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Il fronte caldo della Siria: i caccia americani sfidano la Russia

Un soldato americano in Siria (afp)
Il Paese mediorientale è uno dei quadranti su cui si gioca la partita tra Washington e Mosca, che non dispone di superjet così avanzati. Il generale Alexus Grynkewich, responsabile del Central Command, teme una confluenza di avversari nell'area, incluso l'Iran, "dimenticando che l'obiettivo è distruggere l'Isis"
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Un altro fronte di tensione tra Russia e Stati Uniti diventa caldissimo: i cieli della Siria. Dopo una nuova sfida dei jet di Mosca ieri il Pentagono ha deciso di trasferire urgentemente in Medio Oriente una squadriglia dei suoi caccia più potenti: gli F22 Raptor. Una mossa che mostra la determinazione americana a non cedere spazio nel confronto con il Cremlino ma che allo stesso tempo allarga le situazioni di crisi nel pianeta come mai si era visto prima, neppure nei momenti più cupi della Guerra Fredda.

Oggi il braccio di ferro parallelo condotto da russi e cinesi ha trasformato l’atlante in una catena di duelli che parte dal Baltico, arriva al Mar Nero e al Mediterraneo per poi proseguire intorno a Taiwan, alla Corea del Sud e al Giappone. Ogni giorno aerei e navi militari incrociano le loro rotte con manovre sempre più serrate e pericolose, dove ogni incidente può degenerare in uno scontro armato.

Un altro fronte di tensione tra Russia e Stati Uniti diventa caldissimo: i cieli della Siria. Dopo una nuova sfida dei jet di Mosca ieri il Pentagono ha deciso di trasferire urgentemente in Medio Oriente una squadriglia dei suoi caccia più potenti: gli F22 Raptor. Una mossa che mostra la determinazione americana a non cedere spazio nel confronto con il Cremlino ma che allo stesso tempo allarga le situazioni di crisi nel pianeta come mai si era visto prima, neppure nei momenti più cupi della Guerra Fredda.

Oggi il braccio di ferro parallelo condotto da russi e cinesi ha trasformato l’atlante in una catena di duelli che parte dal Baltico, arriva al Mar Nero e al Mediterraneo per poi proseguire intorno a Taiwan, alla Corea del Sud e al Giappone. Ogni giorno aerei e navi militari incrociano le loro rotte con manovre sempre più serrate e pericolose, dove ogni incidente può degenerare in uno scontro armato.

Una situazione già sfiorata diverse volte. Ci sono stati il lancio di un missile contro un ricognitore britannico a sud della Crimea e le virate supersoniche che hanno messo a rischio un bimotore polacco davanti alla Romania, con il drammatico abbattimento di un drone americano Reaper danneggiato dall’impatto di un Sukhoi.

Adesso l’allerta di sposta in Siria, dove opera un contingente statunitense impegnato nella repressione degli ultimi fuochi dello Stato islamico al fianco di milizie curde e dei reparti degli oppositori di Assad. Già nello scorso aprile i caccia russi si sono avvicinati a tutta velocità ai velivoli Usa cercando di spingerli ad accettare un “dogfight”, una serie di manovre che ricordano i duelli dei biplani della Grande Guerra. La stessa provocazione si sarebbe ripetuta la scorsa settimana, come ha dichiarato a “Defense One” il generale Alexus Grynkewich, responsabile aeronautico del Central Command.

Secondo l’ufficiale, il fatto che Mosca abbia premiato i piloti protagonisti dell’impatto con il drone Reaper ora incentiva gli equipaggi russi ad essere aggressivi: “Non so perché i russi abbiano dato una medaglia a chi ha fatto un simile errore di volo e ha una così scarsa conoscenza delle regole aeronautiche. Secondo me riflette un declino nella professionalità della loro aviazione, ma è quello che hanno fatto”.

Il generale Grynkewich è preoccupato anche dal fatto che in Siria ci sia una “confluenza dei nostri avversari”, ossia Mosca e Teheran, rinforzata dalle forniture di droni iraniani per bombardare l’Ucraina. “Questa dinamica ha determinato la collusione tra russi e iraniani, entrambi desiderosi di vederci fuori dalla Siria. E non so perché si siano dimenticati della ragione per cui siamo ancora lì, che è garantire la sconfitta definitiva dello Stato Islamico. Questa è una minaccia reale, il vero nemico di tutti noi ed è quello su cui dovremmo concentrarci”.

La risposta immediata è l’arrivo in Medio Oriente degli F-22 Raptor che sulla carta sono superiori a qualsiasi intercettore esistente. Sono gli unici caccia stealth di quinta generazione, con un livello di tecnologia di cui Mosca non dispone. Per questo sono stati schierati anche in Polonia, proprio per rafforzare il controllo dello spazio aereo nella zona di Kaliningrad dove più elevato è il rischio di incidenti con le squadriglie del Cremlino.

Ma il Pentagono può contare su un numero limitato di questi superjet: sono entrati in servizio dal 2005 con la prospettiva di costruirne 750 esemplari, poi la stagione di pace globale ha fatto decurtare gli ordini. Ne sono stati prodotti soltanto 180, a cui spetta primariamente il compito di proteggere gli Stati Uniti: troppo pochi per intervenire in ogni angolo del pianeta.