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Il premier Pedro Sanchez (afp)

Spagna, urne aperte: cosa si gioca il premier Sánchez. Il ruolo delle sinistre e dei nostalgici di Franco

Trentacinque milioni di elettori rinnovano oggi le amministrazioni di 12 regioni e oltre 8 mila comuni. La vicepremier Díaz mobilitata per riunire le forze attorno a Sumar e Podemos. La "destra senza complessi" di Santiago Abascal 
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MADRID – Dalle 9 di questa mattina 35 milioni di spagnoli sono chiamati alle urne per rinnovare le amministrazioni di 12 regioni (la maggior parte, ma sono escluse alcune autonomie importanti come Catalogna, Paese Basco, Andalusia e Galizia) e di oltre 8.000 comuni (comprese tutte le grandi città, da Madrid a Barcellona, Valencia, Siviglia, Bilbao). Un voto amministrativo che ha però anche il valore di un importantissimo test nazionale ad appena 7 mesi dalle legislative, previste per dicembre. Dai risultati che cominceranno ad arrivare questa sera, a partire dalle 20, si potranno cominciare a trarre indicazioni utili sulle possibilità di rielezione del premier socialista Pedro Sánchez, sulla solidità della coalizione di sinistra e sulle chance dei popolari di Alberto Núñez Feijóo di puntare alla riconquista del potere a cinque anni dalla mozione di censura che mandò a casa il governo di Mariano Rajoy. E non è …

MADRID – Dalle 9 di questa mattina 35 milioni di spagnoli sono chiamati alle urne per rinnovare le amministrazioni di 12 regioni (la maggior parte, ma sono escluse alcune autonomie importanti come Catalogna, Paese Basco, Andalusia e Galizia) e di oltre 8.000 comuni (comprese tutte le grandi città, da Madrid a Barcellona, Valencia, Siviglia, Bilbao). Un voto amministrativo che ha però anche il valore di un importantissimo test nazionale ad appena 7 mesi dalle legislative, previste per dicembre. Dai risultati che cominceranno ad arrivare questa sera, a partire dalle 20, si potranno cominciare a trarre indicazioni utili sulle possibilità di rielezione del premier socialista Pedro Sánchez, sulla solidità della coalizione di sinistra e sulle chance dei popolari di Alberto Núñez Feijóo di puntare alla riconquista del potere a cinque anni dalla mozione di censura che mandò a casa il governo di Mariano Rajoy. E non è un caso che i leader dei due grandi partiti – Psoe e Pp – si siano molto esposti in prima persona anticipando di fatto la grande sfida delle legislative. 

I sondaggi

Come dato globale nazionale, il Psoe nei sondaggi è dato ancora in testa rispetto al Pp, ma nelle ultime due settimane il margine si è ristretto (lo scarto dovrebbe oscillare tra l’1,5% e il 2,5%) probabilmente anche in seguito a un caso che ha fatto molto discutere e che è stato sfruttato politicamente dai popolari: la presenza di ex terroristi dell’Eta nelle liste per le comunali basche di Bildu, partito erede di Batasuna, che fu il braccio politico dell’Eta. Bildu, formazione ora pienamente legale, ha garantito spesso in questi anni l’appoggio esterno alla maggioranza di governo Psoe-Unidas Podemos.

Un elemento che invece non viene raccolto dai sondaggi (la cui pubblicazione è proibita nell’ultima settimana di campagna) è l’influenza che potranno avere sulle scelte degli elettori alcuni scandali emersi a livello locale (a Melilla e a Mojácar, un paese della provincia andalusa di Almería) sulla presunta frode elettorale legata all’acquisto di voti con il pagamento di cifre tra i 100 e 200 euro a persone in difficoltà. Un caso che riguarda soprattutto candidati socialisti.

I duelli

Occhi puntati soprattutto su alcuni comuni e regioni, i cui risultati daranno un’idea chiara di chi ha vinto e chi ha perso le amministrative e con quali chance i due grandi partiti si presentano all’imminente battaglia per le politiche. Fondamentale Valencia (comune e regione), dove governa la sinistra, che è data ancora in leggero vantaggio ma lo scontro è aperto. Se dovessero perderla sarebbe un durissimo colpo per Sánchez.

Testa a testa anche a Siviglia, al momento la città spagnola più importante guidata dai socialisti (mentre alla regione governano i popolari). Il Psoe punta però a prendersi, dopo 12 anni, Barcellona (vorrebbe dire la fine del governo di Ada Colau che ha amministrato la città per otto anni): un risultato che potrebbe spianare la strada anche al ritorno dei socialisti alla guida della regione, dove si voterà probabilmente nei prossimi mesi. 

Il nodo della capitale

Madrid è la culla del trumpismo spagnolo ed è destinata a restarlo ancora. L’unico dubbio è se la presidente regionale, la leader populista e ultraconservatrice Isabel Díaz Ayuso, riuscirà a conquistare l’agognata maggioranza assoluta (ci aveva già provato, sfiorando il risultato, convocando elezioni anticipate nel 2021 per scaricare il socio centrista della giunta, Ciudadanos, un partito ora quasi scomparso): in caso contrario, dovrà ricorrere ancora all’appoggio dell’ultradestra di Vox, dopo le fortissime tensioni dell’ultima legislatura, culminate con la mancata approvazione della legge di bilancio di quest’anno. 

Il Partido Popular

La sfida di Alberto Núñez Feijóo, il nuovo leader del Pp che a dicembre si presenta per la prima volta candidato premier. Oltre a Madrid, i popolari guardano con attenzione anche ai risultati di altre regioni e comuni (in particolare Valencia e Siviglia), nella speranza di ottenere una vittoria che eviti l’abbraccio imbarazzante di Vox. L’obiettivo di Feijóo è quello di riportare progressivamente il Pp al suo passato (fino all’epoca Aznar) quando il partito riusciva a fare da calamita per l’elettorato di centro, la destra moderata e l’ultradestra. Il centro sta ormai tornando all’ovile, con la sostanziale scomparsa di Ciudadanos, il prossimo passo è quello di provare a convincere molti elettori di Vox (sedotti negli ultimi anni dal discorso sulla “destra senza complessi” di Santiago Abascal, che ammicca alle nostalgie franchiste) a scegliere di nuovo il Pp come unico “voto utile” capace di mandare all’opposizione Pedro Sánchez. 

Podemos e Yolanda Díaz

Evitare il tracollo di Podemos è la speranza neanche tanto nascosta dei socialisti e di Sánchez: sarebbe fondamentale per mantenere il governo di alcune amministrazioni locali in bilico ma anche per mantenere intatte le speranze della sinistra di presentarsi forte alle prossime legislative di dicembre. In prospettiva, resta da capire se il partito fondato da Pablo Iglesias riuscirà a trovare un accordo per presentarsi alle politiche insieme alla nuova piattaforma Sumar, intorno alla quale la vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, ha già riunito diversi partiti e movimenti della sinistra. Díaz ha svolto un ruolo insolito in questa campagna elettorale, in cui Sumar non è ancora presente con propri candidati (esordirà appunto alle politiche): ha girato la Spagna in lungo e in largo appoggiando candidati di diversi partiti che ruotano intorno a Sumar, ma anche candidati di Podemos. Forse le prove generali in vista di un’intesa.