Naufragio in Grecia, l’accusa dei superstiti: “La Guardia costiera non ha tentato di salvarci”
di Alessandra ZinitiUn'alta recinzione di filo spinato prova a tenere lontano dagli occhi dell'opinione pubblica la verità dei 104 sopravvissuti al naufragio di Pylos, di fatto reclusi in un campo di detenzione mentre il mare continua a restituire corpi, adesso arrivati a 82.
Ma le voci di qualcuno di loro riescono ad arrivare tramite i familiari, gli stessi che in queste ore rivelano un altro agghiacciante retroscena. "A bordo - racconta l'attivista Nawal Soufi, in contatto con loro per tutta la giornata prima della tragedia - c'erano molte delle persone che il 23 maggio erano sul barcone dei 500 respinto nella zona Sar maltese e riportato
E dai racconti dei superstiti, cristallizzati in alcune telefonate, emergono nuove pesanti responsabilità a carico della Grecia che, oltre a non intervenire in ai…
Un'alta recinzione di filo spinato prova a tenere lontano dagli occhi dell'opinione pubblica la verità dei 104 sopravvissuti al naufragio di Pylos, di fatto reclusi in un campo di detenzione mentre il mare continua a restituire corpi, adesso arrivati a 82.
Ma le voci di qualcuno di loro riescono ad arrivare tramite i familiari, gli stessi che in queste ore rivelano un altro agghiacciante retroscena. "A bordo - racconta l'attivista Nawal Soufi, in contatto con loro per tutta la giornata prima della tragedia - c'erano molte delle persone che il 23 maggio erano sul barcone dei 500 respinto nella zona Sar maltese e riportato
E dai racconti dei superstiti, cristallizzati in alcune telefonate, emergono nuove pesanti responsabilità a carico della Grecia che, oltre a non intervenire in aiuto del peschereccio segnalato da Frontex già alle 9.47 del mattino, avrebbe persino ritardato il soccorso dei migranti caduti in acqua dopo il folle tentativo di trainare il peschereccio con una fune.
"Uomini vestiti di nero, con cappucci neri, su una nave militare senza bandiera", così i sopravvissuti descrivono l'unità che a tarda sera, con il barcone a motore fermo ormai da sette ore, avrebbe agganciato una cima facendo prima oscillare e poi capovolgere l'imbarcazione.
Al telefono un sopravvissuto siriano racconta una versione dei fatti che coincide con molte di quelle messe ieri a verbale davanti ai magistrati greci: “La Guardia costiera greca non ha fatto alcun tentativo di salvataggio, ha acceso solo i riflettori. Quando ho visto questa scena, ho cercato di allontanarmi a nuoto. Avevo paura che mi facessero annegare. Ho nuotato per 30, 45 minuti. Poi ho visto le luci di una nave commerciale in lontananza e l’ho raggiunta a nuoto con altri sopravvissuti. Siamo convinti che la Guardia costiera ci abbia fatto naufragare ma non sappiamo se sia stato intenzionale o se è stato un errore".
A parziale conferma di quanto riferito dai superstiti c’è il fatto che molti di loro sono stati soccorsi e portati al porto di Kalamata da una nave privata e non da mezzi della Guardia costiera e che l'intervento di "unità speciali" militari, senza bandiera, e con tragitti non registrati dai tracciati è stato più volte rilevato in passato nelle acque Sar greche nei respingimenti di imbarcazioni verso la Turchia.
Le ricostruzioni dei fatti fornite nel frattempo dalla Guardia costiera greca, almeno tre o quattro tutte diverse, presentano molti punti contraddittori e oscuri smentiti da fotografie e filmati del barcone registrati dalle navi private intervenute e da Frontex che confermano come quel peschereccio con 750 persone a bordo (al di là delle intenzioni dei migranti) non era assolutamente in condizioni di poter navigare e andava immediatamente soccorso con il trasbordo delle persone sui mezzi militari.