Russia, il generale Ivan Popov cacciato per aver criticato i suoi superiori: “State tradendo il nostro esercito”
dal nostro inviato Daniele RaineriKIEV — La catena di comando dell’esercito russo nel sud dell’Ucraina si sta spappolando per colpa di una crisi che non ha precedenti nella storia recente della Russia. Ieri il generale Gerasimov, che da gennaio dirige le operazioni di guerra, ha rimosso dal suo incarico il generale Ivan “Spartacus” Popov, comandante della 58esima armata interforze, colpevole di avere scritto un rapporto durissimo sulla mancanza di capacità e di equipaggiamento delle truppe russe.
Gerasimov, che dopo la rivolta armata dei mercenari del gruppo Wagner del 24 giugno non può più tollerare il minimo segnale di dissenso, ha subito cacciato Popov e quello per risposta ha mandato sulla chat della 58esima armata un messaggio audio ancora più duro, nel quale accusa i superiori di tradimento e spiega ai suoi soldati – che lui chiama “gladiatori” – che stanno perdendo la guerra per colpa dei comandanti in capo.
Sembra di sentire i messaggi di Evgenij Prigozhin di aprile e maggio, con la differenza che Prigozh…
KIEV — La catena di comando dell’esercito russo nel sud dell’Ucraina si sta spappolando per colpa di una crisi che non ha precedenti nella storia recente della Russia. Ieri il generale Gerasimov, che da gennaio dirige le operazioni di guerra, ha rimosso dal suo incarico il generale Ivan “Spartacus” Popov, comandante della 58esima armata interforze, colpevole di avere scritto un rapporto durissimo sulla mancanza di capacità e di equipaggiamento delle truppe russe.
Gerasimov, che dopo la rivolta armata dei mercenari del gruppo Wagner del 24 giugno non può più tollerare il minimo segnale di dissenso, ha subito cacciato Popov e quello per risposta ha mandato sulla chat della 58esima armata un messaggio audio ancora più duro, nel quale accusa i superiori di tradimento e spiega ai suoi soldati – che lui chiama “gladiatori” – che stanno perdendo la guerra per colpa dei comandanti in capo.
Sembra di sentire i messaggi di Evgenij Prigozhin di aprile e maggio, con la differenza che Prigozhin è un faccendiere esterno che si è gettato nel business dei mercenari mentre Popov è un militare cresciuto in divisa. Difficile non sapesse che un audio così sarebbe tracimato presto dalla chat e infatti è successo. Il deputato della Duma Andrej Gurulev lo ha pubblicato su un canale Telegram e anche questo passaggio è particolare: Gurulev è un membro di Russia Unita, il partito del presidente Putin, ma è anche un ex generale e veterano di guerra che comandava la stessa 58esima armata interforze. È come se avesse voluto far arrivare al presidente il clima che si respira tra ufficiali e soldati russi.
Il generale ribelle accusa i suoi superiori in particolare di far finta di non capire che l’esercito russo schierato a reggere l’onda d’urto della controffensiva ucraina sul fronte di Zaporizhzhia manca della capacità di fare fuoco di controbatteria, una parte indispensabile della guerra: in teoria quando gli artiglieri ucraini sparano contro le postazioni russe i soldati russi dovrebbero riuscire a capire da dove hanno sparato e colpirli a loro volta. Invece le truppe russe non hanno mezzi e capacità allo stesso livello e sono più esposte al fuoco e agli attacchi missilistici.
Viene da ricordare che pochi giorni dopo il quasi golpe del 24 giugno il dittatore bielorusso Lukashenko, spiegando al suo ministro della Difesa perché avesse accettato di ospitare i mercenari del gruppo Wagner in Bielorussia, citava così – ed è una frase riportata dall’agenzia russa Tass – il presidente russo: «Putin mi ha detto: i combattimenti con il fuoco di controbatteria sono impossibili senza di loro (i mercenari Wagner)». In pratica Popov è stato punito perché ha scritto un rapporto su un problema che il presidente Putin conosce già.
Si capisce perché il generale “Spartacus” sia così scosso. Lunedì un missile Storm Shadow, consegnato dal Regno Unito all’Ucraina, ha distrutto l’hotel Dune di Berdyansk, che affaccia sulla spiaggia del mare di Azov, era stato requisito dai suoi gladiatori e trasformato nel quartier generale della sua 58esima armata interforze. Quel giorno Popov si è salvato perché non era lì, ma il missile ha ucciso il suo superiore, il generale Oleg Tsokov, numero due del Distretto militare meridionale che dirige l’invasione russa nel sud dell’Ucraina. È chiaro che gli ucraini hanno attaccato in quel momento perché disponevano di buone informazioni d’intelligence.
Nel giro di sedici giorni i soldati russi del Distretto sud hanno prima visto i mercenari della Wagner occupare armi in pugno il loro quartier generale a Rostov, in Russia, per catturare il ministro della Difesa Shoigu e il generale Gerasimov – operazione fallita ma destabilizzante – e poi hanno visto il loro secondo quartier generale, quello nell’Ucraina occupata, raso al suolo da un missile straniero che buca le difese aeree russe.
«Come oggi dicono molti comandanti di reggimento e divisione, il nostro esercito non è stato distrutto al fronte, ma è stato pugnalato alle spalle dai nostri comandanti più alto in grado, che lo hanno decapitato a tradimento nel momento più difficile», dichiara Popov nel suo messaggio. I suoi soldati in questi mesi difendono dalla controffensiva ucraina l’assortimento di fortificazioni profondo circa trenta chilometri che lui stesso ha contribuito a costruire nei mesi invernali, anche se poi per tutti è diventato la cosiddetta linea Surovikin perché prende il nome dal generale Sergei Surovikin. Ora Popov parla come un ammutinato e Surovikin è in stato di arresto in un luogo non specificato, dove è interrogato sul possibile ruolo, suo e dei suoi sottoposti, nel tentativo di golpe.