Il Civic Party era ancora tra i pochi a combattere per la democrazia ad Hong Kong. Ma con l'inasprimento delle misure di Pechino per reprimere il dissenso era solo questione di tempo. Ieri, dopo 17 anni di lavoro, il secondo partito pro-democrazia dell'ex colonia britannica si è unito alla lista di organizzazioni e associazioni che hanno dovuto chiudere negli ultimi anni.
Il destino del Civic Party, considerato una voce democratica più moderata rispetto al Partito Democratico, era ormai scritto su tutti i muri, ha spiegato uno dei membri fondatori e attuale presidente del partito Alan Leong nell'annunciare il suo scioglimento. Nessuno si è fatto avanti per ricoprire le cariche dirigenziali del partito rimaste vuote dopo che la maggior parte dei membri del comitato esecutivo sono stati arrestati, o sono scappati per evitare questa sorte. Così nella riunione di ieri, 30 dei 31 membri dell'assemblea generale straordinaria del partito hanno votato per la cessazione volontaria delle attività. Un processo che richiederà circa un mese, dopo di che "il Civic Party cesserà di esistere".
Il fallimento del partito non rende privo di significato l'intero movimento pro-democrazia a Hong Kong, ha cercato di rassicurare Leong. Eppure la stretta di Pechino, dopo le proteste democratiche del 2019 e l'imposizione della legge sulla sicurezza nazionale l'anno seguente, ha ormai eroso le promosse di autonomia e libertà fatte 25 anni fa, quando l'ex colonia britannica è tornata sotto il dominio cinese.
Già nel 2019 diversi membri del Civic Party erano stati arrestati per aver preso parte alle proteste pro-democrazia. Ma il futuro del partito è diventato sempre più incerto con la legge sulla sicurezza nazionale approvata l'anno successivo dall'Assemblea nazionale del Popolo, Camera legislativa della Repubblica Popolare Cinese: la legge contro gli atti di "sovversione, separatismo, interferenza estera e terrorismo" attraverso cui condannare tutte le attività che compromettono o criticano l'autorità del governo cinese, come le proteste del 2019, applicata ad Hong Kong "per promulgazione", e cioè scavalcando il parlamento locale.
Con l'introduzione di questa legge quattro dei membri principali del Civic Party sono stati estromessi dal Consiglio Legislativo di Hong Kong e accusati di essere "antipatriottici". Alvin Yeung Ngok-kiu, Jeremy Tam Man-ho, Kwok Ka-ki, e l'ex consigliere distrettuale Lee Yue-shun sono stati accusati di "sovversione" per i loro ruolo nelle primarie non ufficiale volute dal fronte pro-democrazia per il rinnovo nel 2020 del parlamento dell'ex colonia britannica.
I quattro avevano lanciato un commosso appello per sciogliere il partito e proteggere i membri da possibili ripercussioni. Ma Leong, ricorda il South China Morning Post, aveva deciso di "continuare a camminare insieme ai cittadini di Hong Kong". Dopo la revisione del sistema elettorale di Hong Kong nel 2021, per garantire che solo i "patrioti" fedeli alla Cina potessero ottenere la carica nel Parlamento locale, il Civic Party ha perso una dozzina di seggi.
Il Civic Party "non ha realizzato ciò che ci eravamo prefissati di fare, ma c'è un tempo per tutto", ha detto Leong ringraziando tutte le persone che si erano unite al partito nel suo "lungo cammino verso la democrazia". "Il mondo è in continua evoluzione. Oggi il Civic Party si congeda da Hong Kong. Ci auguriamo che i cittadini vivano il momento con un cuore speranzoso e non troppo pesante. Vivete nella verità e credete nel domani", continua il comunicato.
Una volta completate tutte le procedure il partito "scomparirà", proprio come il Fronte per diritti umani e civili che nel 2019 ha promosso le proteste di massa a favore delle democrazia, l'Alleanza per la democrazia che ogni anno organizzava la veglia per commemorare il massacro di Piazza Tiananmen del 1989 e le altre organizzazioni e associazioni che negli ultimi anni si sono sciolte per paura che la legge potesse essere usata per prenderli di mira.