La resa dei conti di Putin contro militari e funzionari. Surovikin torchiato
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIl leader ceceno Ramzan Kadyrov e il presidente russo Vladimir Putin
(ansa)MOSCA — All’inizio dell’Ottocento la gendarmeria dello Zar, antenata dell’odierna Guardia nazionale russa, era solita stilare gli elenchi degli “inaffidabili”, perlopiù ebrei e cittadini della periferia dell’Impero considerati inclini alla ribellione.
C’erano nomi scritti con l’inchiostro e altri “segnati a matita”. Questi ultimi erano sospettati senza prove: fugati i dubbi, i loro nomi potevano essere cancellati via; confermate le supposizioni, invece, venivano trascritti in maniera indelebile.
All’indomani del fallito ammutinamento di Evgenij Prigozhin, la pratica del “segnare a matita”, vzjat’ na karandash, già riesumata sotto Stalin, è tornata in forza. Lo Stato maggiore delle forze armate russe sta svolgendo delle «veri…
MOSCA — All’inizio dell’Ottocento la gendarmeria dello Zar, antenata dell’odierna Guardia nazionale russa, era solita stilare gli elenchi degli “inaffidabili”, perlopiù ebrei e cittadini della periferia dell’Impero considerati inclini alla ribellione.
C’erano nomi scritti con l’inchiostro e altri “segnati a matita”. Questi ultimi erano sospettati senza prove: fugati i dubbi, i loro nomi potevano essere cancellati via; confermate le supposizioni, invece, venivano trascritti in maniera indelebile.
All’indomani del fallito ammutinamento di Evgenij Prigozhin, la pratica del “segnare a matita”, vzjat’ na karandash, già riesumata sotto Stalin, è tornata in forza. Lo Stato maggiore delle forze armate russe sta svolgendo delle «verifiche» per «estirpare» il personale militare che ha mostrato «mancanza di risolutezza» nel cercare di fermare la rivolta di Wagner.
Come spiega Tatiana Stanovaja, a capo del think tank R.Politik, il presidente russo Vladimir Putin «divide gli individui in eroi, traditori (che affrontano gravi conseguenze) o anime perdute che possono essere perdonate se si pentono in tempo. In questo quadro possiamo aspettarci arresti». È iniziata la conta. Da una parte i “traditori” e le “anime perdute”, dall’altra gli “eroi”. I sommersi e i salvati.
Il primo a finire sotto la lente d’ingrandimento dei servizi di sicurezza è stato il generale Sergej Surovikin, comandante dell’aeronautica russa e vicecomandante delle truppe russe in Ucraina. Di lui non si hanno più notizie dalle prime ore di sabato mattina quando apparve in un video in cui chiedeva al leader di Wagner, Evgenij Prigozhin, di fermarsi.
La sua latitanza ha alimentato nei giorni scorsi voci sul suo arresto, confermate da fonti anonime al Moscow Times e al Financial Times, ma smentite al canale Telegram russo Baza dalla figlia Veronika: «Onestamente, non gli è successo niente. È al suo posto di lavoro. Non ha mai rilasciato dichiarazioni quotidianamente».
Il quotidiano britannico, tuttavia, precisava che non fosse chiaro se Surovikin fosse stato accusato di aver cospirato con i ribelli o soltanto trattenuto per un interrogatorio. È questa la versione accreditata da fonti di Repubblica: il generale è stato interrogato. E, secondo il media investigativo indipendente russo IStories, è già stato rilasciato.
I servizi volevano testarne la lealtà e anche chiedergli conto dei suoi legami con Wagner. Surovikin conosce Prigozhin da quando entrambi operavano in Siria dove si guadagnò il soprannome di “Generale Armageddon” per i suoi raid a tappeto. Nominato in autunno a capo dell’operazione in Ucraina, era diventato il beniamino della comunità di “blogger Zeta” e dello stesso Prigozhin che lo ricopriva di lodi mentre imprecava contro il ministro della Difesa Sergej Shojgu e il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov.
Lo scorso gennaio però era stato retrocesso e il comando in Ucraina era passato proprio a Gerasimov. Mentre il conflitto tra Prigozhin e la Difesa peggiorava, Surovikin aveva però continuato ad agire da intermediario e lavorato a stretto contatto con il contingente militare di Wagner nell’Est Ucraina. Rapporti su cui l’Fsb ha voluto vederci chiaro.
«E dov’è il generale Mikhail Mizintsev?”, si è chiesto invece il politologo nazionalista Ivan Skorikov riferendosi all’ex viceministro della Difesa passato nei ranghi di Wagner come vicecomandante. C’è chi fa notare che all’appello mancherebbe anche Gerasimov. Non viene menzionato in un comunicato stampa della Difesa dal 9 giugno.
E martedì, quando Vladimir Putin ha radunato i militari nella Piazza delle Cattedrali del Cremlino per ringraziarli dopo lo scampato pericolo, non era presente. La sua assenza, tuttavia, era giustificata: in quanto detentore di una delle tre “valigette nucleari” russe, non appare mai in pubblico insieme alle altre due persone in possesso dei codici, Putin e Sergej Shojgu.
E il ministro della Difesa era lì, in piazza insieme al presidente. Sarebbe proprio Shojgu il principale vincitore dell’ammutinamento, secondo Stanovaja. Bersaglio di Prigozhin che ne chiedeva la testa marciando su Mosca, è saldo al suo posto e ora potrebbe cercare la vendetta.
Della stessa opinione Michael Kofman, analista militare russo del think tank Carnegie Endowment. «Prigozhin si aspettava davvero che qualcosa venisse fatto a Shoigu e Gerasimov, che Putin avrebbe deciso in suo favore», ha twittato. «Invece, il suo ammutinamento potrebbe aver assicurato la loro permanenza in carica, nonostante fossero universalmente riconosciuti come incompetenti e ampiamente detestati nelle forze armate».
Con Shojgu, al Cremlino c’era anche Viktor Zolotov, alleato di lunga data di Putin e sua ex guardia del corpo oggi a capo della sua forza di polizia, la Guardia Nazionale, che durante l’ammutinamento era apparso in pubblico per dire che i suoi uomini erano pronti a «resistere fino alla morte» per difendere Mosca da Wagner. Presto, come premio della sua fedeltà, riceverà artiglieria pesante e carri armati e svolgerà un ruolo più importante in Ucraina.
Nella lista dei “salvati” potrebbe esserci anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov che sabato aveva diffuso un video che mostrava i suoi uomini in mimetica e armati di mitragliatrici pattugliare un ponte deserto mentre si preparavano a fermare l’avanzata dei “traditori della madrepatria”.
Peccato che fosse stato girato al tramonto quando l’insurrezione di Prigozhin era già finita e nella città di Kostroma a cui i combattenti di Wagner non si sono mai avvicinati. Due giorni fa però ha pubblicato un suo selfie con Putin. Ci siamo incontrati ieri e abbiamo discusso della «situazione socio-economica nella Repubblica cecena», ha scritto gioendo della rinnovata fiducia del presidente.
Ma la resa dei conti non riguarderebbe soltanto i ranghi militari. Secondo il deputato Sultan Khamzaev, presto le autorità passeranno al vaglio anche i funzionari che hanno lasciato il Paese durante la ribellione di Prigozhin: «Il minimo sono i licenziamenti. Il massimo è il procedimento penale. Perché sono scappati in un momento difficile per il Paese? Compresi i manager delle aziende statali».
Per non parlare di tutti i sedicenti “patrioti” che, mentre i mercenari avanzavano su Mosca, invece di denunciare il “traditore” Prigozhin, sono rimasti in silenzio, come Margarita Simonjan, direttrice di Rt, che poi si è scusata dicendo di trovarsi in crociera sul Volga. Sono stati tutti “segnati a matita”.