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Spagna, Sánchez sconfitto convoca elezioni anticipate. Ecco perché

(ansa)
Sconfitto dal Partito popolare alle amministrative di ieri, vuole evitare di farsi mettere sulla graticola per altri sei mesi. Ma ora deve correggere il tiro sulle alleanze a sinistra
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MADRID - Una scelta improvvisa, inattesa, ma forse non precipitata. La decisione del premier spagnolo Pedro Sánchez di sciogliere il Parlamento – annunciata questa mattina al re Felipe VI e che verrà formalizzata oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri - dopo la pesante sconfitta alle amministrative di ieri potrebbe essere dettata dall’esigenza di scongiurare rischi più gravi di quelli che i socialisti avrebbero corso mantenendo per il mese di dicembre la data delle prossime legislative, ora fissate per il 23 luglio.

Soprattutto, il timore era quello di finire su un’estenuante graticola da parte dell’opposizione popolare ringalluzzita dalla vittoria, con il presidente del Pp Alberto Núñez Feijóo nel ruolo di leader moderato (ne ha bisogno per continuare a raccogliere voti al centro e accreditarsi come candidato credibile alla Moncloa), lasciando il gioco sporco degli attacchi più duri contro il governo alla pr…

MADRID - Una scelta improvvisa, inattesa, ma forse non precipitata. La decisione del premier spagnolo Pedro Sánchez di sciogliere il Parlamento – annunciata questa mattina al re Felipe VI e che verrà formalizzata oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri - dopo la pesante sconfitta alle amministrative di ieri potrebbe essere dettata dall’esigenza di scongiurare rischi più gravi di quelli che i socialisti avrebbero corso mantenendo per il mese di dicembre la data delle prossime legislative, ora fissate per il 23 luglio.

Soprattutto, il timore era quello di finire su un’estenuante graticola da parte dell’opposizione popolare ringalluzzita dalla vittoria, con il presidente del Pp Alberto Núñez Feijóo nel ruolo di leader moderato (ne ha bisogno per continuare a raccogliere voti al centro e accreditarsi come candidato credibile alla Moncloa), lasciando il gioco sporco degli attacchi più duri contro il governo alla presidente populista della regione madrilena, Isabel Díaz Ayuso, e all’ultradestra di Vox, alleato scomodo ma necessario.

Sánchez sa di dover aggiustare il tiro in tutta fretta – correggendo gli errori che hanno determinato la batosta alle urne - e spera che il fattore tempo gli possa dare ragione. Ci sarà da rivedere in particolare la politica delle alleanze, che appare non gradita a una parte consistente dell’elettorato socialista: sono evidenti i malumori per i rapporti molto stretti intrecciati con gli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana e con i baschi di Bildu, eredi del partito Batasuna che fu braccio politico dell’Eta. E anche la relazione con il socio stabile di governo, Podemos – uscito molto ridimensionato da queste elezioni – si è sviluppata tra un’infinità di problemi. Con ogni probabilità, il capo del governo punta molto sulle possibilità dell’attuale vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, in ascesa nei sondaggi, di consolidare intorno alla piattaforma Sumar appena creata e che si presenterà per la prima volta alle elezioni, una coalizione credibile del maggior numero di gruppi alla sinistra del Psoe, rinnovando uno schieramento finora troppo condizionato da alcune scelte populiste addebitabili a Podemos.

Dall’altra parte dello scenario, Feijóo, che pure esulta per la netta avanzata in tutta la geografia spagnola, si ritrova a dover fare i conti con l’obbligo di trovare un’intesa con l’ultradestra di Vox per poter governare ora in diverse regioni e comuni. E il fatto che la formazione estremista di Santiago Abascal sia l’unico partito in grado di garantirgli una maggiornaza per conquistare la presidenza del governo rischia di trasformarsi in un problema più che un’opportunità. Una difficoltà a cui si aggiungeranno le pressioni politiche che dovrà subire da parte della leader madrilena Ayuso, con la quale dovrà trovare una formula per una convivenza politiva produttiva per entrambi.