Il naufragio in Grecia: “Ai trafficanti 10 euro per stare sul ponte, volevo respirare e così mi sono salvato”
dal nostro inviato
Paola Brera
Le testimonianze dopo l’affondamento. Un video smentisce la Guardia costiera: il mare era calmo, soccorsi possibili
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
KALAMATA - "È arrivata la barca della Guardia costiera, improvvisamente il peschereccio si è capovolto e siamo finiti in mare", dice Hassan. Eccoli, i primi racconti di quello che è successo a bordo del barcone affondato al largo del Peloponneso. Un naufragio su cui un nuovo video, girato da uno dei mercantili che lo stava rifornendo di acqua e cibo, aggrava la posizione della Guardia costiera greca che non ha impedito il disastro anche se il mare era placido e i migranti collaborativi.
I racconti tolgono il fiato. Hassan che paga dieci euro di supplemento per respirare e si salva la vita, prendendo posto sul ponte invece che sotto coperta; Rana che finisce in …
KALAMATA - "È arrivata la barca della Guardia costiera, improvvisamente il peschereccio si è capovolto e siamo finiti in mare", dice Hassan. Eccoli, i primi racconti di quello che è successo a bordo del barcone affondato al largo del Peloponneso. Un naufragio su cui un nuovo video, girato da uno dei mercantili che lo stava rifornendo di acqua e cibo, aggrava la posizione della Guardia costiera greca che non ha impedito il disastro anche se il mare era placido e i migranti collaborativi.
I racconti tolgono il fiato. Hassan che paga dieci euro di supplemento per respirare e si salva la vita, prendendo posto sul ponte invece che sotto coperta; Rana che finisce in mare anche se non sa nuotare e fa il morto, sdraiandosi sulla schiena finché non lo salvano: "Chi era dentro - racconta - non ha fatto in tempo a uscire. È affondato con la barca come mia moglie e i miei figli, che erano in cabina". Le testimonianze di questi due ragazzi di 23 e 24 anni sono state pubblicate ieri sera dal quotidiano greco Kathimerini. Sotto coperta c'era troppo caldo e afa, erano uno addosso all'altro come sardine in scatola nel ventre del barcone che si fermava di continuo col motore in panne. Hassan, siriano di Damasco, viveva in Libano. Suo padre, dice, aveva pagato 4.500 dollari per quel viaggio. Rana ne aveva pagati ottomila solo d'anticipo: aveva con sé la famiglia. Di notte fonda, alle 2.30, i trafficanti avevano iniziato a imbarcare il peschereccio facendo avanti e indietro con un barchino, 40 persone alla volta. "Verso le 5 siamo salpati - racconta Hassan - ci davano poco cibo e acqua sporca". A bordo "saremo stati 700", dicono.
La navigazione è un inferno. "Il capitano - racconta Hassan - aveva un telefono satellitare. Quando riposava, il timone passava al suo braccio destro". I trafficanti "erano una quindicina, e ci controllavano: ci davano cibo e acqua e prendevano tutte le decisioni". "C'erano due persone al comando. Ci hanno detto dove sederci - racconta Rana - io sul ponte superiore, mia moglie e i miei figli in una cabina". Solo i trafficanti, dice Hassan, potevano spostarsi liberamente: "Noi non potevamo muoverci". Già dal secondo giorno, raccontano, il motore "ha iniziato a guastarsi. Lo riparava uno di loro, ma continuava a guastarsi".
Ma è martedì che la situazione precipita. La mattina, racconta Hassan, "molti hanno iniziato a lamentarsi. Avevano smesso di darci cibo e acqua e pensavano che il capitano se ne fosse andato. Non sapevano come raggiungere l'Italia, hanno chiamato i soccorsi". "La sera - sostiene Rana - i trafficanti avevano spento i motori in modo che le navi di passaggio non sentissero rumori. Poi abbiamo ripreso il viaggio. Mezz'ora dopo si è fermato di nuovo".
Siamo ai momenti decisivi, e il racconto diverge: "Ero seduto in ginocchio e pregavo - dice Rana - avevo paura e all'improvviso ho sentito la barca inclinarsi. Ha iniziato a imbarcare acqua, ci siamo spostati tutti dall'altra parte e ha cominciato ad affondare. Alcuni sono saltati in mare e altri si sono aggrappati. Pochi minuti dopo è passata una grande barca che ci ha raccolti". Chi era dentro, come sua moglie e suo figlio, era già affondato insieme alla barca. "Quella sera - dice invece Hassan - una nave della Guardia costiera è venuta in aiuto e improvvisamente il peschereccio si è capovolto e siamo finiti in acqua. Mi hanno soccorso con un gommone".
Domani la Grecia cercherà un primo colpevole, il più semplice da trovare e il meno compromettente: il procuratore di Kalamata interrogherà i nove sopravvissuti arrestati. Tra questi ci sono il braccio destro del comandante e "l'ingegnere" che riparava i motori. Gli altri sono i sette mozzi: uno ha ammesso di essere stato pagato. Ma c'è una diversa e più grave catena di responsabilità, quella della gestione dell'emergenza da parte della Guardia costiera.
Un video girato da un mercantile all'imbrunire di martedì dimostra una volta di più le sua responsabilità nel non aver salvato la vita a centinaia di persone. Il peschereccio galleggiava immobile in acque placide, mentre il mercantile lo riforniva di acqua e cibo. I migranti erano collaborativi. Ma nessuno gli ha dato nemmeno i giubbotti di salvataggio".