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Ucraina, il generale americano Ben Hodges: “Riconquistare la Crimea è possibile nel 2023. Legittimo per Kiev colpire il territorio russo”

Ben Hodges (Foto di Antonello Guerrera) 
Intervista all’ex capo delle forze armate Usa in Europa: perché riprendere la penisola è la vera svolta anche per l’ingresso di Kiev nella Nato, le minacce “fasulle" di Mosca sulle armi nucleari, i "timori ingiustificati" di Biden, la legittimità degli ucraini di colpire obiettivi in territorio russo e che cosa davvero significa “vittoria" per gli ucraini 
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LONDRA - "L'Ucraina potrà trovare la pace e tornare alla normalità solo riconquistando la Crimea. Presto, dopo l'inizio della controffensiva di terra di Kiev, potrà farlo", ci spiega l'alto militare statunitense prendendo dalla borsa avvolta in un nastro gialloblu una maxi cartina dell'Ucraina che porta sempre con sé, indicandoci gli spostamenti delle truppe. "Ecco, così, isolando la penisola ora sotto controllo russo, dopo aver occupato questa striscia tra Melitopol e Mariupol. Per poi lanciare l'attacco finale". Quando? "Beh, quest'anno...". 

A parlare è il generale americano Frederick Benjamin "Ben" Hodges III, 65 anni, non uno qualunque. Ex capo delle forze armate Usa in Europa, pluridecorato comandante oggi in pensione, nel 2015, tra le altre cose, aveva predetto che la Russia avrebbe scatenato la guerra contro Kiev "entro cinque o sei anni". E nell'i…

LONDRA - "L'Ucraina potrà trovare la pace e tornare alla normalità solo riconquistando la Crimea. Presto, dopo l'inizio della controffensiva di terra di Kiev, potrà farlo", ci spiega l'alto militare statunitense prendendo dalla borsa avvolta in un nastro gialloblu una maxi cartina dell'Ucraina che porta sempre con sé, indicandoci gli spostamenti delle truppe. "Ecco, così, isolando la penisola ora sotto controllo russo, dopo aver occupato questa striscia tra Melitopol e Mariupol. Per poi lanciare l'attacco finale". Quando? "Beh, quest'anno...". 

A parlare è il generale americano Frederick Benjamin "Ben" Hodges III, 65 anni, non uno qualunque. Ex capo delle forze armate Usa in Europa, pluridecorato comandante oggi in pensione, nel 2015, tra le altre cose, aveva predetto che la Russia avrebbe scatenato la guerra contro Kiev "entro cinque o sei anni". E nell'incertezza di gennaio 2022, in un'intervista a Repubblica, aveva altrettanto previsto: "Putin attaccherà l'Ucraina entro febbraio". Ora, dopo 15 mesi di sanguinosa guerra in Europa, avviciniamo Hodges alla "London Defence Conference" appena conclusasi all'università King's College di Londra. Il celebre generale, già veterano in Iraq e Afghanistan, parla di tutto: i timori ingiustificati dell'Occidente, la legittimità di colpire obiettivi militari in Russia.

Generale Hodges, in queste ore il premier russo Mikhail Mishustin è arrivato in visita a Pechino. Come considera questo asse tra Cina e Russia?
"Un rapporto assolutamente squilibrato, in cui Pechino è ben felice di comprare gas da Mosca a buon mercato, mentre la Russia ha disperatamente bisogno del sostegno della Cina, non solo militare ma anche politico, per mettere pressione sugli altri Paesi. Ma questa amicizia senza limiti, come la chiamano loro, ha in realtà molti limiti". 
 

Quali?
"La Cina ha già messo in guardia la Russia in merito a un eventuale utilizzo di armi atomiche. E, per quanto ne so, non ha fornito a Mosca munizioni o missili, a parte forse qualche componente per armi di precisione. I cinesi vogliono evitare soprattutto che la Russia collassi, e mantenere lo status quo. Perché questa guerra gli ha già danneggiato i flussi energetici, le catene di distribuzione globali. Inoltre, Pechino rimprovera a Mosca di aver scatenato questa invasione dell'Ucraina su larga scala, innescando il riarmo dell'Occidente e un maggiore impegno di quest'ultimo in una zona molto cruciale per i cinesi come l'Indo-Pacifico".
 

Quindi il sostegno di Pechino alla Russia secondo lei è principalmente per non far capitolare Mosca?
"Esatto, almeno per ora. Perché nel lungo termine alla Cina non dispiacerebbe una graduale disintegrazione della Russia, come la Storia insegna. Ma tornando al presente, a Pechino interessa continuare a godere di un'energia a basso costo dai russi e libertà di movimento vicino al polo Nord senza interferenze di Mosca".
 

Ma la Russia in questo momento è davvero vicina al collasso? L'esercito ha appena conquistato Bakhmut in Ucraina.
"È solo la quiete prima della vera tempesta. Gli ucraini hanno il vento dalla loro parte, basti vedere gli annunci di nuove forniture annunciate dagli alleati, dai missili a lungo raggio britannici Storm Shadow al sostegno militare da tre miliardi da Germania e Francia, cosa che io, da residente a Francoforte, non mi sarei mai aspettato dai tedeschi. O pensi all'ok degli Stati Uniti sui caccia F-16, che non saranno decisivi, ma di certo aiuteranno nel lungo termine, anche nel sostenere operazioni di terra. Gli attacchi e gli attentati poi che si moltiplicano in territorio russo, probabilmente da parte dei partigiani filo-ucraini, dimostrano il caos che regna a Mosca in questo momento. I leader russi si odiano a vicenda, basti vedere cosa sta facendo e dicendo il leader di Wagner, Prigozhin, in questi giorni. Quando inizierà la controffensiva ucraina, saranno dolori per i russi: gli ucraini sono preparati e ora ben armati, le difese russe sono state degradate, e il clima più asciutto potrebbe essere decisivo per i tank e l'offensiva di Kiev. Insomma, la controffensiva potrebbe essere un vero successo".

Ma che cosa significa successo per lei? Quando e come la controffensiva ucraina potrà definirsi vincente? Quali sono i veri obiettivi da raggiungere?
"Innanzitutto, vincere per l'Ucraina significa riconquistare tutti i territori occupati dai russi negli ultimi anni, ossia tornare ai confini del 1991, inclusi Crimea e Donbass. Vincere significa riportare a casa le migliaia di bambini ucraini deportati dai russi. Vincere significa sbattere la leadership russa davanti a un tribunale per i loro crimini di guerra. E, infine, significa per Kiev entrare prima nella Ue e poi nella Nato".

E nel breve termine, riguardo alla controffensiva?
"La liberazione della Crimea è cruciale, dal punto di vista strategico, militare ma anche economico. Perché in pochi stranieri tornerebbero a investire nel sud dell'Ucraina con la vicina penisola ancora in mano russa, da dove potrebbero riprendere gli attacchi a guerra finita. Inoltre, riprendere la Crimea è fondamentale anche per l'ingresso di Kiev nella Nato, perché sopirebbe le resistenze e le preoccupazioni di alcuni stati membri dell'Alleanza Atlantica, che potrebbero usare l'occupazione russa della penisola come una scusa per il loro veto. Insomma, riconquistare la Crimea sarebbe la vera svolta".
 

Ma è possibile? Come?
"Innanzitutto, isolando la penisola durante la controffensiva militare ucraina e rendendola incontrollabile per i russi. Prima penetrando militarmente da Kherson fino al Mar di Azov, tra Mariupol e Melitopol, e mettendo in sicurezza Zaporizhzhia per evitare disastri. A quel punto, l'Ucraina ora possiede numerose armi a lungo raggio e potrebbe facilmente iniziare a bombardare Sebastopoli e rendere il controllo della Crimea insostenibile per i russi. Allora Mosca dovrà decidere: scatenare tutta la sua rabbiosa reazione per salvare la penisola, o abbandonarla. Poi verrà il Donbass, ma quella è un'area molto meno importante strategicamente e più povera. Non è fondamentale per Kiev".

Crede che l'Ucraina abbia davvero le forze per riconquistare la Crimea?
"Non sappiamo il loro reale potenziale bellico, perché non è stato davvero reso pubblico. E poi di recente ci sono state le forniture di tank Leopard, Bradley, i francesi AmEx... sono molto fiducioso".
 

Lei crede che l'Ucraina possa riconquistare la Crimea già quest'anno?
"Assolutamente sì. Nessun dubbio. Sempre se forniremo agli ucraini tutto il sostegno di cui hanno bisogno. Spero che gli Stati Uniti escano allo scoperto".
 

In che senso?
"L'amministrazione Biden continua a dire 'vi sosterremo finché serve'. Ma sono parole vuote. L'approccio giusto è proclamare pubblicamente: 'L'Ucraina deve vincere'. Punto. Cambiare continuamente posizione e obiettivi, come hanno fatto gli americani ed europei sinora, non serve a niente. Così come sono controproducenti le riserve del presidente Biden sui possibili attacchi degli ucraini in Russia".
 

Perché?
"Perché i russi non devono godere di intoccabili santuari militari. Di lì arrivano attacchi letali per gli ucraini. Che per me hanno tutto il diritto e la legittimità di colpire obiettivi militari in territorio russo".

Ma forse gli americani si comportano così perché temono una reazione sproporzionata della Russia, come una bomba nucleare?
"Vero. Ma sono paure che non sussistono. Lo sanno anche a Mosca. Se la Russia sceglie l'opzione atomica, per loro è finita. The end. La Cina e l'India la scaricheranno, il premier Modi lo ha detto apertamente. Tutto il mondo si rivolterà contro Mosca. La Russia ha molto meno margine di manovra quanto si pensi".
 

L'altro timore degli occidentali è che un "regime change" a Mosca possa portare al potere personaggi persino più irrazionali e pericolosi di uno come Putin.
"Nessun successore potrà essere più estremo di Putin. Soprattutto se erediterà una Russia a pezzi e il cui unico alleato internazionale è l'Iran...".
 

Crede che questa guerra possa finire con un armistizio non ufficiale, ma de facto, come tra le due Coree?
"Non credo. L'Ucraina non dovrebbe accettare nulla che non includa la Crimea. Perché altrimenti tra due anni potremmo ritornare nella stessa situazione di oggi, con l'Occidente che magari ha abbassato la guardia e la Russia che torna a colpire il sud dell'Ucraina con la flotta nel Mar Nero, o dalla base aerea di Saky o con i droni, come stiamo vedendo in questi giorni". 
 

Donald Trump ha promesso da presidente di terminare la guerra in 24 ore, alludendo a un controverso compromesso con Putin. DeSantis dà voce alla narrativa per cui si sta spendendo troppo in Ucraina e poco in patria. Teme che una vittoria repubblicana alle elezioni del 2024 negli Stati Uniti possa affondare ogni sforzo per l'Ucraina, in nome della libertà e della democrazia? 
"Magari mi sbaglio, ma Donald Trump non vincerà. Il suo consenso si sta marginalizzando, così come il suo brand. Ma al di là di quanto pensano i candidati, mi rassicura che la gran parte dei parlamentari al Congresso Usa sostenga lo sforzo in Ucraina. E poi alle elezioni mancano 18 mesi. C'è tutto il tempo per riconquistare la Crimea e vincere questa guerra, prima delle elezioni americane".