Russia, Zygar: “L’élite mollerà Putin perché è un’anatra zoppa. Occhio alle prossime elezioni”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Mentre gli uomini di Wagner marciavano verso Mosca il 24 giugno, il presidente russo Vladimir Putin volava a San Pietroburgo per assistere dallo yacht del suo fedelissimo Jurij Kovalchuk alla festa Vele Scarlatte dedicata ai maturandi.
“È partito poco dopo l’inizio dei negoziati. Non era stato ancora raggiunto un accordo, ma era già fiducioso che tutto fosse sotto controllo”. A raccontare l’inedito retroscena è Mikhail Zygar, 42 anni. Fondatore ed ex direttore dell’unica tv indipendente russa, Dozhd (Pioggia), autore del libro Vsja kremlovskaja rat (Tutti gli uomini del Cremlino), dichiarato dalle autorità “agente straniero”, è tra i massimi conoscitori del cerchio magico di Putin.
“È stata la prova più evidente di quanto oramai non abbia il contatto con la realtà. Per la prima volta in tanti hanno iniziato a pensare che il suo regime abbia i giorni contati”, dice a Repubblica al telefono da Berlino dov’è esiliato tre giorni dopo l’inizio dell’offensiva di…
MOSCA – Mentre gli uomini di Wagner marciavano verso Mosca il 24 giugno, il presidente russo Vladimir Putin volava a San Pietroburgo per assistere dallo yacht del suo fedelissimo Jurij Kovalchuk alla festa Vele Scarlatte dedicata ai maturandi.
“È partito poco dopo l’inizio dei negoziati. Non era stato ancora raggiunto un accordo, ma era già fiducioso che tutto fosse sotto controllo”. A raccontare l’inedito retroscena è Mikhail Zygar, 42 anni. Fondatore ed ex direttore dell’unica tv indipendente russa, Dozhd (Pioggia), autore del libro Vsja kremlovskaja rat (Tutti gli uomini del Cremlino), dichiarato dalle autorità “agente straniero”, è tra i massimi conoscitori del cerchio magico di Putin.
“È stata la prova più evidente di quanto oramai non abbia il contatto con la realtà. Per la prima volta in tanti hanno iniziato a pensare che il suo regime abbia i giorni contati”, dice a Repubblica al telefono da Berlino dov’è esiliato tre giorni dopo l’inizio dell’offensiva di Mosca contro Kiev.
Quando ha lanciato la sua rivolta, Evgenij Prigozhin contava su un aiuto dall’interno dell’esercito, delle forze di sicurezza o delle élite?
“C’erano diverse persone che potremmo definire suoi sostenitori. Le sue invettive erano favorite dalla tacita approvazione dello stesso Putin che lo usava come contrappeso contro l’esercito e il ministero della Difesa Sergej Shojgu. Molte persone condividevano le sue critiche contro i vertici militari: che non fossero abbastanza brutali contro gli ucraini e che non stessero avanzando rapidamente. Lo appoggiavano diversi generali come il viceministro della Difesa Mikhail Mizintsev che è poi stato nominato vicecomandante del gruppo Wagner. Non era l’unico. Probabilmente alcuni di questi suoi sostenitori erano a conoscenza dei preparativi della rivolta. Secondo le mie fonti, lo stesso Putin ne era al corrente da mesi, ma non ha preso le informazioni sul serio”.
È vero che Prigozhin godesse della “protezione” di funzionari del rango di Kovalchuk o del governatore di Tula Aleksej Djumin?
“Kovalchuk è il più stretto confidente di Putin. È lui a governare l’amministrazione presidenziale e lo stesso Paese. Non aveva bisogno di puntare su Prigozhin perché è di fatto al comando. Quel che è vero è che non lo ha tenuto a bada e ha anzi avallato diverse sue attività. Proprio come ha fatto Putin. Il Gruppo Wagner non era Al Qaeda. A crearlo è stato Putin. Prigozhin, di conseguenza, godeva della protezione di diversi oligarchi, come Sergej Chemezov, ma nessuno di loro, tantomeno Kovalchuk, lo sosteneva in maniera indipendente da Putin”.
Ci sono informazioni contrastanti sulla sorte del generale Sergej Surovikin. Che fine ha fatto? Stiamo assistendo all’inizio di nuove “purghe”?
“Mi è stato detto che si trovi agli arresti domiciliari. È stato interrogato e incriminato, ma non ci sarà un processo aperto al pubblico. È sicuramente l’inizio di una campagna di persecuzione contro i nazionalisti. Vedremo tanta gente cadere in disgrazia. Ma non ci saranno epurazioni alla luce del sole. Sarebbe ammettere che il sistema ha delle falle”.
Mentre la rivolta era ancora in corso, molti presunti fedelissimi di Putin sono rimasti in silenzio. Alcuni sono persino fuggiti a bordo dei loro jet privati. L’élite è davvero così compatta attorno al presidente come il Cremlino non si stanca di ripetere?
“Bisogna distinguere. Ci sono i fedelissimi che fanno parte della ‘super-élite’, della cerchia ristretta di Putin. Loro dipendono personalmente da lui. Non hanno alternative. E come lui, sono lontani dalla realtà. Lo hanno seguito a San Pietroburgo alla festa Vele Scarlatte perché come lui sottovalutavano la minaccia di Prigozhin. Pensano tuttora che il regime sia stabile e che sia tutto sotto controllo. Ci sono poi i grandi uomini d’affari o decisori che non sono sul libro paga di Putin. Per loro la rivolta di Prigozhin è stata uno shock. Ha cambiato per sempre la loro prospettiva. Sono andati nel panico: pensavano davvero che Prigozhin potesse arrivare a Mosca e che sarebbe stato il caos. E per la prima volta hanno avuto la prova di quanto Putin e il suo cerchio magico non abbiano invece alcun contatto con la realtà. Non credono più che il regime sia così stabile. Hanno iniziato a pensare che Putin sia un’anatra zoppa e che abbia i giorni contati. Ma ciò non significa che organizzeranno una rivolta o si schiereranno con Prigozhin o con altri. Vuol dire però che hanno finalmente capito che il sistema di potere non funziona”.
Non c’è nessuno che potrebbe approfittarne? Che potrebbe seguire l’esempio di Prigozhin senza però ripeterne gli errori?
“Stiamo parlando per ipotesi. Non ci sarà più una rivolta militare. La prossima rivolta, se mai ci sarà, non assomiglierà alla ribellione di Wagner perché non ci sarà più qualcuno con un esercito privato come Prigozhin. Ma il regime affronterà nuove sfide. Probabilmente l’anno prossimo quando si terranno le presidenziali. Non dico che emergerà un candidato in grado di sfidare Putin. Ma, anche quando vengono totalmente truccate, le elezioni sono sempre un momento di turbolenza e una potenziale minaccia per la stabilità del regime”.
Ha iniziato a immaginare una Russia post-Putin? Non teme che possa essere anche peggiore?
“Non penso possa accadere nulla di peggio della guerra contro l’Ucraina. Quello che sta succedendo è già una catastrofe. Non dobbiamo temere che dopo Putin arrivi qualcuno peggiore di lui perché, come Prigozhin, come Wagner, sarà pur sempre qualcuno creato dallo stesso Putin. Io non dirò mai che Putin è il male minore per la Russia. Perché qualsiasi male in Russia viene da lui”.