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Cambogia, Hun Sen dopo 38 anni al potere si prepara alle elezioni con la certezza di vincerle ancora

Hun Sen

 (reuters)
Urne aperte domenica per eleggere i 125 deputati dell’Assemblea nazionale. Con il principale partito d’opposizione messo fuori gioco l’esito sembra già scritto
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PECHINO - Dopo trentotto anni al potere, l’immortale Hun Sen si prepara alle elezioni: con la certezza di vincerle ancora. E ha già pronto il suo successore: suo figlio. La Cambogia va alle urne domenica per eleggere i 125 deputati dell’Assemblea nazionale. Un voto dall’esito già scritto, un déjà vu delle elezioni di cinque anni fa: il principale partito dell’opposizione messo fuori gioco, i critici arrestati e costretti a tacere, i media scomodi chiusi. Una farsa.

Il regno di Hun Sen, il 70enne ex comandante dei khmer rossi, leader del Partito popolare cambogiano, dura dal 1985: tra i primi ministri in carica per più tempo al mondo. Dopo il voto ha già affermato di voler passare il comando al figlio, Hun Manet, "in tre o quattro settimane" ha dichiarato Hun Sen in un'intervista alla televisione cinese: a dimostrazione di come ormai in Cambogia il ricambio dei vertici non sia più un esercizio di democrazia, ma una questione quasi dinastica. 

A maggio, sfruttando …

PECHINO - Dopo trentotto anni al potere, l’immortale Hun Sen si prepara alle elezioni: con la certezza di vincerle ancora. E ha già pronto il suo successore: suo figlio. La Cambogia va alle urne domenica per eleggere i 125 deputati dell’Assemblea nazionale. Un voto dall’esito già scritto, un déjà vu delle elezioni di cinque anni fa: il principale partito dell’opposizione messo fuori gioco, i critici arrestati e costretti a tacere, i media scomodi chiusi. Una farsa.

Il regno di Hun Sen, il 70enne ex comandante dei khmer rossi, leader del Partito popolare cambogiano, dura dal 1985: tra i primi ministri in carica per più tempo al mondo. Dopo il voto ha già affermato di voler passare il comando al figlio, Hun Manet, "in tre o quattro settimane" ha dichiarato Hun Sen in un'intervista alla televisione cinese: a dimostrazione di come ormai in Cambogia il ricambio dei vertici non sia più un esercizio di democrazia, ma una questione quasi dinastica. 

A maggio, sfruttando un cavillo tecnico, Hun ha fatto bandire il principale partito dell’opposizione. Ce ne sono altri 17 sulla scheda elettorale, ma sono così piccoli da essere irrilevanti. Uno dei suoi maggiori oppositori, Kem Sokha, è agli arresti domiciliari in attesa dell’appello contro una condanna a 27 anni per “tradimento”. L'altro leader dell'opposizione, Sam Rainsy, vive in esilio in Francia: se rientra in Cambogia rischia l’ergastolo. La legge elettorale è stata appena modificata: chi non andrà a votare domenica non potrà candidarsi alle prossime elezioni. L’ultimo organo di stampa libero, Voice of Democracy, è stato chiuso.

“Contemporaneamente si è assistito a un'intensa repressione dei media e della società civile cambogiana, un tempo piuttosto vivaci e aperti anche in un ambiente autoritario”, nota Joshua Kurlantzick del Council on Foreign Relations.

"Le autorità cambogiane hanno passato gli ultimi cinque anni a fare a pezzi ciò che resta dei diritti alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di associazione. In Cambogia è in atto una crescente repressione dei diritti umani. Molte persone si sentono costrette a partecipare a queste elezioni nonostante il loro partito di riferimento non sia sulla scheda elettorale”, denuncia Amnesty International.

Il regno cambogiano rimane uno dei Paesi più poveri dell’Asia. Sempre più legato alla sfera di influenza di Pechino. Le sanzioni dell’Ue sul commercio e quelle statunitensi su alcuni membri della sua cerchia, non toccano Hun, che ha trovato nella Cina un vitale sostenitore.

L'influenza cinese in Cambogia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, con i rapporti che si sono rafforzati sul piano economico, politico e militare. Oltre il 90% degli investimenti diretti esteri nel 2022 sono stati cinesi. Da anni si vocifera che i due Paesi abbiano stretto un accordo segreto per consentire all’Esercito popolare di liberazione cinese di usare una parte della base cambogiana di Ream. I rapporti tra Cambogia e Usa sono tesi dal 2019, proprio da quando Pechino firmò quel presunto accordo segreto di cui nega l’esistenza. Già nel 2016 Phnom Penh condusse la sua prima esercitazione militare con la Cina, interrompendo l’anno successivo quelle con Washington.

Nato nel 1952, durante il regime di Pol Pot, Hun Sen combatte prima con i khmer rossi per poi fuggire come disertore in Vietnam nel 1977. Rientrato nel Paese, diventa ministro degli Esteri. Nell’85 assume la carica di premier. Perde le elezioni del ’93 ma rimane al potere - in tandem - col principe Norodom Ranariddh. Principe che verrà estromesso quattro anni più tardi da un colpo di Stato che riporta Hun alla leadership solitaria.

Se dalle elezioni di domenica non ci si aspetta nessuna novità, gli occhi saranno puntati invece sul figlio di Hun, indicato come successore del padre. Diplomato all'accademia militare americana di West Point e con un dottorato in economia all'Università di Bristol, il 45enne Hun Manet, comandante dell’esercito reale, ha scalato i ranghi del partito al potere. Molti dubitano sulle sue capacità di leader. Tutto sommato, forse, non importa. L’immortale Hun Sen saprà guidarlo dietro le quinte.

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