La protesta delle lottatrici indiane contro il deputato accusato di molestie sessuali
di Veronica Stigliani"Ci sono voluti sette giorni perché la polizia di Delhi registrasse un rapporto contro il molestatore sessuale Brij Bhushan e non ci sono volute nemmeno sette ore per stilarne uno contro di noi". La campionessa olimpica indiana Sakshee Malikkh è tra le 110 persone arrestate ieri - poi rilasciate - per aver protestato contro il deputato Brij Bhushan Sharan Singh, ex presidente della federazione sportiva di lotta accusato di molestie sessuali.
Accanto a lei hanno partecipato al sit-in, durato 38 giorni, anche Bajrang Punia, vincitore della medaglia di bronzo alle olimpiadi del 2020 nella disciplina della lotta libera, la lottatrice Vinesh Phogate, e tanti altri atleti, soprattutto donne. Fermate domenica 29 maggio durante una marcia verso il nuovo edificio del parlamento indiano, inaugurato dal primo ministro Narendra Modi. “Questo Paese è sotto dittatura? Tutto il mondo sta guardando come il governo tratta i suoi atleti", continua Malikkh …
"Ci sono voluti sette giorni perché la polizia di Delhi registrasse un rapporto contro il molestatore sessuale Brij Bhushan e non ci sono volute nemmeno sette ore per stilarne uno contro di noi". La campionessa olimpica indiana Sakshee Malikkh è tra le 110 persone arrestate ieri - poi rilasciate - per aver protestato contro il deputato Brij Bhushan Sharan Singh, ex presidente della federazione sportiva di lotta accusato di molestie sessuali.
Accanto a lei hanno partecipato al sit-in, durato 38 giorni, anche Bajrang Punia, vincitore della medaglia di bronzo alle olimpiadi del 2020 nella disciplina della lotta libera, la lottatrice Vinesh Phogate, e tanti altri atleti, soprattutto donne. Fermate domenica 29 maggio durante una marcia verso il nuovo edificio del parlamento indiano, inaugurato dal primo ministro Narendra Modi. “Questo Paese è sotto dittatura? Tutto il mondo sta guardando come il governo tratta i suoi atleti", continua Malikkh su Twitter.
Le lottatrici criticano il governo Modi per aver ignorato le denunce contro il deputato, che si presentava come un convinto difensore dei diritti delle donne. Al posto di ricevere giustizia i manifestanti sono stati denunciati per aver "violato la legge, rompendo le barricate e trascurando le indicazioni della polizia”. Novemila agenti di sicurezza erano stati dispiegati nella capitale in occasione dell’inaugurazione dell’edificio parlamentare, e centinaia di loro si sono scontrati con le lottatrici. Che però hanno dichiarato di avere scelto una forma pacifica di resistenza, nota come "satyagraha".
Eppure un ex ufficiale della polizia avrebbe invitato le forze dell’ordine a sparare sui manifestanti, accendendo ancora di più la rabbia delle atlete. Punia ha risposto su Twitter: “Dicci dove venire a farci sparare. Giuro che non mostrerò la schiena, mi prenderò la tua pallottola nel petto".
I partiti di opposizione hanno duramente criticato il comportamento della polizia, reputando “vergognoso il trattamento riservato ai nostri campioni”. Arvind Kejriwal, del partito Aam Aadmi, ha definito l’operato delle forze dell’ordine "sbagliato e condannabile”.