MOSCA — Finito il tempo di leccarsi le ferite, è iniziato quello dei mea culpa. In tanti in Russia hanno osservato che la rivolta di Evgenij Prigozhin non è stata altro che il risultato delle stesse azioni di Vladimir Putin.
Per anni il leader del Cremlino ha avallato il proliferare di eserciti privati finché Wagner non gli si è ritorta contro. Pensava di averne soltanto da guadagnare. Schierare mercenari gli permetteva di partecipare sotto copertura ai conflitti dove negava ogni coinvolgimento, o di aumentare la sua presenza militare sul terreno nelle operazioni riconosciute minimizzando però le perdite ufficiali e salvaguardando il sostegno popolare.
Dispiegare milizie di “volontari” in Ucraina nell’ultimo anno gli aveva inoltre consentito di reclutare nuove forze senza dover indire una seconda impopolare mobilitazione. Una pericolosa “privatizzazione” che ha messo in discussione il “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica” professato dal sociologo tedesco Max Weber.
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MOSCA — Finito il tempo di leccarsi le ferite, è iniziato quello dei mea culpa. In tanti in Russia hanno osservato che la rivolta di Evgenij Prigozhin non è stata altro che il risultato delle stesse azioni di Vladimir Putin.
Per anni il leader del Cremlino ha avallato il proliferare di eserciti privati finché Wagner non gli si è ritorta contro. Pensava di averne soltanto da guadagnare. Schierare mercenari gli permetteva di partecipare sotto copertura ai conflitti dove negava ogni coinvolgimento, o di aumentare la sua presenza militare sul terreno nelle operazioni riconosciute minimizzando però le perdite ufficiali e salvaguardando il sostegno popolare.
Dispiegare milizie di “volontari” in Ucraina nell’ultimo anno gli aveva inoltre consentito di reclutare nuove forze senza dover indire una seconda impopolare mobilitazione. Una pericolosa “privatizzazione” che ha messo in discussione il “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica” professato dal sociologo tedesco Max Weber.
"Senza tale monopolio, l’esistenza stessa dello Stato è minacciata”, ha osservato Moskovskij Komsomolets. All’indomani dell’abortito ammutinamento, analisti e parlamentari sono concordi: bisogna cambiare rotta. Non c’è però consenso su quale sia la strada da intraprendere: se sciogliere o legalizzare le compagnie militari private, Chastnje Voennye Kompaniji (ChVK), che operano in una zona grigia della legislazione. Il codice penale le vieta esplicitamente, ma consente a imprese statali e private di assumere forze di sicurezza armate.
Il dilemma non riguarda solo quel che resta di Wagner. Secondo il sito investigativo Molfar, esisterebbero almeno 37 ChVK, tutte direttamente o indirettamente legate al Cremlino, alcune già defunte, altre nate nell’ultimo anno e mezzo di conflitto in Ucraina e spesso finanziate da oligarchi o aziende statali che sperano così di ottenere il favore di Putin, nonché di poter disporre all’occorrenza di milizie personali.
La prima ad aver operato nel conflitto ucraino è stata Redut (Ridotta) che, secondo l’intelligence di Kiev, conterebbe 7mila uomini e farebbe capo allo stesso ministero della Difesa russo. Tra le formazioni più recenti in campo, Potok (Corrente), Fakel (Torcia) e Plamja (Fiamma): stando a diverse fonti, sarebbero state create da Gazprom, il colosso del gas, su speciale autorizzazione del premier Mikhail Mishustin. Nel novero ci sono anche formazioni suprematiste come Rusich e la Legione Imperiale Russa.
Anche il ministro della Difesa Sergej Shojgu avrebbe fondato una sua ChVK: Patriot. Mentre il leader ceceno Ramzan Kadyrov può contare su 12mila paramilitari, i famigerati Kadyrovtsy.
Da oggi tutti i “distaccamenti di volontari” che combattono in Ucraina devono avere firmato un contratto con la Difesa in conformità con un decreto di Shojgu. Lo stesso decreto che avrebbe scatenato la rivolta di Prigozhin che non voleva sottomettersi ai vertici militari. Un passo necessario, stando a Shojgu, per ottenere uno "status legale”.
Andrej Kartapolov, ex generale a capo della Commissione per la Difesa della Duma, starebbe già mettendo a punto una normativa che regoli le compagnie militari private. Sergej Mironov, il leader di Russia Giusta-Per la verità, si è detto disponibile a lavorare sul testo.
Padrino politico di Prigozhin tanto da aver promosso la legge che ha equiparato i “musicisti” di Wagner ai militari, giovedì ha organizzato un dibattito alla Duma. In passato il suo partito aveva provato quattro volte a proporre di legalizzare le compagnie militari private, ma era stato respinto dal governo. Ma c’è chi frena.
Sergej Bokhonko, coordinatore dei Veterani di Russia, ha agitato uno spauracchio del passato: "Nessun battaglione di volontari! Cos’è questa parola? È ora di porre fine a questa “Makhnovshchina””. Un riferimento al movimento anarchico ucraino di inizio ’900 guidato da Nestor Machno.
A sorpresa, dopo anni nell’ombra, è riemerso a orologeria Vladislav Surkov, l’ex ideologo di Putin che ha ispirato Il Mago del Cremlino di Giuliano da Empoli: "Non giocate più con le compagnie militari private”, ha avvertito.
“Se viene adottata una legge, non importa quanto sia ben ponderata, non importa quanto chiaramente affermi che le ChVK sono subordinate al comando dell’esercito e fanno parte dell’esercito e così via, solleverà comunque la pericolosa possibilità che il nostro Paese si trasformi in una sorta di “zona tribale” eurasiatica", ha detto riesumando altri spettri del passato: il periodo dei torbidi di inizio ’600 e la guerra civile del 1917.
Non a caso gli stessi esempi citati nei giorni scorsi da Vladimir Putin per denunciare la "pugnalata alle spalle” di Prigozhin. Segno, forse, di come potrebbe finire. Con la dissoluzione delle milizie.