Hun
Sen, l'uomo che rischia di far precipitare nuovamente la Cambogia in un
baratro, è nato in una famiglia di poveri contadini il 4 aprile
1951. Pareva destinato all'anonimato fino alla conquista del potere da
parte dei guerriglieri maoisti khmer rossi, con cui combattè per
rovesciare il regime filoamericano del generale Lon Nol, che a sua volta
aveva destituito l'allora capo di stato Norodom Sihanouk, poi divenuto
re.
Dopo l'ingresso a Phnom Penh dei khmer rossi il 17 aprile 1975, di Hun
Sen si perdono le tracce e nessuno sa con certezza che ruolo svolse nel
regno del terrore instaurato da Pol Pot e costato la vita a due milioni
di cambogiani. Poi, afferma la sua storiografia, abbandonò i khmer
rossi nel 1977 riparando in Vietnam e ritornando in Cambogia con le truppe
di invasione di Hanoi che nel 1979 rovesciarono il sanguinario regime del
"fratello numero uno". Nel governo-fantoccio della Repubblica
Popolare di Kampuchea instaurato dagli occupanti vietnamiti, Hun Sen divenne
prima ministro degli esteri nel 1979 e poi primo ministro nel 1985.
Dapprima ignorato dalla comunità internazionale, ne acquistò
in seguito l'apprezzamento per i negoziati avviati con la guerriglia antivietnamita,
guidata da Sihanouk ma dominata dai khmer rossi, conclusisi con gli accordi
di pace parigini del 1991. Alle elezioni che seguirono nel 1993 sotto il
controllo delle Nazioni Unite, il maggior numero di voti andarono al partito
monarchico Funcinpec di Norodom Ranariddh, uno dei figli di Sihanouk, ma
Hun Sen minacciò una nuova guerra civile se il suo Partito del Popolo
Cambogiano (Cpp) non fosse stato amesso al governo.
La coalizione guidata dal "primo" primo ministro Ranariddh
e dal "secondo" primo ministro Hun Sen mostrò subito la
sua fragilità. Hun Sen, accentrato praticamente tutto il potere
nelle sue mani, è diventato il vero padrone della Cambogia, a scapito
di Ranariddh, impotente ad arginare l'invadenza del rivale. I pessimi rapporti
tra i due premier sono precipitati dopo l'annuncio della cattura di Pol
Pot il mese scorso e la disintegrazione degli ultimi khmer rossi non ancora
arresisi al governo.
Quando Ranariddh ha rivelato l'esistenza di negoziati col "primo
ministro" khmer rosso Khieu Samphan, per trasformarlo in alleato politico
alle elezioni previste a maggio dell'anno prossimo in cambio dell'arresto
e della consegna di Pol Pot, Hun Sen, temendo di restare in minoranza,
ha dichiarato quei negoziati illegali e ieri ha sferrato l'offensiva.
(28 luglio 1997)
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La
prima
intervista
dal 1979
La "carriera"
di Pol Pot
La tragedia
cambogiana
DALL'ARCHIVIO
DI Repubblica.it
Il processo
al dittatore
Hun
Sen
Ranariddh
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