento dire “aiutiamoli a casa loro” mi viene da commentare: “Magari! Ma aiutiamoli davvero, non con le briciole”. Don Dante Carraro è direttore del Cuamm, Medici con l’Africa, che da oltre 70 anni si spende per la salute delle popolazioni africane.
In occasione dell’Africa day che si celebra il 25 maggio la ong, nata nel 1950 a Padova come “Collegio universitario aspiranti medici missionari”, punta a triplicare il numero di medici e infermieri che ogni anno forma nel continente africano.
Lo vogliamo fare coinvolgendo le istituzioni, la società civile, le università. Abbiamo tanti giovani medici che stanno finendo la specializzazione e trascorrono sei mesi, un anno in Africa, collaborano con i colleghi locali, stabiliscono relazioni preziose, tornano con una vita cambiata. Costruiscono ponti.
La situazione in Africa è peggiorata?
“Sì. L’Africa ha già una condizione di partenza molto particolare, in particolare dal punto di vista sanitario. In Etiopia, per fare qualche esempio, su 120 milioni di abitanti ci sono meno di 100 ortopedici in tutto il paese, tanti quanti ce ne sono solo a Padova. Un bambino che cade dall’albero e non si può curare diventa un peso per la società anziché un contributo per il suo futuro.
A fronte di questa crisi economica e sociale, la gente scappa. È il grande fenomeno migratorio che vediamo sulle nostre coste, ma quel che vediamo è il cinque, forse il dieci per cento delle migrazioni, perché la stragrande maggioranza degli spostamenti avviene all’interno dell’Africa, da un Paese all’altro.
Si dice “aiutiamoli a casa loro” ma è spesso uno slogan per respingere gli immigrati, al quale slogan non corrisponde poi un vero aiuto…
“Esatto! Quando sento dire “aiutiamoli a casa loro” mi viene da commentare: “Magari! Ma aiutiamoli davvero, non con le briciole! Non con gli scarti! Guardiamo alla Cina: aiuta l’Africa, non lo fa gratuitamente, lo sappiamo, ma lo fa in modo massiccio. Ha rapporti bilaterali con ognuno dei 54 paesi africani.
La Cina è andata ad Adis Abeba e ha chiesto: cosa vi serve? Il palazzo dell’Unione Africana, lo ha costruito e lo ha donato, con la targa “Aid of China”. Ma allora, dico: un continente come l’Europa, che ha cultura, conoscenza, know how tecnico, scientifico, medico, con tanti giovani disposti a muoversi, perché non può dare un contributo significativo, coerente con quello che siamo.
Papa Francesco nel corso del suo recente viaggio in Congo e Sud Sudan ha detto: “l’Africa non è una miniera da sfruttare”
“Purtroppo c’è ancora questo, ci sono tante situazioni che ho visto con i miei occhi. Anche l’attuale guerra in Sudan è legata, tra l’altro, all’estrazione dell’oro. E invece bisogna dare opportunità di crescita all’Africa.