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Putin sequestra le filiali russe di Danone e Carlsberg e le trasferisce ai suoi fedelissimi

Yakub Zakriev

 

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Il nipote di Kadyrov dirigerà la seconda più grande azienda lattiero-casearia della Federazione, mentre un imprenditore vicino al presidente guiderà il birrificio Baltika della società danese. “Nessun asset occidentale e più al sicuro”
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MOSCA – Il segnale è preoccupante. Non soltanto il Cremlino ha sequestrato le sussidiarie di due aziende europee, il colosso agro-alimentare francese Danone e l’azienda danese Carlsberg, ma nel giro di un paio di giorni le ha cedute a due suoi fedelissimi. Il nipote del leader ceceno Ramzan Kadyrov, Jakub Zakriev, dirigerà la filiale russa di Danone, mentre dopo 19 anni Taimuraz Bolloev tornerà alla guida del birrificio Baltika di proprietà di Carlsberg che aveva diretto dalla sua fondazione nel 1991 fino al 2004.

Chi è Zakriev, il nipote del ceceno Kadyrov

A trentaquattro anni, Zakriev vanta già un prestigioso curriculum: sindaco di Groznyj, il capoluogo ceceno, dal 2018 al 2020, poi capo dell’amministrazione di Kadyrov, era infine stato nominato vicepremier e ministro dell’Agricoltura della Repubblica caucasica. Adesso figura come “direttore generale di Danone Russia”, la seconda più grande azienda lattiero-casearia in Russia

È di fatto un prestanome per Kadyrov che ultimamente…

MOSCA – Il segnale è preoccupante. Non soltanto il Cremlino ha sequestrato le sussidiarie di due aziende europee, il colosso agro-alimentare francese Danone e l’azienda danese Carlsberg, ma nel giro di un paio di giorni le ha cedute a due suoi fedelissimi. Il nipote del leader ceceno Ramzan Kadyrov, Jakub Zakriev, dirigerà la filiale russa di Danone, mentre dopo 19 anni Taimuraz Bolloev tornerà alla guida del birrificio Baltika di proprietà di Carlsberg che aveva diretto dalla sua fondazione nel 1991 fino al 2004.

Chi è Zakriev, il nipote del ceceno Kadyrov

A trentaquattro anni, Zakriev vanta già un prestigioso curriculum: sindaco di Groznyj, il capoluogo ceceno, dal 2018 al 2020, poi capo dell’amministrazione di Kadyrov, era infine stato nominato vicepremier e ministro dell’Agricoltura della Repubblica caucasica. Adesso figura come “direttore generale di Danone Russia”, la seconda più grande azienda lattiero-casearia in Russia

È di fatto un prestanome per Kadyrov che ultimamente si è interessato alle risorse alimentari occidentali perché avrebbero volumi di vendita e margini di profitto stabili. Già lo scorso ottobre l’imprenditore ceceno Valid Korchagin a lui vicino aveva assunto il 21% di Stars Coffee, il marchio che ha soppiantato Starbucks in Russia.

Chi è Bolloev, fedelissimo di Putin e dei suoi consiglieri

Il settantenne Bolloev, invece, è vicinissimo a Putin e a due suoi fedelissimi, Jurij Kovalchuk e Arkadij Rotenberg. Aveva fondato il birrificio Baltika nel 1991 nell’allora Leningrado, oggi San Pietroburgo. Due anni dopo, lo aveva ceduto a investitori stranieri: un affare supervisionato da Putin, allora vicesindaco della città.

Aveva poi fondato l’azienda di abbigliamento Btk Group che nel 2021 è diventata unica fornitrice di abbigliamento per l’esercito russo e, dal 2009 al 2011, aveva diretto la società statale Olimpstroj creata per costruire le strutture per le Olimpiadi invernali di Sochi.

Ma i suoi legami col potere non finiscono qui. Insieme a Putin e a Rotenberg, Bolloev è un membro del comitato direttivo del club di judo Javara-Neva di San Pietroburgo e detiene il 10% delle azioni dell’aeroporto Gelendzhik, di cui Rossija Bank di Kovalchuk possiede un altro 40%. Oggi Baltika produce alcuni dei marchi di birra più riconoscibili in Russia e conta 8.400 dipendenti in otto stabilimenti.

Le aziende occidentali che lasciano la Russia

Secondo diverse fonti, Danone e Carlsberg erano tra le migliaia di aziende occidentali che volevano lasciare la Russia dopo l’offensiva contro l’Ucraina. Ma se all’inizio le cessioni erano relativamente facili, adesso le condizioni sono diventate più onerose e arbitrarie.

Il Cremlino richiede che le aziende di Paesi “ostili” vendano con uno sconto del 50% rispetto al valore di mercato e diano un “contributo volontario” pari al 5-10% dei proventi al bilancio della Russia. E se operano nei settori energetico e finanziario, devono ottenere anche l’approvazione di una sottocommissione governativa e dello stesso Putin.

Danone e Carlsberg erano comunque in trattativa con acquirenti corrispondenti ai loro “criteri etici” per preservare il loro modello e limitare le loro perdite finanziarie. Danone, in particolare, aveva selezionato tre nomi su oltre 40 potenziali acquirenti ed era in procinto di annunciare la vendita. Aveva pianificato di subire una perdita fino a 1 miliardo di euro.

Carlsberg invece stava per vendere, secondo a diverse fonti, ad Arnest, uno dei principali produttori di imballaggi metallici e aerosol in Russia. Ma domenica sera i negoziati di entrambi sono stati di fatto sabotati quando Vladimir Putin ha improvvisamente deciso di sequestrare per decreto le due aziende.

Danone ha affermato di “prepararsi a prendere tutte le misure necessarie per proteggere i propri diritti di azionista”, mentre Carlsberg ha definito l’esproprio “inaspettato” e annunciato un ricorso legale.

Il precedente di aprile

Non sarebbe un caso che le due aziende finite nel mirino siano del settore agroalimentare. Si tratta di un settore controllato dal ministro dell’Agricoltura Dmitrij Patrushev, figlio di Nikolaj Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, ex spia ed ex capo dell’Fsb.

Lo scorso aprile Putin aveva affidato per decreto al governo federale il controllo temporaneo degli asset russi di due società energetiche straniere, la filiale russa della finlandese Fortum Oyj e Unipro, divisione russa della più grande azienda energetica tedesca, Uniper Se con base a Düsseldorf, tra le finanziatrici del progetto Nord Stream 2, nonché sussidiaria di Fortum prima che lo scorso settembre venisse nazionalizzata dal governo tedesco.

Lo scorso mese, inoltre, il leader del Cremlino aveva emesso una legislazione che consente di rubare i beni delle società occidentali ritenute “cattive”. “Diciamo addio a quelle aziende. E quello che facciamo con le loro risorse dopo è affar nostro”, aveva commentato il suo portavoce Dmitrij Peskov.

In aprile però il provvedimento aveva coinvolto due aziende possedute da “Stati ostili”, come Mosca definisce i Paesi che hanno imposto sanzioni contro la Russia dopo l’offensiva contro l'Ucraina. E, in un certo senso, si trattava di una “misura speculare” perché ad esempio la Germania, proprietaria di Uniper, aveva posto i beni locali di Gazprom sotto il controllo statale. Era stata inoltre motivata anche con considerazioni sulla sicurezza delle reti energetiche.

Il segnale preoccupante

Baltika e Danone Russia, invece, non sono di proprietà di Stati “ostili”, ma di investitori privati, che producono beni di consumo relativamente innocui. E se Baltika è passata sotto il controllo del suo ex direttore a lungo termine, il trasferimento di Danone Russia al nipote di Kadyrov non lascia dubbi. Il Cremlino toglie all’Occidente per distribuire il bottino tra i suoi sostenitori.

La loro nazionalizzazione, commenta la newsletter economica russa The Bell, “ha aperto un nuovo e probabilmente l’ultimo capitolo nella storia degli affari occidentali nella Russia post-sovietica: un’aperta espropriazione nell'interesse delle strutture scelte dal Cremlino”.

Aleksandra Prokopenko, studiosa del Carnegie Russia Eurasia Center ed ex funzionaria della Banca Centrale, avverte: “Nessun asset occidentale è più al sicuro in Russia”.

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