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L'Italia revoca il divieto di vendita di bombe e missili all'Arabia Saudita

Giorgia Meloni durante la visita dello scorso marzo ad Abu Dhabi 
Il bando era stato introdotto dal M5S con il sostegno della Lega durante il primo governo Conte. Ad aprile era caduto il veto di export anche per gli Emirati
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Dopo quello nei confronti degli Emirati, il governo italiano revoca anche il divieto di vendita di bombe e missili all’Arabia Saudita. La decisione è stata formalizzata nel Consiglio dei ministri di ieri sera, che ha giustificato la fine del bando - introdotto dal M5S con il sostegno della Lega durante il primo governo Conte - con la nuova situazione internazionale. “Le motivazioni alla base di tali provvedimenti sono venute meno – recita il comunicato di Palazzo Chigi -. Il contesto regionale in Yemen è cambiato, a cominciare dagli sviluppi sul terreno. Da aprile 2022, anche grazie alla tregua convenuta tra le parti, le attività militari sono fortemente rallentate e circoscritte. La significativa riduzione delle operazioni belliche comporta un’attenuazione altrettanto significativa del rischio di uso improprio di bombe d’aereo e missili, in particolare contro obiettivi civili”.

Dopo quello nei confronti degli Emirati, il governo italiano revoca anche il divieto di vendita di bombe e missili all’Arabia Saudita. La decisione è stata formalizzata nel Consiglio dei ministri di ieri sera, che ha giustificato la fine del bando - introdotto dal M5S con il sostegno della Lega durante il primo governo Conte - con la nuova situazione internazionale. “Le motivazioni alla base di tali provvedimenti sono venute meno – recita il comunicato di Palazzo Chigi -. Il contesto regionale in Yemen è cambiato, a cominciare dagli sviluppi sul terreno. Da aprile 2022, anche grazie alla tregua convenuta tra le parti, le attività militari sono fortemente rallentate e circoscritte. La significativa riduzione delle operazioni belliche comporta un’attenuazione altrettanto significativa del rischio di uso improprio di bombe d’aereo e missili, in particolare contro obiettivi civili”.

Inoltre l’esecutivo sottolinea l’impegno saudita per la pace: “Riad ha portato avanti una intensa attività diplomatica a sostegno della mediazione delle Nazioni Unite e al contempo ha agito anche sul fronte economico e dell’assistenza umanitaria in maniera determinante”.

Si chiude così definitivamente una sorgente di attrito tra l’Italia e i due Paesi arabi. Nel 2019 il blocco delle vendite a sauditi ed emiratini venne proposto da una mozione di M5S e Lega come misura per fermare i raid compiuti dalle aviazioni saudite ed emiratine contro le milizie Houthi in Yemen: attacchi in cui sarebbero morti – stando alle denunce – numerosi civili. Dopo il voto in Parlamento, il provvedimento fu reso esecutivo dal primo governo Conte nel 2020 e confermato dal secondo governo nel febbraio 2021. “Un atto che ritenevamo doveroso – commentò l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio -, un chiaro messaggio di pace che arriva dal nostro Paese. Il rispetto dei diritti umani è un impegno per noi inderogabile. Continuiamo a lavorare seguendo la strada maestra”.

Il provvedimento venne limitato a bombe e missili, permettendo di continuare la vendita di ricambi per gli armamenti made in Italy già acquistati dai due eserciti. Nel mirino c’era soprattutto la commessa ad una fabbrica sarda per realizzare 20mila ordigni destinati all’aviazione saudita, autorizzata dal governo Renzi.

Ma le reazioni più vigorose arrivarono dagli Emirati, che per protesta sospesero accordi e contratti con l’Italia: in particolare fu revocata l’autorizzazione per la base aerea che permetteva i rifornimenti ai contingenti tricolore in Afghanistan e Kuwait. Ma il gelo riguardò l’intero complesso delle relazioni con il nostro Paese. Solo con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi sono cominciati i tentativi di superare il braccio di ferro diplomatico, portati a termine da Giorgia Meloni nella visita ad Abu Dhabi dello scorso marzo e ratificati con la fine dei divieti di cessione del materiale bellico.