Germania, la vittoria dell’ultradestra spaventa la comunità ebraica. Schuster: “Consenso non solo in Turingia, molto preoccupante”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Sonneberg significa letteralmente “la montagna del sole”. Ma il risultato poco idilliaco delle comunali nel circondario della Turingia ha avuto l’effetto di una bomba sul resto della Germania. E ora arrivano le reazioni scioccate, le accuse reciproche, i redde rationem.
La vittoria del primo sindaco dell’ultradestra Afd, Robert Sesselmann (lui sì, un vero nome da predestinato: “uomo della poltrona”) ha suscitato la reazione spaventata del capo della comunità ebraica, Josef Schuster, “molto preoccupato” per il trionfo della destra xenofoba e antisemita. Anche perché è in perfetta sintonia, quasi una metonimia, di una ascesa del partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla che sembra inarrestabile in tutto il Paese. “Il successo dell’Afd - argomenta Schuster - si estende ben oltre Sonneberg e la Turingia”. Il successo dell’Afd di domenica “è la rottura di una diga”.
Ma un tedesco su cinque li voterebbe, al momento, dalla Baviera alla Bassa Sassonia, dalla Saar al Meclemburgo. Mai…
BERLINO – Sonneberg significa letteralmente “la montagna del sole”. Ma il risultato poco idilliaco delle comunali nel circondario della Turingia ha avuto l’effetto di una bomba sul resto della Germania. E ora arrivano le reazioni scioccate, le accuse reciproche, i redde rationem.
La vittoria del primo sindaco dell’ultradestra Afd, Robert Sesselmann (lui sì, un vero nome da predestinato: “uomo della poltrona”) ha suscitato la reazione spaventata del capo della comunità ebraica, Josef Schuster, “molto preoccupato” per il trionfo della destra xenofoba e antisemita. Anche perché è in perfetta sintonia, quasi una metonimia, di una ascesa del partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla che sembra inarrestabile in tutto il Paese. “Il successo dell’Afd - argomenta Schuster - si estende ben oltre Sonneberg e la Turingia”. Il successo dell’Afd di domenica “è la rottura di una diga”.
Ma un tedesco su cinque li voterebbe, al momento, dalla Baviera alla Bassa Sassonia, dalla Saar al Meclemburgo. Mai, neanche nella fase più acuta della crisi dei profughi del 2015-16, l’ultradestra aveva conquistato risultati del genere. Ed è una tendenza che apre voragini anzitutto per i conservatori della Cdu.
Ora l’Afd pensa alle prossime regionali
L’Afd gongola, ça va sans dire, e punta già al prossimo obiettivo: le elezioni regionali dell’anno prossimo. Nel 2024 si vota in tre importanti land della vecchia Germania est: Brandeburgo, Sassonia e, appunto, in Turingia. E in quest’ultimo, che è anche il land di Sonneberg, l’Afd è attualmente il primo partito con il 30% dei consensi. Ma anche negli altri land è avanti: in Brandeburgo testa a testa con la Spd al 24%. In Sassonia, come in Turingia, è il primo partito, con il 32% dei voti, davanti alla Cdu.
Incontenibile la gioia del dominus dell’ultradestra, il leader dell’Afd in Turingia, Bjoern Hoecke, finito sotto osservazione dai servizi segreti perché ritenuto un pericolo per l’ordine democratico, capo della corrente più estrema, il “Fluegel”, sciolta dopo che l’intelligence aveva bollato anch’essa come una minaccia per la costituzione. Adesso in Turingia le correnti non esistono semplicemente più perché Hoecke controlla tutto.
Il dilemma della Cdu
“La politica assurda energetica e delle sanzioni (contro la Russia, ndr) e le politiche irrazionali dell’immigrazione hanno creato una atmosfera da ‘Wende’, da ‘svolta’”, come quella che fece cadere il muro nel 1989, è stato il suo commento a caldo della vittoria a Sonneberg. L’anno prossimo, ha proseguito, l’obiettivo sarà quello di “mandare in pensione” l’attuale governatore della Turingia, Bodo Ramelow (Linke).
Ma intanto i conservatori tedeschi si dilaniano sull’”uomo della poltrona” della Turingia meridionale. E non solo perché l’avversario era un loro esponente, un uomo della Cdu, e appoggiato dall’intero arco costituzionale dei partiti locali. Ma perché il successo dell’Afd pone due problemi esistenziali al partito di Friedrich Merz. Il primo è se la scelta di inseguire l’Afd sul terreno della xenofobia e della paranoia, ma anche della guerra antropologica contro i verdi, sia sensata.
È stato lo stesso Merz, da sempre tentato dallo spostamento a destra, a insultare i figli di migranti musulmani come “piccoli pascià”. Altri esponenti del suo partito, per scimmiottare l’Afd hanno dichiarato la guerra nucleare alle iniziative verdi del governo Scholz, a partire dalla legge che punta a sostituire le caldaie nei prossimi anni per ragioni di sostenibilità ecologica ed energetica. E c’è persino chi mette in discussione la Convenzione di Ginevra per negare solidarietà ai migranti. Un clima talmente mefitico che un giovane e promettente esponente del partito come Daniel Guenther si è sentito obbligato a invitare i colleghi a usare “toni moderati” e a “smettere di avere la bava alla bocca”. Perché gli elettori più reazionari, nel dubbio, “votano l’originale”. Inutile rincorrerli.
La linea rossa
Il secondo rovello esistenziale, per la Cdu, riguarda la “linea rossa” stabilita da Merkel, l’imperativo “mai con l’Afd”. Proprio Sonneberg dimostra che soprattutto nella vecchia Germania est sta diventando sempre più difficile aggirare l’ultradestra, tentare cartelli elettorali e ammucchiate dalla destra alla sinistra per scongiurare la vittoria di un partito che oscilla tra il 20 e il 35%. Lo stesso Guenther aveva proposto nel 2019 di cooperare con la Linke pur di scongiurare una coabitazione con la Cdu. Ma ieri, in proposito, il capo della Cdu Merz taceva. Ed è un silenzio che non fa presagire nulla di buono.