I militari tedeschi sbarcano in Australia
di Floriana BulfonPer la prima volta soldati tedeschi parteciperanno a un’esercitazione in Australia, confermando l’attenzione del governo di Berlino per l’Estremo Oriente e l’Oceania. Ma la decisione segna anche un altro passo nel percorso che vede la Germania tornare a essere protagonista militare nel mondo.
“Quella dell’Indo-Pacifico è una regione di estrema importanza per noi e per l’Unione Europea”, ha dichiarato a Reuters il capo di Stato maggiore dell’esercito Alfons Mais. Nel 2021 una nave militare tedesca ha compiuto una crociera nel Mar Cinese meridionale e lo scorso anno tredici aerei della Luftwaffe hanno preso parte ad un wargame in Australia.
Adesso tocca a un contingente di 240 fanti, tra cui 120 paracadutisti e 40 marine, che dal 22 luglio prenderanno parte alle manovre Talisman Sabre, addestrandosi alle operazioni di sbarco e di combattimento nella jungla assieme a unità statunitensi, australiane, sudcoreane, francesi, britanniche e giapponesi.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato il gen…
Per la prima volta soldati tedeschi parteciperanno a un’esercitazione in Australia, confermando l’attenzione del governo di Berlino per l’Estremo Oriente e l’Oceania. Ma la decisione segna anche un altro passo nel percorso che vede la Germania tornare a essere protagonista militare nel mondo.
“Quella dell’Indo-Pacifico è una regione di estrema importanza per noi e per l’Unione Europea”, ha dichiarato a Reuters il capo di Stato maggiore dell’esercito Alfons Mais. Nel 2021 una nave militare tedesca ha compiuto una crociera nel Mar Cinese meridionale e lo scorso anno tredici aerei della Luftwaffe hanno preso parte ad un wargame in Australia.
Adesso tocca a un contingente di 240 fanti, tra cui 120 paracadutisti e 40 marine, che dal 22 luglio prenderanno parte alle manovre Talisman Sabre, addestrandosi alle operazioni di sbarco e di combattimento nella jungla assieme a unità statunitensi, australiane, sudcoreane, francesi, britanniche e giapponesi.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato il generale Mais – è mostrarci come un partner affidabile e capace per contribuire a stabilizzare l’ordine nell’area”. Una prova di forza nei confronti della Cina? “È sempre meglio conoscere le prospettive che altri hanno sulla situazione mondiale”, ha sottolineato in maniera diplomatica, spiegando che gli scenari sono molto meno chiari rispetto al passato: “La Guerra Fredda era facile, era un mondo bipolare. Oggi non possiamo limitarci a guardare all’Europa, dobbiamo posizionarci in modo molto più ampio”.
Cosa che il governo Scholz sta facendo in maniera rapida. A giugno è stato annunciato lo schieramento permanente di una brigata in Lituania con 4000 militari: sarà il primo reparto ad avere una base fissa all’estero dal 1945. Allo stesso tempo, lo scorso anno, il Parlamento ha approvato un piano di riarmo con uno stanziamento straordinario di cento miliardi di euro. Trenta miliardi sono già stati investiti in programmi di potenziamento, che prevedono l’acquisto tra l’altro di 35 caccia F-35, 15 intercettori Eurofighter, 60 elicotteri pesanti Chinook, droni, sottomarini, fregate, mezzi corazzati di vari modelli.
Si tratta dell’ultimo passo di un’evoluzione cominciata nel 1994. Fino ad allora la Costituzione aveva vietato qualsiasi attività dei militari tedeschi all’estero. Poi una sentenza della Corte Suprema, pur con molte limitazioni, ha permesso la partecipazione alle attività autorizzate dall’Onu nell’ambito di contingenti Nato e Ue. Così la Bundeswehr è stata presente in Kosovo e Somalia, per avere successivamente un ruolo chiave in Afghanistan con una spedizione a Mazar-i Sharif durata vent’anni e costata 59 caduti. Poi c’è stata la missione di una task force in Mali al fianco dei francesi, che adesso sta abbandonando il Paese dopo l’arrivo al potere dei golpisti sostenuti dalla Wagner. Ma il bilancio federale non aveva mai raggiunto la spesa del 2 per cento per le forze armate prevista dagli accordi Nato.
L’invasione dell’Ucraina ha cambiato tutto. L’esecutivo Scholz, all’inizio riluttante a impegnarsi nel sostegno militare al presidente Zelensky, è progressivamente diventato il principale fornitore europeo dell’esercito di Kiev: sono state consegnate batterie terra-aria Patriot e Iris-T, tank Leopard 2, cingolati Marder, cannoni mobili PzH 2000, semoventi contraerei Gepard oltre a finanziare commesse per produrre all’estero munizioni e sistemi anti-aerei, soprattutto nelle filiali della Rheinmetall.
L’azienda tedesca è diventata una sorta di partner industriale dell’Ucraina e non solo: in Australia il generale Mais visiterà l’impianto Rheinmetall che costruisce i blindati Boxer per l’esercito locale. In un anno i titoli della società, storica produttrice di mezzi corazzati e artiglierie, sono saliti in Borsa del 150 per cento.
In questa inedita corsa agli armamenti, l’unico ostacolo che la Germania sta incontrando è quello dei reclutamenti. I piani prevedono che la Bundeswehr passi dagli attuali 183mila militari a 203mila entro il 2031, oggi però ci sono buchi in tutti gli organici: sia tra i soldati semplici sia tra gli ufficiali, con problemi più seri per le figure specializzate come piloti e tecnici informatici.
In più gli scandali recenti hanno posto l’attenzione sul pericolo di arruolare militanti neonazisti e antisemiti. E, dopo avere abbassato nel 2011 a 17 anni l’età per mettere la divisa, adesso si sta discutendo l’ipotesi di aprire le caserme ai migranti.