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Il naufragio in Grecia, Tsipras: "L'Europa di Meloni e Mitsotakis ha fallito. I migranti muoiono e gli scafisti sono più potenti"

Alexis Tsipras a Kalamata (afp)

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Dopo la tragedia al largo delle coste del Peloponneso, il leader della sinistra greca denuncia le incongruenze della Guardia costiera. "Non ci fermeremo finché non emergerà la verità"
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BERLINO - Alexis Tsipras è il leader della sinistra greca di Syriza e il grande sfidante del premier uscente Kyriakos Mitsotakis alle imminenti elezioni del 25 giugno. Giovedì l’ex premier si è precipitato a Kalamata per manifestare la sua solidarietà ai sopravvissuti della tragedia al largo delle coste del Peloponneso. E in quest’intervista con Repubblica, Tsipras sostiene che la tragedia dimostri come l’Europa abbia “fallito”, come le politiche di Meloni e Mitsotakis impediscano all’Europa di considerare i salvataggi in mare “una priorità assoluta”. Per l’ex premier “la sfida dei migranti non può diventare una gara a chi ha le politiche migratorie peggiori, tra Mitsotakis e Meloni”. Su Pylos, Tsipras mette in evidenza le contraddizioni della Guardia costiera e promette “non ci fermeremo finché non emergerà la verità”. E intanto precisa che…

BERLINO - Alexis Tsipras è il leader della sinistra greca di Syriza e il grande sfidante del premier uscente Kyriakos Mitsotakis alle imminenti elezioni del 25 giugno. Giovedì l’ex premier si è precipitato a Kalamata per manifestare la sua solidarietà ai sopravvissuti della tragedia al largo delle coste del Peloponneso. E in quest’intervista con Repubblica, Tsipras sostiene che la tragedia dimostri come l’Europa abbia “fallito”, come le politiche di Meloni e Mitsotakis impediscano all’Europa di considerare i salvataggi in mare “una priorità assoluta”. Per l’ex premier “la sfida dei migranti non può diventare una gara a chi ha le politiche migratorie peggiori, tra Mitsotakis e Meloni”. Su Pylos, Tsipras mette in evidenza le contraddizioni della Guardia costiera e promette “non ci fermeremo finché non emergerà la verità”. E intanto precisa che “nessuno può pensare che questo epilogo fosse inevitabile”.

La tragedia a Pylos è una nuova ecatombe nel Mediterraneo. La Guardia costiera, Frontex, le Ong continuano a dare versioni discordanti della dinamica del naufragio. Cos’ha capito di questa tragedia?
“Ciò che ho capito è che l’Europa ha fallito. Non riesce a stabilire una politica migratoria efficace nel combattere i trafficanti di uomini e non ritiene più che salvare vite umane sia una priorità assoluta. E ciò è in gran parte colpa delle politiche migratorie di Mitsotakis e di Meloni. Le reti di trafficanti, soprattutto in Nord Africa, stanno diventando più potenti. E le cause delle migrazioni stanno peggiorando. Il risultato è che in Europa stanno aumentando e continueranno ad aumentare incidenti tragici come questo”.
E le dinamiche dell’incidente? Ci sono molte ombre sul comportamento della Guardia costiera.
“Ci sono delle indagini in corso. Ma una cosa è chiara. Una barca con centinaia di persone a bordo che è stata monitorata per 16 ore dalle autorità all’interno della loro area di competenza per i soccorsi, ha finito per naufragare strappando la vita a centinaia di persone, bambini inclusi. Nessun essere umano decente può pensare che questo epilogo fosse inevitabile e non potesse essere evitato, in Europa, nel 2023”. 
Sappiamo che la Guardia costiera ha cercato di tirare il peschereccio con una corda. C’è il sospetto che stessero cercando di portarli fuori dalle acque di loro competenza. Verso l’Italia?
“La Guardia costiera sostiene di aver compiuto un’operazione per avvicinarsi al peschereccio con una fune per controllare le condizioni sulla barca. Ma prima aveva negato di aver compiuto qualsiasi operazione del genere sostenendo che uno Stato membro non possa farlo in alto mare, anche se si tratta della propria area di competenza e di soccorso.  una questione seria. Ci sono delle indagini in corso. Ma abbiamo bisogno anzitutto di onestà su quanto è accaduto. E noi non ci fermeremo finché non emergerà la verità”.

Negli ultimi mesi si è assistito a un picco di incidenti mortali nel Mediterraneo. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni punta il dito contro alcuni Paesi - senza nominarli - che hanno assunto una linea dura contro i migranti e reso il lavoro delle Ong sempre più difficile. E’ anche il caso della Grecia?
“La politica migratoria è cambiata in Grecia con Mitsotakis. Soprattutto dopo gli incidenti di Evros nel 2020, che sono stati un tentativo molto pericoloso della Turchia di strumentalizzare la questione migratoria incoraggiando i migranti a oltrepassare in massa il confine. A quel punto Mitsotakis ha trasformato la questione dei migranti in un problema di prevenzione dall’aggressione turca. E ha smesso di essere una questione che riguarda degli esseri umani. C’è bisogno di un approccio più equilibrato che riconosca la dimensione della sicurezza, rispetto ai migranti, ma che combatta gli scafisti, promuova la cooperazione economica e sociale per garantire uno sviluppo vero ai Paesi di transito e di origine. E che rafforzi il ruolo dell’Ue nel combattere le cause dell’immigrazione e stabilisca un meccanismo europeo efficace di rimpatrio per coloro che, secondo le leggi Ue e internazionali, devono essere rimpatriati”.

Cioè?
“Bisogna fare in modo che i confini siano protetti rispettando le leggi internazionali e che salvare vite umane resti la assoluta priorità. Vanno ripristinate in modo efficace le operazioni di soccorso civile nel Mediterraneo. Nel frattempo, ritardare i soccorsi o rimpatriare le persone contravvenendo alle regole internazionali che proteggono i rifugiati è inaccettabile. Tanto più dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea su Farmakonissi nel 2014. Ovvio che le Ong debbano rispettare la legge. Ma dobbiamo riconoscere che sono una parte importante nella sfida migratoria e che in alcuni casi, determinate Ong hanno salvato e trattato gli esseri umani meglio di quanto non abbiamo fatto noi, ossia la Ue. E per combattere la propaganda dell’estrema destra dobbiamo mettere a punto programmi di integrazione efficaci anche nelle comunità locali. Dobbiamo neutralizzare le campagne d’odio xenofobe garantendo il benessere alle realtà locali”. 

I migranti naufragati tragicamente a Cutro venivano dalla Turchia ma hanno evitato la Grecia. Colpa delle politiche del suo Paese?
“Non abbiamo evidenze concrete su questa questione specifica. Ma la sfida dell’immigrazione non può diventare una gara a dove le condizioni sono peggiori: nell’Italia di Meloni o nella Grecia di Mitsotakis”.
A maggio è emerso lo scandalo, grazie a uno scoop del "New York Times", di migranti ributtati in mare dalle autorità greche. 
“Abbiamo sollevato spesso dubbi seri sulle politiche migratorie e dei rifugiati di Mitsotakis. Abbiamo chiesto indagini sulle accuse di respingimenti, tagli ai progetti per le case dei rifugiati, attaccato le nuove leggi che rendono più difficile ottenere permessi o la cittadinanza. L’incidente a cui lei fa riferimento è particolarmente grave. Va investigato approfonditamente perché queste prassi sono inaccettabili. Non solo perché mettono a rischio la vita delle persone, ma perché violano ogni nozione dello stato di diritto. Se queste ‘deportazioni’ come le ha definite la Commissaria Ue Ylva Johansson, saranno accettate in Grecia e un'Europa, non potremo mai più predicare di valori europei. Una sfida che vale soprattutto per l’Italia di Meloni e la Grecia di Mitsotakis”.

Cosa pensa della riforma del diritto di asilo europeo?
“Che va nella direzione sbagliata. Il rispetto del diritto internazionale diventa una sorta di ‘lusso’ e l’enfasi è sulla scommessa su quanto i Paesi saranno disposti a sborsare per evitare di accogliere migranti. Dobbiamo sostituire le tratte illegali in mano agli scafisti con vie legali per raggiungere la Ue in modo sicuro e legale. Attraverso visti umanitari e un quadro robusto per i rimpatri che garantisca i requisiti minimi richiesti dall’Onu. Dopo tutto, la Ue ha avuto la capacità e si è presa la responsabilità di accogliere 5 milioni di ucraini. C’è molto più spazio per una discussione sull’immigrazione legale. Il nodo dei rimpatri è cruciale. La procedura di esame del diritto di asilo dovrebbe essere più breve possibile (per evitare imprigionamenti lunghi, che è la prassi corrente) ma dovrebbe garantire tutti i diritti fondamentali ai profughi in base alle leggi europee. Occorre anche fare accordi con i Paesi di origine e transito dei migranti. Ma devono essere basati su standard europei rispetto alla definizione di paesi ‘sicuri’”.
La linea dura del suo sfidante alle imminenti lezioni, Mitsotakis, sembra godere di grande consenso tra i greci. E’ in testa ai sondaggi ed è probabile che venga riconfermato premier.
“La solidarietà è molto presente tra i greci e molti fanno volontariato. Anche i dipendenti pubblici fanno tutto ciò che possono. Ma c’è chiaramente un’ondata contraria alla solidarietà verso i migranti che viene direttamente e indirettamente alimentata dalle scelte di Mitsotakis. Questa è una battaglia morale e politica importante per noi, in cima alle nostre priorità. Il costo politico di questa battaglia non mi interessa. Dobbiamo restare umani e combattere per ciò che è giusto. Non è una questione ideologica, ma una questione di valori umani, come sottolinearono il Papa, il Pope e il presidente Obama quando vennero a sostenere i greci nel 2015-16”.