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In campo le ronde, la rivolta in Francia rafforza la destra

Macron schiera migliaia di agenti ma cerca di non esacerbare gli animi. Nelle città spuntano squadracce con mazze da baseball e volti coperti
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PARIGI — Dalle strade di periferia, dove nella notte di domenica è stata registrata una diminuzione di scontri e violenze, la battaglia si sposta nell’arena politica. Anche se non ci sono ancora sondaggi affidabili per misurare l’impatto sulla popolarità della principale leader di opposizione, Marine Le Pen, molti editorialisti francesi non hanno dubbi sul fatto che la rivolta delle banlieue sarà per lei un ulteriore trampolino. «Già prima la leader di estrema destra era ai massimi storici, con una vittoria alla presidenziale possibile contro Emmanuel Macron», nota il politologo dell’Ifop, Frédéric Dabi.

Le rivolte del 2005 furono uno degli ingredienti che portarono alla vittoria alla presidenziale di Nicol…

PARIGI — Dalle strade di periferia, dove nella notte di domenica è stata registrata una diminuzione di scontri e violenze, la battaglia si sposta nell’arena politica. Anche se non ci sono ancora sondaggi affidabili per misurare l’impatto sulla popolarità della principale leader di opposizione, Marine Le Pen, molti editorialisti francesi non hanno dubbi sul fatto che la rivolta delle banlieue sarà per lei un ulteriore trampolino. «Già prima la leader di estrema destra era ai massimi storici, con una vittoria alla presidenziale possibile contro Emmanuel Macron», nota il politologo dell’Ifop, Frédéric Dabi.

Le rivolte del 2005 furono uno degli ingredienti che portarono alla vittoria alla presidenziale di Nicolas Sarkozy, due anni dopo. In questi giorni Le Pen ha confermato la sua abilità, senza allinearsi con gli appelli a varare lo stato d’emergenza e il coprifuoco nazionale e distinguendosi così dai rivali dell’ultradestra, come Eric Zemmour.

Una settimana dopo la morte di Nahel a Nanterre, in una Francia che ieri sera ha continuato a schierare 45mila agenti per evitare nuovi disordini, l’aria che tira va verso l’estrema destra. Sono tanti i segnali. In alcune città sono apparse ronde squadriste con mazze da baseball, saluti romani e grida “la Francia ai francesi”. Bande di giovani neofascisti che sono scesi in piazza minacciando i manifestanti, spesso di origini arabe.

A Lione, il gruppo di destra Les Remparts ha occupato il centro, gridano slogan come “Siamo a casa nostra”, prima di essere disperso dalle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi, analoghi raduni erano stati registrati a Chambéry e Angers, dove alcuni giovani attivisti di un’associazione già vietata dalle autorità sono ora anche indagati per porto illegale di armi.

Intanto è record per la colletta in favore della famiglia del poliziotto che ha sparato e ucciso il giovane Nahel. Lanciata da un ex portavoce di Le Pen, poi passato con Zemmour, ha già superato un milione di euro di donazioni per l’agente, in custodia cautelare e indagato per omicidio volontario. Mentre infuriano le polemiche sulla regolarità e l’opportunità dell’iniziativa — con la sinistra che ha chiesto di sospendere la colletta — la piattaforma online GoFundMe ha fatto sapere che la raccolta di denaro è «conforme alle condizioni di utilizzo, poiché i fondi saranno versati direttamente alla famiglia». La stessa piattaforma ha chiarito che «non sono autorizzate e saranno soppresse le collette i cui fondi vengano utilizzati per la difesa giuridica di un crimine violento o per pagine contenenti contenuti di odio». Secondo il ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti, la raccolta fondi «non va nel senso della pacificazione». E certamente non aiuta il confronto con l’altra colletta lanciata per la mamma di Nahel, sulla piattaforma Leetchi: a metà pomeriggio di ieri superava di poco i 200mila euro.

Intanto la repressione impressionante di questi giorni — con quasi 3.500 persone fermate in meno di una settimana — sta già mandando in tilt la macchina giudiziaria. I cancellieri hanno fatto sciopero ieri per denunciare la mancanza di mezzi. Il governo ha promesso «tempi celeri», con giudizi immediati per i casseur ma i tribunali delle zone periferiche, come quello di Bobigny nel dipartimento 93 a nord di Parigi, erano già in affanno prima della rivolta.

«La nostra è stata una risposta graduale e repubblicana, ed è quello che ci differenzia dai populisti che volevano sospendere libertà e varare misure eccezionali», dice una fonte dell’esecutivo. La controffensiva mediatica del governo è cominciata. Ai vertici dello Stato c’è ancora prudenza sull’effettivo calo delle proteste, ma si insiste sulla scelta di Macron di non cedere subito a chi chiedeva di varare lo stato di emergenza.

«Siamo rimasti all’interno dello stato di diritto, e probabilmente Putin ci guarda con stupore», dicono ancora nell’esecutivo. I macronisti rifiutano di parlare di «rivolta dei quartieri» ma sottolineano invece che gli scontri sono frutto di una «minoranza» di giovani e vanno inquadrati tra gli «episodi di delinquenza». «Le rivolte dei giovani non sono una specificità solo francese», aggiunge la fonte governativa, citando incidenti che si sono verificati in altri Paesi.

Macron, spiegano ancora i suoi fedelissimi, affronterà i prossimi giorni con una strategia su «due gambe»: da una parte la linea della fermezza contro i casseur, con magistrati e polizia mobilitati, e dall’altra una concertazione sulle cause più profonde della rivolta. Il capo dello Stato riceverà oggi all’Eliseo più di duecento sindaci in prima linea in questi giorni, vittime di attacchi e violenze. «Lo Stato ci ha abbandonato», dicono molti di loro, che ieri a mezzogiorno hanno acceso le sirene di emergenza dei comuni, in segno di protesta.

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