In carcere per un fiore. A Hong Kong è vietato ricordare Tiananmen
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - I fiori del male. Alexandra Wong, anzi Nonna Wong come affettuosamente ribattezzata, porta un mazzo di garofani, rose e gigli nei pressi di Victoria Park, dove per decenni a Hong Kong si sono tenute le manifestazioni in ricordo del massacro di centinaia di studenti e attivisti democratici a piazza Tiananmen a Pechino, il 4 giugno 1989. Vietato.
La polizia locale, in allerta da giorni, si porta via la 67enne Wong, già arrestata nel 2019 per aver sventolato una bandiera britannica contro le nuove leggi liberticide di Pechino e poi scomparsa per oltre un anno tra carceri cinesi, deportazioni e "corsi di rieducazione".
LONDRA - I fiori del male. Alexandra Wong, anzi Nonna Wong come affettuosamente ribattezzata, porta un mazzo di garofani, rose e gigli nei pressi di Victoria Park, dove per decenni a Hong Kong si sono tenute le manifestazioni in ricordo del massacro di centinaia di studenti e attivisti democratici a piazza Tiananmen a Pechino, il 4 giugno 1989. Vietato.
La polizia locale, in allerta da giorni, si porta via la 67enne Wong, già arrestata nel 2019 per aver sventolato una bandiera britannica contro le nuove leggi liberticide di Pechino e poi scomparsa per oltre un anno tra carceri cinesi, deportazioni e "corsi di rieducazione".
Oggi, invece, 6mila poliziotti hanno perquisito preventivamente cittadini e giornalisti in tutti i punti nevralgici della città. Le librerie sono state ripulite da ogni libro su Tiananmen. "Il regime vuole che dimentichiamo", ha detto alla Reuters un residente, Chris To, 51 anni, arrivato a Victoria Park in t-shirt nera, "ma non possiamo dimenticare... è la Cina che vuole cancellare la Storia. Dobbiamo usare i nostri corpi e parole per far sapere cosa sta succedendo qui". Chow Hang-tung, attivista del movimento The Alliance, ha annunciato su Facebook uno sciopero della fame di 34 ore.
E poi ovviamente Taipei, a Taiwan, che ora teme di subire lo stesso destino. Oggi in centinaia si sono riuniti nella "Piazza della Libertà" della capitale. Il vicepresidente William Lai ha detto: "Democrazia contro autoritarismo: ecco la differenza tra Taiwan e la Cina". Chissà per quanto.