✕

Yellen dopo Blinken, la strategia del dialogo degli Usa con la Cina

(reuters)

Ascolta l'audio

I vertici a Pechino riaprono le comunicazioni. Attesa per la visita di Kerry: dossier clima
2 minuti di lettura

LONDRA — L’effetto più significativo dell’insurrezione di Prigozhin è stato quanto ha sorpreso e irritato la Cina. Non la rivoluzione a Mosca o il collasso delle truppe russe in Ucraina, almeno per ora, ma il fastidio che il “socio di minoranza” sta creando al principale di Pechino. Può sorprendere questa analisi fatta dal consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan, parlando con i giornalisti alla vigilia del viaggio in Europa del presidente Biden, però è molto rivelatrice.

Primo, perché conferma come la Repubblica popolare resti il vero rivale di lungo termine del mondo occidentale, e quindi inevitabilmente della Nato. Secondo, perché lascia intendere come la riapertura del dialogo tra Usa e Cina, in corso da qualche settimana, potrebbe alla fine diventare la chiave per fermare la guerra, con gli annessi relativi all’attesa decisione dell’Italia sulla propria partecipazione alla Via della Seta.

Prima che Putin ordinasse la scellerata, illegale, ingiu…

LONDRA — L’effetto più significativo dell’insurrezione di Prigozhin è stato quanto ha sorpreso e irritato la Cina. Non la rivoluzione a Mosca o il collasso delle truppe russe in Ucraina, almeno per ora, ma il fastidio che il “socio di minoranza” sta creando al principale di Pechino. Può sorprendere questa analisi fatta dal consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan, parlando con i giornalisti alla vigilia del viaggio in Europa del presidente Biden, però è molto rivelatrice.

Primo, perché conferma come la Repubblica popolare resti il vero rivale di lungo termine del mondo occidentale, e quindi inevitabilmente della Nato. Secondo, perché lascia intendere come la riapertura del dialogo tra Usa e Cina, in corso da qualche settimana, potrebbe alla fine diventare la chiave per fermare la guerra, con gli annessi relativi all’attesa decisione dell’Italia sulla propria partecipazione alla Via della Seta.

Prima che Putin ordinasse la scellerata, illegale, ingiustificata e controproducente invasione dell’Ucraina, il dibattito che assillava la Nato era come sopravvivere. Il presidente francese Macron aveva diagnosticato «la morte cerebrale» dell’Alleanza che aveva vinto la Guerra Fredda senza sparare un colpo, e per darle un senso si discuteva molto delle missioni fuori teatro.

La “guerra al terrorismo” le aveva temporaneamente restituito una funzione utile, ad esempio con il lungo ma inefficace intervento in Afghanistan, però il vero asso nella manica era trasformare la Nato in un pilastro della sfida geopolitica epocale contro l’autocrazia cinese. Poi il capo del Cremlino ha avuto la geniale idea di resuscitare le logiche della Guerra Fredda, provocando la «natoizzazione della Finlandia, invece della finlandizzazione della Nato», come ama ripetere Biden.

La speranza però è che la fallimentare invasione si concluda presto, e a questo scopo potrebbe risultare decisiva Pechino, perché se Xi si convincesse che tutto sommato non gli conviene un’amicizia «senza limiti» con Putin, l’avventura dell’ex colonnello del Kgb avrebbe i giorni contati. Il mondo ne uscirebbe comunque cambiato, perché l’Europa non potrebbe più guardare alla Russia con la fiducia del dopo Guerra Fredda, ma una volta fermati i cannoni l’attenzione tornerebbe in gran parte sulla Cina.

Il dialogo nel frattempo è ripreso, con gli incontri di Sullivan a Vienna, dei segretari al Commercio a Washington, le visite a Pechino del capo della Cia Burns, il segretario di Stato Blinken, la segretaria al Tesoro Yellen, seguite entro fine mese da una missione dell’inviato per il clima Kerry. I risultati concreti non sono stati molti, perché Yellen ha indicato come principale progresso l’accordo per aumentare le comunicazioni.

Però ha detto che «il mondo è abbastanza grande per entrambi i paesi», chiarendo che le limitazioni alle esportazioni decise da Biden non puntano a paralizzare il progresso economico della Repubblica popolare, ma sono mirate ad alcuni settori strategici per non mettere a rischio la sicurezza nazionale. Ha ribadito le critiche alla Cina, per come penalizza le imprese americane o usa pratiche coercitive tipo Belt & Road, e i cinesi hanno risposto ripetendo che gli Usa hanno provocato l’escalation. Questi temi resteranno sul tavolo, perché sono l’essenza della sfida tra la superpotenza esistente e quella emergente, ma il fatto che si parlino potrebbe evitare la “Trappola di Tucidide” dello scontro militare inevitabile.

Il vertice Nato dell’anno scorso a Madrid aveva per la prima volta inserito le preoccupazioni sul Pacifico nel concetto strategico, e anche a Vilnius ci saranno Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, anche se la Francia si è opposta all’apertura di un ufficio dell’Alleanza a Tokyo.

L’espansionismo cinese minaccia gli interessi occidentali e quindi rientra nelle preoccupazioni della Nato. Però la collaborazione per mettere fine all’invasione dell’Ucraina potrebbe essere il primo passo per trovare un modus vivendi di lungo termine, basato sulla reciproca convenienza.

Leggi i commenti