Usa: evasione fiscale, il figlio di Biden patteggia. Trump: “Sistema corrotto”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON - Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti, ha patteggiato due reati fiscali minori, per chiudere la sua vicenda giudiziaria prima che il padre cominci la campagna per la rielezione del prossimo anno. I repubblicani però vanno già all’attacco, dicendo che il Dipartimento alla Giustizia lo ha favorito, usando due pesi e due misure con lui e con Donald Trump.
Hunter era finito sotto inchiesta per una serie di problemi, iniziati quando dopo la morte del fratello Beau per un cancro al cervello era precipitato nella dipendenza dal crack e dalla cocaina. Non aveva pagato in tempo le tasse nel 2017 e 2018, e aveva mentito quando era andato a comprare una pistola Colt Cobra 38 Special, rispondendo che non faceva uso di droghe a un questionario con valore legale per ottenere l’autorizzazione.
Secondo gli avversari di Biden queste operazioni erano finalizzate ad arricchire l’intera famiglia, e quindi Joe ne era responsabile quanto Hunter. Trump aveva chiesto a…
WASHINGTON - Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti, ha patteggiato due reati fiscali minori, per chiudere la sua vicenda giudiziaria prima che il padre cominci la campagna per la rielezione del prossimo anno. I repubblicani però vanno già all’attacco, dicendo che il Dipartimento alla Giustizia lo ha favorito, usando due pesi e due misure con lui e con Donald Trump.
Hunter era finito sotto inchiesta per una serie di problemi, iniziati quando dopo la morte del fratello Beau per un cancro al cervello era precipitato nella dipendenza dal crack e dalla cocaina. Non aveva pagato in tempo le tasse nel 2017 e 2018, e aveva mentito quando era andato a comprare una pistola Colt Cobra 38 Special, rispondendo che non faceva uso di droghe a un questionario con valore legale per ottenere l’autorizzazione.
Secondo gli avversari di Biden queste operazioni erano finalizzate ad arricchire l’intera famiglia, e quindi Joe ne era responsabile quanto Hunter. Trump aveva chiesto al presidente Zelensky di aprire un’inchiesta su queste accuse, vincolando alla sua collaborazione le forniture militari a Kiev. Perciò aveva subito il primo impeachment, approvato dalla Camera.
Nel corso degli ultimi mesi l’avvocato di Hunter, Christopher Clark, ha dialogato con il procuratore David Weiss, per dimostrare che non aveva le prove sufficienti per portare il figlio del presidente in tribunale ed ottenere la sua condanna. Quindi ha negoziato con lui una soluzione condivisa. Hunter ammetterà i due reati minori, ossia il ritardo delle dichiarazioni dei redditi del 2017 e 2018, e non aver pagato in tempo 100mila dollari, ma non verrà condannato al carcere.
Nello stesso tempo sarà incriminato per la falsa dichiarazione resa nell’acquisto della pistola, ma non verrà processato, in cambio dell’impegno a non possedere mai più un’arma e sottoporsi ad un programma di disintossicazione. Così però cadranno tutte le altre accuse, e quindi non ci saranno ulteriori incriminazioni per i possibili altri reati commessi, inclusi quelli relativi agli interessi in Ucraina e Cina.
È comunque un brutto colpo, per lui e per il padre, ma è certamente il male minore, rispetto alla prospettiva di vederlo alla sbarra di un processo mentre il capo della Casa Bianca corre per la rielezione. La questione però non finisce qui, almeno sul piano politico.
Trump ne ha subito approfittato per accusare il Dipartimento alla Giustizia di favoritismo verso il figlio del suo rivale: "È come se gli avessero fatto una multa per un’infrazione del codice della strada. Il sistema è corrotto”. Una linea che gli servirà anche per denunciare come un’ingiustizia la sua incriminazione.
Lo Speaker della Camera McCarthy ha detto che “se sei il figlio del presidente ti trattano con i guanti”, però ha promesso di continuare le inchieste parlamentari. Biden quindi ha evitato il colpo peggiore, ma questa vicenda resterà in primo piano durante la campagna presidenziale.