✕

Cuba, 61 anni dopo la crisi dei missili una base cinese spierà gli Usa

L'ambasciata Usa a Cuba (reuters)
Secondo il Wall Street Journal il centro sarà collocato a centocinquanta chilometri dalla costa della Florida, grazie a un accordo segreto tra Pechino e l'Avana. Che ricorda il momento più caldo della Guerra Fredda. La Casa Bianca ridimensiona però la notizia
2 minuti di lettura

NEW YORK - Sessantuno anni dopo la crisi missilistica, Cuba è di nuovo al centro di un caso internazionale che riguarda gli Stati Uniti. Una base cinese di intercettazioni a centocinquanta chilometri dalla costa della Florida: è quella prevista in un accordo segreto raggiunto dal governo di Pechino e quello dell’Avana. A rivelarlo è stato il Wall Street Journal.

La centrale di spionaggio dovrebbe permettere agli 007 cinesi di intercettare le comunicazioni nella zona sudest degli Stati Uniti, dove si trovano molte basi militari americane, e monitorare il traffico di navi della Marina militare Usa. Pechino avrebbe accettato di pagare miliardi di dollari in contanti per ottenere l’autorizzazione a costruire la base. Nessuno ha smentito. È un caso destinato ad alimentare nuove tensioni internazionali tra Stati Uniti e Cina e a rilanciare un clima da Guerra Fredda.

NEW YORK - Sessantuno anni dopo la crisi missilistica, Cuba è di nuovo al centro di un caso internazionale che riguarda gli Stati Uniti. Una base cinese di intercettazioni a centocinquanta chilometri dalla costa della Florida: è quella prevista in un accordo segreto raggiunto dal governo di Pechino e quello dell’Avana. A rivelarlo è stato il Wall Street Journal.

La centrale di spionaggio dovrebbe permettere agli 007 cinesi di intercettare le comunicazioni nella zona sudest degli Stati Uniti, dove si trovano molte basi militari americane, e monitorare il traffico di navi della Marina militare Usa. Pechino avrebbe accettato di pagare miliardi di dollari in contanti per ottenere l’autorizzazione a costruire la base. Nessuno ha smentito. È un caso destinato ad alimentare nuove tensioni internazionali tra Stati Uniti e Cina e a rilanciare un clima da Guerra Fredda.

L’amministrazione Biden vede in Pechino il suo maggior rivale economico e militare. Una centrale di spionaggio così vicina alle coste americane è senza precedenti. “Mentre non posso entrare nel dettaglio - ha spiegato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale per la Casa Bianca - monitoriamo la cosa da vicino, e siamo certi di poter mettere in sicurezza tutte le nostre strutture, sia in casa, sia nella regione e in tutto il mondo”. Tuttavia Kirby ha aggiunto che il rapporto del Wsj "non è corretto".

Autorità americane, secondo il Wall Street Journal, avrebbero definito “credibile” il piano cinese di spionaggio a pochi chilometri dalla costa americana. La base potrebbe essere in grado di monitorare una vasta gamma di comunicazioni, incluse email, utenze telefoniche e trasmissioni via satellite. L’ambasciata cinese a Washington e quella cubana non hanno ancora commentato la notizia. Non è chiaro se il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha la possibilità di intervenire per bloccare i lavori, ma intanto la notizia è diventata tema di scontro politico.

“Biden - ha commentato Nikki Haley, ex ambasciatore Usa all’Onu e candidata presidenziale alle primarie repubblicane - deve rendersi conto che le minacce reali della Cina sono arrivate fin sulla soglia di casa”. “La minaccia di Cuba all’America - ha scritto su Twitter il senatore Repubblicano Marco Rubio - non è soltanto concreta, ma molto peggio”.

Nel ’62 Stati Uniti e Unione Sovietica arrivarono a un passo dallo scontro nucleare dopo che i sovietici avevano installato basi missilistiche nell’isola. Poi Mosca fece un passo indietro e la crisi rientrò. Pochi mesi dopo, accogliendo la richiesta del Cremlino, gli Stati Uniti rimossero dalla Turchia una serie di missili a raggio intermedio, ma nel caso attuale lo scenario appare più nebbioso.

La rivelazione arriva più di quattro mesi dopo la scoperta di un pallone spia cinese sui cieli americani, abbattuto appena lasciato gli Usa. Da allora le tensioni sono aumentate: nelle scorse settimane il capo del Pentagono Lloyd Austin non è riuscito a incontrare il suo omologo cinese, mentre il direttore della Cia, William Burns, un mese fa, ha fatto un viaggio a Pechino con l’obiettivo di riaprire una linea di comunicazione tra i due Paesi. Nelle ultime settimane Biden ha detto che presto parlerà con il presidente Xi Jinping. Forse quel momento potrebbe essere arrivato.