Francia, militari sotto inchiesta per essersi infiltrati in raid contro i rivoltosi: “Siamo dalla parte del Bene”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - L'esercito francese apre un'inchiesta in seguito alla presenza di un gruppo di militari autoproclamati “anti-casseur” che si sono infiltrati negli scontri nella città bretone di Lorient nella notte di venerdì scorso.
Diversi video mostrano persone ammanettate con manette flessibili da uomini incappucciati, poi identificati come appartenenti al commando della base navale di Lorient che ospita 4mila militari. Uno di loro ha ammesso di aver partecipato ai raid contro i rivoltosi. “Non importa chi siamo, è importante che siamo dalla parte del Bene”, ha confidato sotto anonimato al quotidiano Ouest France.
“Non abbiamo elementi sulla partecipazione o meno di alcuni nostri membr…
PARIGI - L'esercito francese apre un'inchiesta in seguito alla presenza di un gruppo di militari autoproclamati “anti-casseur” che si sono infiltrati negli scontri nella città bretone di Lorient nella notte di venerdì scorso.
Diversi video mostrano persone ammanettate con manette flessibili da uomini incappucciati, poi identificati come appartenenti al commando della base navale di Lorient che ospita 4mila militari. Uno di loro ha ammesso di aver partecipato ai raid contro i rivoltosi. “Non importa chi siamo, è importante che siamo dalla parte del Bene”, ha confidato sotto anonimato al quotidiano Ouest France.
“Non abbiamo elementi sulla partecipazione o meno di alcuni nostri membri a questa azione", commentano dal commando di Lorient in attesa dei risultati dell'inchiesta. Nessuna unità della base navale era formalmente coinvolta nel mantenimento dell'ordine pubblico. È un episodio che evoca lo spettro di milizie all’interno dell'esercito.
Nel 2022 una lettera firmata da diversi militari aveva provocato scandalo. “Se scoppierà una guerra civile, l'esercito manterrà l'ordine sul proprio territorio, perché gli verrà chiesto di farlo”, era scritto nel testo pubblicato sul settimanale ultraconservatore Valeurs Actuelles con l'allora ministra della Difesa che aveva chiesto azioni disciplinari.
Le due inchieste
Sul mantenimento dell’ordine durante gli scontri dei giorni scorsi sono state aperte due inchieste che riguardano vittime di tiri di armi intermedie, come i flashball, usate dalla polizia durante gli scontri dei giorni scorsi.
La prima è stata annunciata lunedì sera a Marsiglia, dopo che a un uomo di 27 anni che stava guidando uno scooter nel mezzo degli scontri nel centro storico è stato sparato dalla polizia. L'uomo è stato colpito al petto ed è deceduto per arresto cardiaco.
L'inchiesta punta a determinare se la morte del ventisettenne sia legata "ai disordini e ai saccheggi" che erano in corso a Marsiglia anche se la famiglia assicura che l'uomo, padre di famiglia, non “stava facendo nulla di male”.
Un'altra inchiesta riguarda un giovane ora ricoverato in coma nella città di Mont-Saint-Martin, nell'Est della Francia. Aimène Bahouh, 25 anni, è stato colpito alla testa da un "bean bag", un altro tipo di arma intermedia usata dai nuclei delle forze speciali del raid durante gli scontri: si tratta di proiettili a forma di sacchetto di cotone contenente minuscoli pallini. Il giovane, che lavorava come vigilantes, era alla guida della sua macchina venerdì notte.
I precedenti del poliziotto
Intanto si scopre che l'agente che ha sparato a Nahel era stato in servizio in alcune unità della polizia già sotto accusa per le violenze. Prima di essere stato assegnato alla compagnia territoriale del traffico e della sicurezza stradale del dipartimento di Nanterre, Florian M., 38 anni, aveva lavorato per la Brav-M (Brigade de répression de l'action violente motorisée), unità di poliziotti in moto già al centro di tante denunce per abusi durante manifestazioni.
Se è vero che il poliziotto - attualmente in custodia cautelare con l'accusa di omicidio volontario - non aveva mai avuto procedimenti disciplinari e anzi aveva ricevuto nel 2021 una medaglia di bronzo per "atti di coraggio e dedizione", aveva anche partecipato a un altro gruppo di poliziotti in moto, Csi93, attivo nel dipartimento 93 a Nord di Parigi, e ripreso in diverse azioni di fermi violenti.