“Prigozhin è a Mosca”. L’amico Lukashenko imbarazza il Cremlino
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiI travestimenti di Yevgeny Prigozhin
(ansa)MOSCA — Maskirovka, letteralmente “mascheramento”. Era il nome degli “inganni militari” sviluppati sotto l’Urss per confondere e depistare il nemico. Il Cremlino e il capo di Wagner — e della cosiddetta “fabbrica dei troll” — Evgenij Prigozhin sono maestri della maskirovka. Sanno come controllare le loro narrazioni e come falsare le informazioni. È tutto un gioco di specchi. Una cosa è quello che vogliono far credere, un’altra è la realtà.
Secondo l’accordo che ha messo fine all’ammutinamento di Wagner del 23 e 24 giugno, Evgenij Prigozhin e le forze ribelli avrebbero ottenuto l’immunità in cambio dell’esilio in Bielorussia ma, a quasi due settimane dalla loro resa, sarebbero invece ancora in Russia. A dirlo è stato il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko che ha mediato l’intesa. «I combattenti del gruppo Wagner sono nei loro accampamenti, i loro accampamenti permanenti, quelli dove si trovano da quando hanno lasciato il fronte». Quanto a Prigozhin, ha aggiunto ieri Lukash…
MOSCA — Maskirovka, letteralmente “mascheramento”. Era il nome degli “inganni militari” sviluppati sotto l’Urss per confondere e depistare il nemico. Il Cremlino e il capo di Wagner — e della cosiddetta “fabbrica dei troll” — Evgenij Prigozhin sono maestri della maskirovka. Sanno come controllare le loro narrazioni e come falsare le informazioni. È tutto un gioco di specchi. Una cosa è quello che vogliono far credere, un’altra è la realtà.
Secondo l’accordo che ha messo fine all’ammutinamento di Wagner del 23 e 24 giugno, Evgenij Prigozhin e le forze ribelli avrebbero ottenuto l’immunità in cambio dell’esilio in Bielorussia ma, a quasi due settimane dalla loro resa, sarebbero invece ancora in Russia. A dirlo è stato il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko che ha mediato l’intesa. «I combattenti del gruppo Wagner sono nei loro accampamenti, i loro accampamenti permanenti, quelli dove si trovano da quando hanno lasciato il fronte». Quanto a Prigozhin, ha aggiunto ieri Lukashenko, «non è nel territorio della Bielorussia. È a San Pietroburgo... Forse stamattina è andato a Mosca».
Parole che confermano un’indiscrezione del media pietroburghese Fontanka che ha scritto che Prigozhin sarebbe tornato nella sua città natale nella notte tra martedì 4 e mercoledì 5 luglio e si sarebbe recato nel quartier generale dell’Fsb a Liteiny Prospekt per riprendersi i soldi e le armi che gli erano stati sequestrati durante la rivolta, tra cui una Glock che gli aveva regalato il suo acerrimo nemico, il ministro della Difesa Sergej Shojgu.
Stando ai dati di monitoraggio dei voli, inoltre, un jet collegato a Prigozhin sarebbe partito mercoledì da San Pietroburgo per Mosca e ieri si sarebbe diretto verso la Russia meridionale per poi volare nuovamente verso Nord. Impossibile però sapere chi ci fosse a bordo. A detta di Lukashenko, i servizi di sicurezza russi starebbero comunque tenendo d’occhio Prigozhin ma, ha aggiunto, «se pensate che Putin sia così malizioso e vendicativo da “sgozzarlo” (mochit, il termine che Putin usò nel 1999 quando promise che avrebbe sgozzato i terroristi ceceni fino nel cesso, ndr) domani, per dirlo in russo, no, questo non accadrà».
Se Prigozhin potesse davvero muoversi impunemente in Russia, si solleverebbe però nuove domande sull’autorità di Vladimir Putin già indebolito dalla ribellione e accusato di aver concesso troppo garantendo la libertà, seppure a prezzo dell’esilio, all’innominato che ha definito “traditore”. Da qui l’imbarazzo del Cremlino che, per la seconda volta a distanza di pochi giorni, si è rifiutato di commentare dove si trovi davvero il capo di Wagner. «No, non seguiamo i suoi movimenti, non abbiamo né la capacità né la voglia di farlo», ha detto il portavoce Dmitrij Peskov.
L’esilio di Prigozhin in Bielorussia, ha però ribadito, è una condizione dell’accordo. L’ipotesi più accreditata è che però gli sia stata concessa la possibilità di “chiudere” i suoi affari in Russia prima del trasferimento, ma sempre marcato a vista come dimostrerebbe l’incursione notturna e furtiva a San Pietroburgo.
Il tutto mentre la propaganda porta avanti la sua damnatio memoriae. Mercoledì sera i media russi hanno diffuso filmati e foto della perquisizione della sua presunta abitazione: una casa grande e lussuosa, con un elicottero parcheggiato in giardino, dove sarebbero stati trovati lingotti d’oro, mazzette di dollari e rubli, armi, ma anche diversi passaporti con nomi diversi, un armadio pieno di parrucche, foto bizzarre dei suoi tanti travestimenti e una più inquietante di teste mozzate, nonché un’enorme mazza con inciso “In caso di trattative importanti”. Riferimento al disertore di Wagner giustiziato a martellate.
Per demolire la popolarità di Prigozhin, che si atteggiava a uomo di folle, non c’è niente di peggio che mostrare il lusso in cui sguazzava. Il Cremlino lo sa bene visto il contraccolpo subito dalle tante inchieste sulla corruzione dei vertici di Aleksej Navalny. Ora usa quell’arma contro Prigozhin. Un canale Telegram della “galassia Z” pro-Wagner ha sostenuto però che le foto non fossero della reale abitazione del capo ribelle e che si trattasse di una sceneggiata. Una maskirovka, per l’appunto.