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L'Anti-Nato si allarga all'Iran. E Putin rassicura: "Russia unita come mai"

Vertice online dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Nessun accenno a Kiev o alla rivolta di Wagner. Il leader russo incassa il sostegno di Cina e alleati
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MOSCA — Nessuna selezione all’ingresso. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, Sco, è «aperta a tutti» e «non è diretta contro nessuno», ha teorizzato una dichiarazione congiunta al termine del vertice in video-collegamento ospitato oggi dall’India.

Dopo aver accolto il nono Paese, l’Iran, la Sco si prepara a promuovere nel 2024 anche la Bielorussia da Stato osservatore a membro. Ma la lista d’attesa si allunga.

Pure la Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica, sta valutando una candidatura: attualmente è uno dei “partner di dialogo” come l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Azerbaijan, l’Armenia, la Cambogia, il Nepal e lo Sri Lanka. E tra gli osservatori ci sono anche Afghanistan e Mongolia.

L’ambizione è quella di diventare un’alleanza anti-Nato, anche se è dura togliersi di dosso l’etichetta di “club degli autocrati”, “dei dittatori”, “dei paria” e altre variazioni sul tema.

Fondata da Pechino e Mosca nel 2001, la Sco comprende a pieno titolo anche India e 5 “Stan” — Pakist…

MOSCA — Nessuna selezione all’ingresso. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, Sco, è «aperta a tutti» e «non è diretta contro nessuno», ha teorizzato una dichiarazione congiunta al termine del vertice in video-collegamento ospitato oggi dall’India.

Dopo aver accolto il nono Paese, l’Iran, la Sco si prepara a promuovere nel 2024 anche la Bielorussia da Stato osservatore a membro. Ma la lista d’attesa si allunga.

Pure la Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica, sta valutando una candidatura: attualmente è uno dei “partner di dialogo” come l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Azerbaijan, l’Armenia, la Cambogia, il Nepal e lo Sri Lanka. E tra gli osservatori ci sono anche Afghanistan e Mongolia.

L’ambizione è quella di diventare un’alleanza anti-Nato, anche se è dura togliersi di dosso l’etichetta di “club degli autocrati”, “dei dittatori”, “dei paria” e altre variazioni sul tema.

Fondata da Pechino e Mosca nel 2001, la Sco comprende a pieno titolo anche India e 5 “Stan” — Pakistan, Tajikistan, Kazakhstan, Kirghizistan e Uzbekistan — e da ieri appunto l’Iran. Conta in totale più della metà della popolazione mondiale.

È un modello dell’emergente mondo multipolare tanto decantato dal presidente russo Vladimir Putin che oggi ha incassato il rinnovato sostegno degli alleati anche dopo l’ammutinamento di Wagner di fine giugno.

Per il leader del Cremlino, il vertice è stato il primo appuntamento multilaterale dopo la fallita rivolta armata. Un’occasione per presentarsi ancora una volta come garante dell’ordine nonostante l’insurrezione, ma anche di rassicurare gli alleati.

«Il popolo russo è unito come mai prima d’ora», ha detto. «La solidarietà e la responsabilità per il destino della patria è stata chiaramente dimostrata dai circoli politici russi e dall’intera società, ponendosi come un fronte unito contro il tentativo di ribellione armata».

Un simile messaggio di resilienza è arrivato dal vice del Consiglio di Sicurezza Dmitrij Medvedev che, a un incontro a Mosca, ha annunciato che da gennaio sono stati reclutati 185mila professionisti a contratto: nessun bisogno di indire una seconda mobilitazione e soprattutto di affidarsi ai mercenari ribelli di Wagner.

Nel discorso di Putin non è mancato l’attacco all’Occidente accusato di aver trasformato l’Ucraina in «uno Stato virtualmente ostile anti-russo». «È in corso una guerra ibrida contro la Russia, ma il Paese continuerà a resistere alle pressioni esterne, alle sanzioni e alle provocazioni», ha promesso.


Gli altri leader in collegamento hanno evitato riferimenti diretti al conflitto come pure qualsiasi accenno all’instabilità russa. Persino il primo ministro indiano Narendra Modi, reduce da un recente faccia a faccia con Joe Biden e quest’anno presidente di turno anche del G20, si è guardato bene dal menzionare Kiev nel suo discorso di apertura.

Semmai se l’è presa velatamente con Islamabad dicendo che il gruppo non dovrebbe esitare a criticare i Paesi che «usano il terrorismo come strumento della loro politica statale». Un’accusa rispedita al mittente dal pachistano Shehbaz Sharif che ha ricordato i «sacrifici senza uguali» compiuti dal suo Paese nella lotta al terrorismo. Un botta e risposta indice di una delle tante fratture che attraversano la Sco.
 

Ma il presidente cinese Xi Jinping ha provato ad andare oltre invitando i Paesi membri a lavorare per «la pace e la stabilità a lungo termine nella regione». Per lui quel che conta in questo momento è «migliorare le sinergie» intorno alla sua Belt and Road Initiative, o “Nuova Via della Seta”, l’infrastruttura euro-asiatica da trilioni di dollari che non piace all’Occidente.

Ma ne ha approfittato anche per rinnovare la “partnership” con Putin. «Dobbiamo opporci alla costruzione di muri e barriere, al decoupling (il disaccoppiamento delle economie, ndr) e alla rottura delle catene e sforzarci di portare benefici al mondo», ha detto unendosi alla condanna di Putin delle «sanzioni unilaterali».

Un sostegno che non stupisce Aleksandr Gabuev, sinologo e direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino. «La Cina farà di tutto, compreso sforzarsi di mantenere a galla l’economia russa, per impedire che una rivoluzione prenda piede in Russia. È fermamente nel suo interesse mantenere Putin al Cremlino», ha scritto sull’Economist. «La ragione principale di questo livello di sostegno è la rivalità strategica della Cina con l’America». Altro che la dichiarazione d’intenti «non siamo contro nessuno».

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