Dal vertice di Vilnius sì all’Ucraina nella Nato “ma solo a tempo debito”. La frustrazione di Zelensky
dal nostro inviato Paolo MastrolilliIl presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Vilnius per il vertice della Nato
(afp)VILNIUS — “Il futuro dell’Ucraina è nella Nato” Come e quando dipenderà dalla fine della guerra, e dalla capacità di Kiev di «soddisfare le condizioni» necessarie.
Il presidente Volodymyr Zelensky aveva alzato la voce, prima di arrivare ieri al vertice di Vilnius, perché accusava gli alleati di dare “un segnale di debolezza con l’incertezza” sui tempi dell’ingresso del suo paese.
Però l’Alleanza, divisa tra i membri orientali e baltici che volevano offrire una data, e gli altri guidati da Usa e Germania, a cui premeva soprattutto di non determinare l’inizio della Terza guerra mondiale, ha scelto la via del compromesso, con l’aggiunta di sostanziali garanzie di sicurezza e altri aiuti…
VILNIUS — “Il futuro dell’Ucraina è nella Nato” Come e quando dipenderà dalla fine della guerra, e dalla capacità di Kiev di «soddisfare le condizioni» necessarie.
Il presidente Volodymyr Zelensky aveva alzato la voce, prima di arrivare ieri al vertice di Vilnius, perché accusava gli alleati di dare “un segnale di debolezza con l’incertezza” sui tempi dell’ingresso del suo paese.
Però l’Alleanza, divisa tra i membri orientali e baltici che volevano offrire una data, e gli altri guidati da Usa e Germania, a cui premeva soprattutto di non determinare l’inizio della Terza guerra mondiale, ha scelto la via del compromesso, con l’aggiunta di sostanziali garanzie di sicurezza e altri aiuti militari. Resta ora da vedere se basterà a favorire il successo della controffensiva in corso, per costringere Putin a negoziare una via d’uscita.
Quando avevano iniziato a girare le voci sul comunicato finale, Zelensky si era infuriato via Twitter: "Ora, sulla strada per Vilnius, abbiamo ricevuto segnali che un certo linguaggio è in discussione senza l’Ucraina. Vorrei sottolineare che questa formulazione riguarda l’invito a diventare membro della Nato, non l’adesione. È senza precedenti e assurdo, se non vengono fissati i tempi né per l’invito né per l’ingresso”. Quindi aveva aggiunto: “L’incertezza è debolezza. Ne discuterò apertamente al vertice”.
Gli alleati però non si sono lasciati sviare, e alle 18.30 hanno pubblicato il comunicato preannunciato: “Il futuro dell’Ucraina è nella Nato. Riaffermiamo l’impegno assunto al vertice di Bucarest del 2008, sul fatto che diventerà membro, e oggi riconosciamo che il suo percorso verso la piena integrazione euro-atlantica è andato oltre la necessità del Membership Action Plan.
L’Ucraina è diventata sempre più inter-operabile sul piano militare e politicamente integrata con l’Alleanza, e ha compiuto progressi sostanziali nel suo percorso di riforma”.
Quindi potrà accedere senza la lunga procedura del piano d’azione richiesto agli altri. La data però ancora non c’è: “I ministri degli Esteri Nato valuteranno regolarmente i progressi attraverso il programma nazionale annuale. Saremo in grado di estendere un invito all’Ucraina ad aderire, quando gli alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno soddisfatte”.
Zelensky, arrivato poco dopo per il comizio in piazza della manifestazione #UkraineNATO33, un bagno di folla, ha fatto buon viso a cattivo gioco: “Apprezziamo la fede riposta in noi, che speriamo si trasformi in fiducia. Fiducia nelle decisioni che meritiamo. La Nato renderà l’Ucraina più sicura e l’Ucraina renderà la Nato più forte".
Non ha ottenuto tutto, ma è andato oltre le promesse di Bucarest nel 2008. Oggi incontrerà Biden e per la prima volta si riunirà il Consiglio Nato-Ucraina, che dà a Kiev il diritto di convocare riunioni d’emergenza per la propria difesa. Inoltre è stato definito un piano per fornire garanzie di sicurezza anche fuori dal quadro dell’Alleanza, e nuovi aiuti.
Undici Paesi, guidati da Olanda e Danimarca, inizieranno nel giro di un mese l’addestramento dei piloti ucraini sui caccia F-16, in una base rumena. La Germania invierà altri 25 tank Leopard, 40 mezzi meccanizzati e due batterie di Patriot, mentre la Francia consegnerà i missili a lunga gittata SCALP da 250 km.
La speranza è che questo aiuti Kiev a compiere i progressi sul terreno necessari a costringere Putin al negoziato, anche perché con la campagna presidenziale già in corso Biden avrebbe bisogno di una soluzione diplomatica della guerra prima del voto di novembre, per non parlare del rischio che una vittoria di Trump blocchi gli aiuti a a Zelensky costringendolo alla resa.
L’invasione dell’Ucraina però ha spinto la Nato a fare progressi su diversi altri fronti, a cominciare dall’allargamento alla Finlandia e, a breve, della Svezia. Proprio l’adesione dei Paesi scandinavi ha suscitato però l’ira della Russia, che ha annunciato “misure adeguate e preventive” per garantire la propria sicurezza.
"Trarremo conclusioni a seconda di quanto velocemente e profondamente si svilupperà la Nato nel territorio di Finlandia e Svezia”, ha detto il ministro degli Esteri Lavrov, ritenendo che Helsinki e Stoccolma stiano negoziando il dispiegamento di “infrastrutture” dell’Alleanza vicino al confine con la Russia.
L’altro progresso per la Nato riguarda il rapporto con la Turchia, dopo la fine del veto sull’adesione di Stoccolma. Erdogan ha detto che ciò può rappresentare un nuovo avvio nel rapporto con gli occidentali. Il segnale, si spera, che Erdogan inizi a riconsiderare i flirt degli ultimi tempi con Putin. Dal canto suo, la Casa Bianca ha ricordato di essere sempre stata favorevole all’adesione di Ankara all’Ue, sollecitando in sostanza Bruxelles a riaprire questo capitolo.
Anche l’Italia ha ottenuto in parte soddisfazione, perché il paragrafo 22 è stato dedicato al fronte Sud: “Il vicinato meridionale della Nato, in particolare le regioni di Medio Oriente, Nord Africa e Sahel, affronta sfide interconnesse in materia di sicurezza, demografiche, economiche e politiche”. Ciò genera instabilità, “alimentando la migrazione irregolare”.
Perciò "abbiamo incaricato il Consiglio Nord Atlantico di avviare una riflessione completa sulle minacce”, per proporre rimedi al vertice del 2024. In questo quadro l’impegno ad investire il 2% del Pil nella difesa è stato elevato ad obiettivo minimo. L’Italia non ha le risorse per farlo, ma dovrà trovarle, se vuole aiuto.