Portogallo, tre giorni di ricerche nell'Algarve nella speranza di trovare tracce di Maddie McCann a 16 anni dalla scomparsa
di Daniele MastrogiacomoSILVES - L'ultimo sub esce dall'acqua, si aggrappa alla riva fangosa, si toglie la maschera e scuote la testa. "Niente, su questo lato non abbiamo trovato nulla. Il fondo è troppo limaccioso. Riproviamo al centro". Lo ascolta una decina di persone. Poliziotti, pompieri, volontari. Tutti portoghesi. Lavorano per la Polizia giudiziaria. Più distanti, discreti, ci sono anche gli uomini della polizia tedesca e di Scotland Yard. Attorno a loro, alcune borse. Contengono dei reperti. Pezzi di stoffa, bastoncini che sembrano ossa, frammenti di plastica, di tela. Li hanno raccolti dal lago. Sulla sponda opposta un muro di uomini e donne avanza frugando sul terreno.
Si cerca palmo a palmo. Gli inquirenti tedeschi sono certi: molte prove portano a questo bacino. Bisogna ottenere una conferma. Non tanto ossa: dopo sedici anni si saranno sciolte e disperse. Ma un lembo di un pigiamino, il pezzetto di una scarpina, qualcosa che conservi una traccia moleco…
SILVES - L'ultimo sub esce dall'acqua, si aggrappa alla riva fangosa, si toglie la maschera e scuote la testa. "Niente, su questo lato non abbiamo trovato nulla. Il fondo è troppo limaccioso. Riproviamo al centro". Lo ascolta una decina di persone. Poliziotti, pompieri, volontari. Tutti portoghesi. Lavorano per la Polizia giudiziaria. Più distanti, discreti, ci sono anche gli uomini della polizia tedesca e di Scotland Yard. Attorno a loro, alcune borse. Contengono dei reperti. Pezzi di stoffa, bastoncini che sembrano ossa, frammenti di plastica, di tela. Li hanno raccolti dal lago. Sulla sponda opposta un muro di uomini e donne avanza frugando sul terreno.
Si cerca palmo a palmo. Gli inquirenti tedeschi sono certi: molte prove portano a questo bacino. Bisogna ottenere una conferma. Non tanto ossa: dopo sedici anni si saranno sciolte e disperse. Ma un lembo di un pigiamino, il pezzetto di una scarpina, qualcosa che conservi una traccia molecolare. Da esaminare in laboratorio. Per trovare il Dna, la prova principe a cui nessuno sfugge. Una conferma. Qualcosa che faccia dire: sì, Maddie è stata qui, 80 chilometri da dove è sparita. Di notte, all'improvviso. Dalla stanza in cui dormiva. A pochi metri dai genitori. Un lavoro durato tre giorni, al termine dei quali la polizia giudiziaria portoghese ha annunciato: "Tutto il materiale raccolto sarà consegnato alle autorità tedesche". Presto per dire se emergeranno novità di rilievo.
Guardiamo quegli uomini che cercano e smuovono cespugli, erba, rovi. Frugano tra le piante, sotto i sassi, tra la terra mossa e rimossa da centinaia, forse migliaia di passi, piogge incessanti, sole rovente, vento implacabile. Siamo lontani. In alto, fermi su una stradina di terra che costeggia il bacino da ore affollata di colleghi delle tv e dei giornali. Non è consentito avvicinarsi. Gli agenti di pattuglia sono inflessibili. Da tre giorni è in corso l'istruttoria chiesta per rogatoria dalla Procura di Braunschweig, Germania Nord-Ovest. Si cercano "prove o indizi" sulla fine di Madeleine Beth McCann, la bambina britannica scomparsa il 3 maggio 2007 a Praia da Luz, un delizioso paesino che si affaccia sulla costa mediterranea, a due passi da Faro.
Maddie avrebbe compiuto quattro anni una settimana dopo. Era in vacanza con i genitori. Dormiva nella stanza del resort affittato dalla giovane e brillante coppia di inglesi come faceva ogni anno. Con lei c'erano anche i fratellini, due gemelli. I genitori stavano cenando nel ristorante del comprensorio con altri sei amici. Ogni tanto, a turno, si alzavano, andavano a controllare che tutto fosse in ordine e poi tornavano dalle tre coppie con cui trascorrevano la vacanza. Due settimane perfette. Fino alla scoperta agghiacciante, improvvisa, inaspettata.
Tocca a Kate, la madre, ad andare a vedere se i piccoli dormono. Trova la porta socchiusa, entra, vede i gemelli addormentati. Si volta. Scopre che Maddie non è a letto. Esce di corsa, il cuore in gola. Non la trova. E' sparita. Guarda il marito. Gerry la osserva dal tavolo. Gli occhi dicono tutto. Capisce che è successo qualcosa di terribile. La raggiunge, trafelato. Restano una decina di minuti chiusi in camera. Non si sa cosa si dicono. Ma è facile intuire il dramma di quei momenti. Escono di nuovo all'esterno. Gridano qualcosa agli amici che sono rimasti a tavola. Sono interdetti, faticano a capire cosa è accaduto. Lo scopriranno presto.
Kate e Garry McCann sono due medici, lei pediatra. Molto noti a Sheffield, cittadina del South Yorkshire. Saranno travolti da una tragedia che ha finito per mettere in seria crisi le relazioni diplomatiche tra Gran Bretagna e Portogallo. In una sequenza di colpi di scena, indagini avviate e interrotte, accuse reciproche tra Polizia portoghese e Scotland Yard, l'irruzione nella vicenda di ciarlatani, veggenti, informatori, dritte e segnalazioni risultate false, depistaggi. Un vero circo di mestatori e illusionisti che si buttano a pesce nel vortice di un caso definito "unico" dalle autorità lusitane. Non è mai accaduto che una bambina sia scomparsa dal suo letto, in una stanza di un resort.
La coppia McCann è sempre stata convinta che la loro figlia sia stata rapita. Si è parlato di un testimone che avrebbe visto, pochi minuti dopo la scoperta, un uomo o una donna, avvolto da una coperta, che si allontanava dalla zona con qualcosa in braccio. Poco più di un'ombra. Per quattro mesi gli stessi genitori di Maddie sono stati costretti a restare in Portogallo. Gonçalo Amaral, all'epoca ispettore capo che guida le indagini, inizia a sospettare dei McCann. E' convinto che sappiano la verità. Arriva a ipotizzare che si tratti di un incidente: avrebbero somministrato una dose eccessiva di calmanti alla figlia per assicurarsi che dormisse mentre erano a cena. Uno sbaglio atroce. Da parte di due medici. Nei confronti della loro bambina. Un peso insopportabile, un senso di colpa che ti schiaccia. Un segreto inconfessabile che ti porti dietro tutta la vita ormai distrutta.
Amaral ci rimetterà il posto. Gli avevano creduto in molti e questo aveva finito per infiammare la già alta tensione tra Lisbona e Londra. Ma quando si scopre che l'investigatore aveva alterato le prove a sostegno della sua pesantissima accusa, la tesi naufraga e al segugio non resta che lasciare la polizia. L'ex funzionario è rimasto aggrappato alla sua ipotesi. L'ha esposta in un libro (Maddie. La verità della menzogna, Cavallo di Ferro editore). Lo abbiamo letto. E' scritto in modo convincente. Ma resta un giallo: le prove, dettagliatissime, sono state inquinate.
Sedici anni dopo siamo di nuovo qui. Per l'ennesimo sforzo investigativo. La magistratura tedesca è convinta di aver trovato il rapitore di Madeleine. Di più. E' certa che sia morta e il corpo gettato nel lago che abbiamo davanti. E' questo il "piccolo paradiso", tante volte descritto da Christian Brückner, un cittadino tedesco di 47 anni, da sei in carcere per traffico di droga. Un piccolo balordo trasformato in un predatore sessuale. Amava questo lago artificiale creato dalla diga di Arade, una barriera imponente di cemento che protegge le acque verdi di un bacino immerso in mezzo alla natura, circondato dal silenzio e la pace delle colline verdi dell'Algarve: 250 chilometri a sud di Lisbona, la perla del turismo mondiale.
Christian lo aveva immortalato in uno dei suoi video girati tra uno stupro e una molestia inferti a chiunque gli capitava sotto tiro. Donne mature, ragazzine, anche bambine, senza disdegnare un uomo di 82 anni. Facevano parte delle sue scorribande nel sud del Portogallo, un paese che aveva scoperto, da giovanissimo, nel 1995 e che aveva frequentato a più riprese fino al 2001.
Rientra in Germania e nel 2007 viene condannato da un Tribunale portoghese per furto di carburante. Di lui si perdono le tracce. Appare nel 2012 sempre in Germania. Ha aperto un chiosco a Braunschweig. L'anno dopo il suo nome è associato alla scomparsa di Maddie. La polizia tedesca ritiene l'abbia rapita e uccisa. Nel 2020 anche la magistratura portoghese lo considera il maggior sospetto. Ma lui nega. Ha ammesso i cinque stupri che gli sono stati contestati, ma respinge con forza ogni accostamento con l'affare Maddie. Fornisce un alibi: la sera della scomparsa della bambina era in compagnia di una donna. Il giorno dopo l'ha accompagnata all'aeroporto di Faro. Sono stati fermati dalla polizia. I nomi registrati. Non ricorda il nome della donna. Basterebbe una verifica.
Che viene fatta, ed emerge che si trattava del giorno successivo. La sera prima, il 5 maggio, Christian Brückner era nei pressi di Praia da Luz. Il suo cellulare ha agganciato una cella della zona. Ha ricevuto due telefonate. Alle 19.33 e alle 20:02. Maddie è sparita tra questi due orari. La chiamata è partita da un secondo smartphone. Appartiene al "testimone prezioso e attendibile" ascoltato dagli inquirenti. Forse un complice che ha aperto la nuova pista. Forse qualcuno a cui lo stupratore seriale si era rivolto cercando aiuto. Nello stesso telefonino di Christian c'è in memoria il lago che stiamo osservando. Il suo "piccolo paradiso". Una tomba ideale nella sua mente perversa. Si cerca la prova che chiuda il cerchio. Un'operazione difficile ma non impossibile. Per restituire giustizia a una bambina dolce e sorridente che oggi avrebbe 20 anni. Per ricucire la ferita di una coppia devastata. Per dare un volto al rapitore e all'assassino di Maddie.