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La protesta delle lottatrici indiane contro il deputato accusato di molestie sessuali

La protesta delle wrestler a Nuova Dehli (afp)
Sono 110 le atlete arrestate dalla polizia con l'accusa di aver violato la legge. La protesta, pacifica e iniziata oltre un mese fa, chiedeva "l'arresto immediato" dell'ex presidente della federazione sportiva
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"Ci sono voluti sette giorni perché la polizia di Delhi registrasse un rapporto contro il molestatore sessuale Brij Bhushan e non ci sono volute nemmeno sette ore per stilarne uno contro di noi". La campionessa olimpica indiana Sakshee Malikkh è tra le 110 persone arrestate ieri - poi rilasciate - per aver protestato contro il deputato Brij Bhushan Sharan Singh, ex presidente della federazione sportiva di lotta accusato di molestie sessuali.

Accanto a lei hanno partecipato al sit-in, durato 38 giorni, anche Bajrang Punia, vincitore della medaglia di bronzo alle olimpiadi del 2020 nella disciplina della lotta libera, la lottatrice Vinesh Phogate, e tanti altri atleti, soprattutto donne. Fermate domenica 29 maggio durante una marcia verso il nuovo edificio del parlamento indiano, inaugurato dal primo ministro Narendra Modi. “Questo Paese è sotto dittatura? Tutto il mondo sta guardando come il governo tratta i suoi atleti", continua Malikkh …

"Ci sono voluti sette giorni perché la polizia di Delhi registrasse un rapporto contro il molestatore sessuale Brij Bhushan e non ci sono volute nemmeno sette ore per stilarne uno contro di noi". La campionessa olimpica indiana Sakshee Malikkh è tra le 110 persone arrestate ieri - poi rilasciate - per aver protestato contro il deputato Brij Bhushan Sharan Singh, ex presidente della federazione sportiva di lotta accusato di molestie sessuali.

Accanto a lei hanno partecipato al sit-in, durato 38 giorni, anche Bajrang Punia, vincitore della medaglia di bronzo alle olimpiadi del 2020 nella disciplina della lotta libera, la lottatrice Vinesh Phogate, e tanti altri atleti, soprattutto donne. Fermate domenica 29 maggio durante una marcia verso il nuovo edificio del parlamento indiano, inaugurato dal primo ministro Narendra Modi. “Questo Paese è sotto dittatura? Tutto il mondo sta guardando come il governo tratta i suoi atleti", continua Malikkh su Twitter.

(afp)
La polizia ha accusato i manifestanti, che chiedono “l’arresto immediato” del deputato, di "ostacolare il lavoro dei funzionari pubblici con l'uso di violenza e forza criminale". Brij Bhushan, membro del partito Bharatiya Janata di Modi, avrebbe molestato diverse atlete mentre era alla guida della Wrestling Federation of India (la federazione delle discipline olimpiche di lotta, nulla a che vedere con il wrestling americano). L’uomo ha negato tutte le accuse.

Le lottatrici criticano il governo Modi per aver ignorato le denunce contro il deputato, che si presentava come un convinto difensore dei diritti delle donne. Al posto di ricevere giustizia i manifestanti sono stati denunciati per aver "violato la legge, rompendo le barricate e trascurando le indicazioni della polizia”. Novemila agenti di sicurezza erano stati dispiegati nella capitale in occasione dell’inaugurazione dell’edificio parlamentare, e centinaia di loro si sono scontrati con le lottatrici. Che però hanno dichiarato di avere scelto una forma pacifica di resistenza, nota come "satyagraha".

Eppure un ex ufficiale della polizia avrebbe invitato le forze dell’ordine a sparare sui manifestanti, accendendo ancora di più la rabbia delle atlete. Punia ha risposto su Twitter: “Dicci dove venire a farci sparare. Giuro che non mostrerò la schiena, mi prenderò la tua pallottola nel petto".

I partiti di opposizione hanno duramente criticato il comportamento della polizia, reputando “vergognoso il trattamento riservato ai nostri campioni”. Arvind Kejriwal, del partito Aam Aadmi, ha definito l’operato delle forze dell’ordine "sbagliato e condannabile”.

(afp)
A queste critiche gli ufficiali hanno risposto che per tutto il mese in cui le lottatrici hanno portato avanti il sit-in hanno “collaborato con loro, fornendo loro acqua e generatori elettrici”. Il responsabile del commissariato della zona ha fatto sapere che se le atlete verranno autorizzate a consentire la protesta “lo potranno fare, ma da un’altra parte”.