✕

Regno Unito, Boris Johnson si dimette da deputato. Ora la sua carriera è davvero finita?

(afp)
L’ex primo ministro lascia clamorosamente il suo seggio dopo il rapporto sullo scandalo Partygate: “Una caccia alle streghe, mai detto bugie”. Potrebbe essere il suo addio definitivo alla politica. O forse no: ecco perché
2 minuti di lettura

LONDRA - Boris Johnson si dimette clamorosamente da parlamentare a Westminster, con effetto immediato. E ora che succede? È davvero finita la sua carriera politica? Il lunghissimo comunicato con cui l'ex primo ministro britannico getta apparentemente la spugna è un esplosivo j'accuse rivolto alla Commissione parlamentare che ha indagato sulle sue feste in lockdown a Downing Street ("Partygate") e al successore Rishi Sunak. Una mossa del genere potrebbe indicare l'addio definitivo di Johnson alla politica. Oppure no?

Andiamo con ordine. Johnson si è dimesso dopo aver ricevuto dalla commissione il rapporto finale sul Partygate per quella che secondo lui è stata una "caccia alle streghe", ordita da "cecchini politici" anche all'interno del suo partito e dal "destino segnato sin dall'inizio", con lo "scopo finale", sempre nell'ottica di ex leader, di "estromettermi per sempre dalla …

LONDRA - Boris Johnson si dimette clamorosamente da parlamentare a Westminster, con effetto immediato. E ora che succede? È davvero finita la sua carriera politica? Il lunghissimo comunicato con cui l'ex primo ministro britannico getta apparentemente la spugna è un esplosivo j'accuse rivolto alla Commissione parlamentare che ha indagato sulle sue feste in lockdown a Downing Street ("Partygate") e al successore Rishi Sunak. Una mossa del genere potrebbe indicare l'addio definitivo di Johnson alla politica. Oppure no?

Andiamo con ordine. Johnson si è dimesso dopo aver ricevuto dalla commissione il rapporto finale sul Partygate per quella che secondo lui è stata una "caccia alle streghe", ordita da "cecchini politici" anche all'interno del suo partito e dal "destino segnato sin dall'inizio", con lo "scopo finale", sempre nell'ottica di ex leader, di "estromettermi per sempre dalla politica, come sta accadendo, visto che oggi ho deciso di dimettermi dal mio seggio di Uxbridge e mi spiace davvero tanto". 

Johnson è una furia. Il report finale della Commissione non è ancora pubblico ma è stato confermato da più fonti che l'ex primo ministro sarebbe stato condannato ad almeno 10 giorni di sospensione da deputato "per aver mentito al Parlamento" sulle feste a Downing Street durante il lockdown. Johnson non ci sta: "Non ho mai detto bugie, ma sempre la verità, e quando ho dichiarato all'aula affermazioni non corrette per errori del mio staff, le ho subito corrette pubblicamente". 

"Non c'è dubbio", continua Johnson, "questa è una commissione che voleva preventivamente cacciarmi dal Parlamento, c'è stato del pregiudizio nei componenti sin dall'inizio. Il rapporto finale è pieno di imprecisioni e senza uno straccio di prova. Sono sconvolto. Ed è disarmante che non possa presentare neanche appello contro una decisione così ingiusta. Perché io non ho mai mentito". Molti colleghi e osservatori non la pensano così, ma Johnson insiste: "Sono stato giudicato da un tribunale di canguri (in gergo, giudici senza alcuna credibilità, ndr), ma sono stato io sciocco a fidarmi della loro presunta imparzialità". 

Secondo Johnson, l'obiettivo finale di quello che lui considera un complotto è "innescare una retromarcia sulla Brexit e così alla fine negare la validità del referendum 2016. Io sono solo la prima vittima di questo disegno". Poi l'ex leader lancia un attacco al suo ex ministro e ora acerrimo nemico Rishi Sunak, che i johnsoniani accusano di aver accoltellato l'ex leader alle spalle. "La Brexit non viene sfruttata, c'è enorme potenziale abbandonato. Bisogna abbassare le tasse e non viene fatto. E che fine ha fatto l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti? Il Partito conservatore, se lo vuole, può recuperare tutta la credibilità persa dopo le mie dimissioni e rivincere le elezioni tra un anno". Insomma, un lampante attacco all'attuale primo ministro Sunak.

Tanto che alla fine Boris Johnson scrive: "Sono molto triste di lasciare il Parlamento, almeno per ora...". Che cosa intende Johnson? Davvero un giorno pensa ancora di tornare dopo le sue dimissioni di oggi e come il suo idolo Winston Churchill? 

Tutto può accadere, soprattutto in politica. Ma che ora Johnson ritorni in politica è molto, molto difficile. BoJo ovviamente lascia ogni porta aperta, ma il comunicato di oggi, nonostante quel "almeno per ora" finale, sembra più un tentativo di tenere vivo il suo mito e magari lucrarvi fuori dalla politica di Westminster con i suoi discorsi milionari, più che rientrarvi un giorno. Anche perché in questo momento il Partito conservatore (o almeno la maggioranza dei deputati oggi in carica) sarebbe decisamente contrario a un suo "comeback".

In ogni caso, Johnson continuerà ad attaccare Sunak e i suoi da extraparlamentare, sarà un irriducibile masaniello contro di loro. E, qualora ci fosse una porticina aperta al numero 10 di Downing Street, c'è da scommetterci che lui si infilerà immediatamente. Ma forse, a meno di clamorosi stravolgimenti, a Boris farà molto più comodo fare il cavaliere nero della Brexit e della detassazione fuori dal Parlamento. Dove, paragoni con Churchill a parte, prima guadagnava circa 200mila euro all'anno da primo ministro, mentre fuori oggi me guadagna almeno il doppio per ogni discorso.