Con l’adesione della Svezia l’accesso a San Pietroburgo sarà circondato dalla Nato
di Gianluca Di FeoNel pieno centro di Stoccolma il museo delle forze armate racconta quattrocento anni di guerre, molto spesso combattute contro la Russia.
Un passato tornato vivo con l’invasione dell’Ucraina e che ha spinto la Svezia ad archiviare gli l’ultimi due secoli di neutralità per chiedere l’ingresso nella Nato: il Paese è convinto che senza alleati non potrà tenere testa all’avversario storico.
È rimasto fuori dai due conflitti mondiali mantenendo però una difesa molto determinata, che ha sfidato a lungo i sovietici nelle acque del Baltico. Marina e aviazione avevano ranghi ridotti, ma con mezzi progettati per sfruttare al meglio le caratteristiche di un territorio difficile, con i caccia Viggen che d…
Nel pieno centro di Stoccolma il museo delle forze armate racconta quattrocento anni di guerre, molto spesso combattute contro la Russia.
Un passato tornato vivo con l’invasione dell’Ucraina e che ha spinto la Svezia ad archiviare gli l’ultimi due secoli di neutralità per chiedere l’ingresso nella Nato: il Paese è convinto che senza alleati non potrà tenere testa all’avversario storico.
È rimasto fuori dai due conflitti mondiali mantenendo però una difesa molto determinata, che ha sfidato a lungo i sovietici nelle acque del Baltico. Marina e aviazione avevano ranghi ridotti, ma con mezzi progettati per sfruttare al meglio le caratteristiche di un territorio difficile, con i caccia Viggen che decollavano dalle autostrade e le navi lanciamissili – un’invenzione svedese – in agguato nei fiordi. I passaggi chiave della costa erano protetti da bunker scavati nella roccia, con cannoni e siluri.
L’esercito aveva soltanto una brigata in servizio attivo e tantissimi riservisti pronti a mobilitarsi rapidamente: negli anni Ottanta erano quasi 850 mila su una popolazione di otto milioni, praticamente uno svedese su dieci era addestrato alle armi. Insomma, una nazione di cittadini-soldati, con una radicata tradizione guerriera risalente ai vichinghi, è stata il deterrente contro le mire di Mosca ma anche il sigillo all’autonomia nei confronti dell’Occidente.
Con la dissoluzione dell’Urss e l’ingresso dell’Unione europea la neutralità armata di Stoccolma ha perso ogni significato, facendo smantellare fortificazioni e caserme. All’Esercito sono rimasti circa 15 mila donne e uomini con solamente 10 mila riservisti: troppo pochi per fronteggiare la rinascita del potere russo, tanto che dopo l’occupazione della Crimea si è corsi a ripristinare la leva.
Quanto sia profondo l’allarme causato dall’attacco contro Kiev lo dimostra l’esercitazione “Aurora 23”, organizzata la scorsa primavera simulando uno scenario che non lasciava dubbi: “Non ci sono soluzioni politiche in vista - questa la presentazione dell’esercitazione sul sito web della Difesa - e la situazione è così drammatica che il governo ha dichiarato lo stato di guerra, rispondendo all’offensiva.
Abbiamo subìto sabotaggi contro le infrastrutture vitali e operazioni di influenza, poi le truppe nemiche si sono paracadute nel sud del Paese e 160 missili cruise hanno colpito le nostre basi”. E pure in queste grandi manovre, il successo finale si è ottenuto solo grazie ai rinforzi statunitensi, inglesi e finlandesi.
Nel valutare quale sarà il contributo della Svezia alla Nato non bisogna guardare ai numeri. Anzitutto, l’adesione porterà nell’Alleanza l’intera penisola scandinava, concedendo una profondità strategica mai raggiunta prima. L’elemento fondamentale però riguarda il Mar Baltico: tutti gli accessi a San Pietroburgo saranno circondati da Paesi atlantici, l’incubo peggiore per il Cremlino.
Per quanto piccole – con il recente potenziamento ora dispongono di 24.400 militari in servizio e 33 mila di riserva – le forze guidate dal generale Micael Bydén sono tenute in alta considerazione. Sono totalmente meccanizzate con 120 tank Leopard 2 e 500 cingolati da combattimento CV90 di progettazione nazionale: più di quanti oggi ne schieri l’Italia.
L’Aeronautica conta quasi cento caccia Saab Jas 39 Gripen e la Marina dispone di tre sottomarini Gotland e di sette fregate, cinque delle quali con un disegno “stealth”. L’industria bellica locale infatti costruisce ed esporta di tutto: missili, aerei, cannoni, navi, mezzi corazzati. E il Paese è all’avanguardia nella tecnologia cyber, con reparti dedicati anche alle operazioni telematiche offensive.
Venti anni fa a Stoccolma si era discussa l’ipotesi di un disarmo totale unilaterale. Ora invece il ministro della Difesa Pal Jonson sostiene che la riduzione dei ranghi condotta dopo la fine della Guerra Fredda "è andata troppo oltre”: la spesa militare è stata aumentata del 17%, superando 8 miliardi di euro, e continuerà a crescere. “Abbiamo intrapreso un percorso storico - ha detto il generale Bydén - con investimenti senza precedenti”.